Il nodo Palermitano della Rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro con questo blog intende creare uno spazio libero di informazione di classe aperto a tutti coloro che ((consapevoli della continua strage di lavoratori morti sul e per il lavoro)) vogliano contribuire alla lotta -- BASTA MORTI E INFORTUNI IN NOME DEL PROFITTO T -- PADRONI ASSASSINI PAGHERETE CARO . PADRONI ASSASSINI PAGHERETE TUTTO -- per un contatto diretto 338-3342733 o 338- 7708110 oppure retesicurezzalavorosicilia@gmail.com

mercoledì 3 ottobre 2012

SCUOLE SENZA SICUREZZA


ROMA - Una scuola su 5 (20,7%) non è sicura, mentre una su tre (36%) - quanto a sicurezza - rasenta appena la sufficienza. Lo rileva il “Rapporto su sicurezza, qualità e comfort degli edifici scolastici” di Cittadinanzattiva, svolto su un campione di 111 istituti italiani, da Nord a Sud. Dal rapporto, presentato ieri a Roma, emerge che il 21% degli edifici ha uno stato di manutenzione inadeguato. Interventi di tipo strutturale sono stati richiesti dal 45%, ma in più della metà dei casi (58%) non c'é stata risposta da parte dell'ente proprietario.

Solo una scuola su quattro (24%) è in regola con le certificazioni di sicurezza, il 59% è a rischio sismico, il 23% ha accessi comunicanti direttamente con la strada, il 78% non ha porte con apertura antipanico e il 54% non ha un ascensore. Più della metà delle aule (57%) - si legge nel rapporto - ha le finestre rotte, il 49% è senza tapparelle o persiane; in un'aula su 4 sono presenti segni di fatiscenza, come umidità, muffe, infiltrazioni d'acqua oltre che distacchi di intonaco visibili in un'aula su 10 (14%). Le aule devono inoltre fare i conti con barriere architettoniche (11%) e pavimenti sconnessi (10%), che ostacolano gli studenti con disabilità, e con il sovraffollamento: una classe su 4 del campione ha più di 25 alunni. Mancano infine le palestre (non ci sono nel 46% degli edifici) e in un terzo dei casi i cortili sono usati come parcheggio.

Secondo lo stesso rapporto, poi, solo un istituto scolastico su tre (circa il 30%) non ha un’aula computer. Mentre “si annuncia la scuola 2.0” - osserva l'associazione - e si attende la rivoluzione digitale tra i banchi, la strumentazione manca in un terzo degli edifici. Assenti, tra gli altri, anche mense e biblioteche: le ospitano rispettivamente un edificio su tre e uno su due.

“L'emergenza edilizia scolastica deve essere affrontata con interventi strutturali: è decisivo fare una scelta. I soldi sono quelli che sono, se c'é la volontà di porre la scuola al vertice delle preoccupazioni i pochi fondi si destinino a questo tipo di intervento”, ha ha detto il capo dipartimento della Protezione civile, Franco Gabrielli, in occasione della presentazione a Roma del rapporto di Cittadinanzattiva.

La crisi economica, ha sottolineato Gabrielli, fa capire che “non si può più spendere più di quanto si ha. Come avviene in famiglia, anche con le finanze pubbliche bisogna fare una scelta” e decidere su cosa investire.

RIFIUTI PERICOLOSI A CARINI


Si tratta di quelle notizie che raramente raggiungono il grande pubblico, ma che rappresentato le mille situazioni di pericolo diffuse sul territorio nazionale

***

Rifiuti pericolosi a Carini

Area posta sotto sequestro

Sequestrata nel rione Sofia vicino al cimitero di Carini un’area di cinque mila metri quadrati contenente seimila metri cubi di rifiuti sotterrati. Grossi cumuli di materiale pericoloso che ha innalzato il livello del terreno. Il sequestro è stato disposto dalla procura della Repubblica. Un accumulo spaventoso di rifiuti pericolosi.
“Sono in corso indagini per individuare chi ha trasformato quest’area in discarica abusiva, i responsabili - dice Marco Venuti comandante della polizia municipale. La pena può arrivare nei casi più gravi all’arresto da sei mesi a due anni e all’ammenda da 2.600 euro a 20.000 euro se si tratta di rifiuti pericolosi.”
Spetterà adesso agli agenti fare eseguire la caratterizzazione del terreno per stabilire tempi e modi per bonificare il terreno.

Gds 1 ottobre 2012

Gli infortuni mortali sul lavoro diminuiti del 40% in 2 anni


Secondo i dati ufficiali dell'Inail che non sono mai completamente veri e a questa situazione comunque va aggiunto il commento riportato alla fine dell'articolo, e cioè che uno dei motivi non dichiarati è la diminuzione della produzione: meno lavoro, minori possibilità di infortuni

****
Formazione adeguata con corsi accreditati
Istituita un’apposita Commissione di verifica

Palermo – E’ diminuito del 40% in Sicilia, in appena due anni, il numero degli infortuni mortali sul lavoro: 87 sono stati i casi registrati nel 2009 e 56 quelli nel 2011 (fonte dati Inail).

Il dato è anche frutto delle iniziative, promosse dall’assessorato regionale della Salute, avviate con lo scopo di garantire la sicurezza nei luoghi di lavoro. Iniziative che hanno preso il via con il Piano regionale straordinario per la tutela della salute e la sicurezza 2010-2012.
Con un decreto già pubblicato sulla Gazzetta ufficiale, l’assessorato regionale della Salute punta ulteriormente sulla formazione, che assume un ruolo strategico per l’abbattimento degli infortuni e la prevenzione delle malattie professionali.
Il decreto recepisce gli ultimi tre accordi presi in Conferenza Stato-Regioni e detta le nuove linee guida per una migliore organizzazione, efficienza ed efficacia dei Corsi di formazione sia per datori di lavoro sia per dirigenti, preposti e lavoratori.
Presso il Dipartimento attività sanitarie sarà istituito l’Elenco regionale di soggetti formatori nel quale saranno inseriti tutti coloro che dimostreranno di possedere le caratteristiche e i requisiti per potere erogare un’adeguata formazione.
Per quanto riguarda la formazione di lavoratori, dirigenti e preposti sarà anche istituito l’Elenco regionale degli Organismi paritetici e degli Enti bilaterali. In questo modo si renderà più agevole ai datori di lavori, l’individuazione degli Organismi ai quali dovranno rivolgersi per l’attività di collaborazione prevista dalla normativa vigente.
Pe la valutazione dei suddetti requisiti è stata creata una Commissione costituita da dirigenti regionali, dirigenti delle Asp e dell’Inail e da rappresentanti dei datori di lavoro e dei lavoratori.
Le disposizioni contenute nel nuovo decreto permetteranno di verificare la correttezza formale e sostanziale nell’attuazione di tutte le fasi dei corsi di formazione, dall’avvio degli stessi alle verifiche di apprendimento.
L’altro motivo che la regione però non dichiara è la diminuzione della produzione. Meno lavoro, minori possibilità di infortuni.

Quotidiano di Sicilia
21 settembre 2012

Denuncia e proposta del procuratore Guariniello

Il festival di Piacenza
Sicurezza lavoro a caccia di certezze

Una Procura nazionale per la sicurezza del lavoro e una banca dati sanitaria centralizzata per lo screening induttivo delle malattie professionali. Raffaele Guariniello, tra gli ospiti della seconda giornata del Festival del diritto, rilancia l’idea di un’unica regia per perseguire reati a bassa sensibilità sociale (almeno prima delle inchieste Eternit e Thyssenkrupp) ma ad alto impatto sulla salute, e aggiunge l’ipotesi di una rete di raccolta dati sulle cause dei decessi.

A convincere il magistrato torinese ad adottare il modello “centralizzato” delle investigazioni sono vari motivi: “Ci sono aree del Paese, per esempio la Calabria – ha detto Guariniello – dove gli infortuni sul lavoro non sono perseguiti (un ufficio ne ha trattati 21 in 10 anni). Il motivo? I medici non segnalano i fatti per paura di ritorsioni , così la gestione della persona infortunata passa all’uomo d’onore. È così che si rispetta la dignità umana del cittadino?”. E la storia Thyssen – gli operai morti nel tragico incendio del 2007, ndr -  dimostra che è possibile fare indagini molto complesse in tre soli mesi, dando giustizia alle vittime senza temere la prescrizione. Ma a Torino è stato possibile – ha detto il magistrato – solo perché lavoriamo in pool specializzati. In quante delle 120 procure del Pese è possibile coltivare risorse professionali per perseguire reati così complessi?” C’è poi anche il tema delle sedi periferiche delle grandi aziende: “Possibile che, di fronte ai medesimi standard di violazione di norme, due o più procure arrivino a risultati spesso antitetici?”

Guariniello chiederà al Governo anche di sperimentare il sistema-Torino dei data base sanitari: “In 15 anni abbiamo analizzato 26.690 referti per patologie “sintomatiche”: ricostruendo la carriera di questi lavoratori abbiamo innescato 16.639 inchieste. Senza la banca dati quelle persone sarebbero morte e dimenticate senza lasciare traccia”.

Il sole 24 ore
29 settembre 2012

martedì 2 ottobre 2012

Aggiornamento morti sul lavoro in Italia


Da 5 anni l'Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro  fa il monitoraggio dei lavoratori che muoiono
sul lavoro, e ogni anno si assiste a toni trionfalistici sull'andamento di cadutisullavoro.blogspot.comqueste morti che calano in continuazione.  In realtà i morti *SUI LUOGHI DI LAVORO*, quelli che si possono sicuramente annoverare tra le morti sul lavoro salgono tutti gli anni. In questi 5 anni solo tra il 2009 e il 2010 c'è stato un leggero calo delle vittime *SUI LUOGHI DI LAVORO*, Come spiegare allora queste differenze? Le statistiche ufficiali, per ragioni contributive, mettono insieme i morti sui luoghi di lavoro e quelli che muoiono sulle strade e in itinere, che sono considerati a tutti gli effetti morti sul lavoro, e in per davvero in itinere registriamo un calo che abbassa il numero totale di morti, mentre se si prende in esame solo i morti sui LUOGHI DI LAVORO le vittime aumentano, questo casa vuol dire? Che in realtà sui luoghi di lavoro, non c'è maggiore attenzione per la prevenzione, ANZI..... La crisi ha prodotto anche minore attenzione per questo fenomeno. Tra l'altro intere categorie di lavoratori non vengono "conteggiate" tra le morti sul lavoro, ma questo non vuol dire che queste vittime, solo perchè non dispongono di una certa assicurazione non si devono considerare morti sul lavoro. Anche tantissimi lavoratori che muoiono in nero risultano "invisibili" e non vengono aggiunti tra le morti sul lavoro. La crisi pesantissima ha prodotto un abbassamento delle tutele sulla *Sicurezza,* soprattutto in piccole e piccolissime aziende, ed è per questo che nonostante il numero dei disoccupati sia aumentato
esageratamente non si assiste anche quest'anno ad un calo consistente di lavoratori che muoiono lavorando. Carlo Soricelli

Dal primo gennaio ad oggi 2 ottobre sono morti SUI LUOGHI DI LAVORO 469 lavoratori ( tutti documentati). Sono oltre 930 dall'inizio dell'anno se si aggiungono i lavoratori deceduti in itinere o sulle strade. L'Osservatorio considera "morti sul lavoro" tutte le persone che perdono la vita mentre svolgono un'attività lavorativa, indipendentemente dalla loro posizione assicurativa e dalla loro età. Molte vittime non hanno nessuna assicurazione e muoiono lavorando in "nero".

I MORTI SUI LUOGHI DI LAVORO PER CATEGORIA.
Il 33,9% delle vittime sono in agricoltura, di queste la metà schiacciate dal trattore (85 dall'inizio dell'anno). Edilizia 28,% sul totale, in questa categoria quasi il 30% delle morti è causata da cadute dall’alto. Industria 16,1%, quest'anno quasi la metà di queste morti sono state provocate dal terremoto in Emilia. Servizi 5,8%. Autotrasporto 5,1%, Il 3% Esercito Italiano (Afghanistan). Il 2,7% nella Polizia di Stato (tutte le morte causate in servizio sulle strade). Il 13,3% dei morti sui luoghi di lavoro sono stranieri. Eta' delle vittime: il 4,9% hanno meno di 29 anni, dai 30 ai 39 anni il 14,1%, dai 40 ai 49 anni il 24,48%, dai 50 ai 59 anni il 15,7%, dai 60 ai 69 anni il 9,5%, il 12,8% ha oltre 70 anni. Del 16,5% non siamo a conoscenza del’età.

Morti sui luoghi di lavoro nelle regioni e province.

La Lombardia ha 57 morti e la provincia di Brescia con 17 morti risulta prima in questa triste classifica assieme alla provincia di Torino, se si esclude la provincia di Modena che ha tantissimi lavoratori morti per il terremoto, come negli ultimi anni Brescia è sempre ai vertici delle province con più morti sui luoghi di lavoro, provincia di Bergamo 7, como, Lecco e Lodi 2, Mantova 5, Milano 5, Pavia, Sondrio 4, Varese 6, monza 3. Emilia Romagna 53 morti compresi i lavoratori deceduti sotto le macerie del terremoto del 20 e 29 maggio, province di Modena 17 morti, di Ferrara 8, Bologna 8 morti, Reggio Emilia 5 morti, Forlì Cesena e Piacenza 4 morti, Parma 3 morti, Rimini e Ravenna 2. Piemonte 33 morti, la provincia di Torino risulta in questo momento con 17 vittime la prima in Italia per numero di morti sui luoghi di lavoro, di Cuneo 7 morti, 3 morti Alessandria e Novara, 2 morti Asti, 1 morto Verbania e Vercelli. Sicilia 33 morti, con la provincia di Catania con 6 morti, di Palermo e Trapani 5 morti, Agrigento e Messina 4 morti, Caltanisetta 3 morti, Enna Ragusa e Agrigento 2 morti. Campania 32 morti, provincia di Salerno 12 morti, di Avellino 9 morti, Benevento 6 morti, Napoli 4 morti, Caserta 1 morto. Toscana 30 morti (37 con i morti in mare sulla Costa Concordia affondata sulle coste dell' isola del Giglio), dei due fratelli del peschereccio affondato al largo di Livorno e di un sub), la provincia Firenze 5 morti, di Livorno e Pisa 5 morti Grosseto e Massa Carrara 4 morti, 4 morti Arezzo, 2 morti Lucca, Siena e Prato 1 morto. Veneto 28 morti con le province di Verona e Treviso 6 morti, di Padova 5 morti, Vicenza, 4 morti, Belluno 3 morti, Rovigo 2 morti, Venezia 1 morto. Abruzzo 22 morti con la province di Chieti con 10 morti, di Pescara 8 morti, Teramo 3 morti, L’Aquila 2 morti. Lazio 21 morti provincia di Roma 9 morti, di Frosinone 6 morti, Viterbo 5 morti, Latina 1 morto. Puglia 20 morti, provincia di Bari 10 morti, Brindisi e Foggia 4 morti, Lecce 2 morti, Bat 1 morto. Calabria 18 morti, provincia di Reggio Calabria 5 morti, di Catanzaro 4 morti, Cosenza e Vibo Valentia 3 morti, Crotone 2 morti. Trentino Alto Adige 16 morti, provincia di Bolzano 10 morti, di Trento 6 morti.
Liguria 15 morti, provincia di Genova 7 morti, di Savona 4 morti, Imperia e La Spezia 2 morti. Friuli Venezia Giulia 12 morti, provincia di Pordenone 4 morti, Udine e Gorizia 3 morti, Trieste 2 morti. Marche 10 morti, provincia di Ancona 5 morti, Macerata 3 morti, Pesaro Urbino e Ascoli Piceno 1 morto. Umbria 9 morti, provincia di Perugia 8 morti, di Teramo 1 morto. Sardegna 10 morti, 4 morti nella provincia di Nuoro, 2 morti in provincia di Oristano, 1 morto Carbonia Iglesias, Medio Campisano, Ogliastra e Sassari. Basilicata 6 morti, 4 morti nella provincia di Matera, di Potenza 2 morti. Molise 4 morti, provincia di Campobasso 3 morti, 1 morto in provincia di Isernia. Val D'Aosta, Aosta 1 morto.

Non sono segnalati a carico delle province i lavoratori morti sul lavoro che utilizzano un mezzo di trasporto e i lavoratori deceduti in autostrada: agenti di commercio, autisti, camionisti, ecc.. e lavoratori che muoiono nel percorso casa-lavoro / lavoro-casa. La strada può essere considerata una parentesi che accomuna i lavoratori di tutti i settori e che risente più di tutti gli altri della fretta, della fatica, dei lunghi percorsi, dello stress e dei turni pesanti in orari in cui occorrerebbe dormire, tutti gli anni sono percentualmente dal 50 al 55% di tutti i morti sul lavoro. Purtroppo è impossibile sapere quanti sono i lavoratori pendolari sud-centro nord, centro-nord sud, soprattutto edili meridionali che muoiono sulle strade percorrendo diverse centinaia di km nel tragitto casa-lavoro, lavoro-casa. Queste vittime sfuggono anche alle nostre rilevazioni, come del resto sfuggono tanti altri lavoratori, soprattutto in nero o in grigio che muoiono sulle strade. Tutte queste morti sono genericamente classificate come "morti per incidenti stradali"

Nel 2011 ci sono stati più di 1170 morti, di cui 663 sui luoghi di lavoro + 11,6% sul 2010. Per approfondimenti sui lavoratori morti per infortuni sul lavoro nel 2011 andare nella pagina dell'1 -1 e 3- 1 del 2011 dell'Osservatorio. Ci sono cartine geografiche con il numero di morti sui luoghi di lavoro per ciascuna provincia italiana e grafici inerenti all'età, professione e nazionalità dei lavoratori vittime d'infortuni mortali.

POLICLINICO DI PALERMO: Crolla l’intonaco, boato e paura in Chirurgia generale


POLICLINICO. Intervento immediato per rimettere il controsoffitto
Crolla l’intonaco, boato e paura in Chirurgia generale
Crolla un pezzo di intonaco al Policlinico e si trascina un controsoffitto di metallo, è sera e il boato lo percepisce solo il portiere del complesso Chirurgia generale – Trapianti d’organo e chirurgia urgente.
Allarme immediato, nel giro di pochi minuti arrivano medici e dirigenti con il capo dell’ufficio tecnico Ferdinando Di Giorgi: dopo poche ore gli operai sono al lavoro e già da stamattina tutto rientra, i pannelli murali sono loro posto, anche se non tutti, e le macerie sparite.
“Un episodio che è stato fronteggiato in tempi rapidi – spiega Di Giorgi – il crollo non ha causato gravi danni, non ha coinvolto persone e non ha interferito con il normale funzionamento dei padiglioni universitari in quanto è avvenuto in un corridoio attraverso il quale si accede agli uffici e dove non è previsto un passaggio frequente di utenti”.
Ore 22 e 30 di giovedì in Chirurgia generale la caduta dell’intonaco del solario si porta dietro il controsoffitto metallico sottostante e il portiere arriva di corsa.
Al telefono viene chiamato DI Giorgi, sopralluogo e la disposizione del divieto di transito per tutta la mattinata di ieri. È lui che racconta le modalità di intervento di messa in sicurezza e i motivi che hanno causato il distacco. “Abbiamo rimosso i pannelli che coprono le condutture dei servizi – continua Di Giorgi – e verificato che il distacco non può essere considerato sorprendente vista l’epoca della struttura che è realizzata con il calcestruzzo del 1934, ai tempi in cui è stato realizzato il Policlinico universitario.”
Il grande intervento sul Policlinico è già stato predisposto. Dopo anni di attesa “è un grande appalto che rivoluzionerà il complesso universitario, lavori da 39 milioni già assegnati”.
Per il crollo dell’intonaco in Chirurgia gli operai sono intervenuti ieri alle 15 e in serata è stato tolto il divieto di transito.

Gds
29 settembre 2012

lunedì 1 ottobre 2012

Forestale muore mentre tenta di spegnere un rogo, è il secondo ques'anno


Giornale di Sicilia Online: Forestale muore mentre tenta di spegnere un rogo


01/10/2012 9.04.00
Giuseppe Perri, 55 anni, si è accasciato a terra, forse per un infarto, mentre interveniva nell'incendio della Valle dell'Imera. E' la seconda tragedia di quest'anno

PIETRAPERZIA. E’ morto, forse per un arresto cardiaco, mentre difendeva la sua terra da un incendio. Giuseppe Perri, 55 anni di Barrafranca, faceva parte della Sab, Squadra antincendio boschivo. Sposato, con due figli, Perri è la seconda vittima della Forestale quest’anno: ad agosto era morto un operaio di Castronovo di Sicilia.
Al momento del decesso, Perri stava intervenendo insieme alla sua squadra nella riserva orientata della Valle dell’Imera meridionale per spegnere un incendio che stava divorando alcune specialità florovivaistiche della zona. Dopo circa un’ora di lavoro, Perri si è accasciato per terra. I suoi compagni di lavoro sono accorsi immediatamente in suo aiuto e lo hanno trasportato alla Residenza sanitaria assistenziale, di via Sant’Orsola, a Pietraperzia. L’équipe del 118, guidata dal dottore Eduardo Campione, ha tentato inutilmente di salvarlo tramite respirazione bocca a bocca e defibrillatore. Sul posto sono arrivati i carabinieri della stazione locale e il comandante della Forestale, distaccamento di Pietraperzia, ispettore superiore Filippo Emma. «Lascerà un grande vuoto fra di noi», ha commentato Emma.

domenica 20 settembre 2009

Solidarietà al lavoratore della forestale Luigi Pirino

Luigi Pirino, operario precario della forestale siciliana che viene impiegato per 101 giorni all’anno rimanendo in cassa integrazione per il resto del periodo dell’anno, è stato licenziato dal Dipartimento Foreste della Regione Siciliana per “infedeltà all’azienda” e per “denigrazione”.

Il tutto nasce l’8 agosto di quest’anno quando il Pirino assiste alla morte di un collega, travolto da un mezzo, mentre cercavano di spegnere un incendio a Niscemi (CL).

L’operaio dopo l’incidente denunciò alla stampa il fatto che non si disponeva di dispositivi e procedure di sicurezza. Licenziato in tronco ricorre al giudice del lavoro.E' stato licenziato perchè ha avuto il coraggio di dire che nellaforestale siciliana non c'è sicurezza per i lavoratori.

I sindacati non avrebbero affrontato la questione in maniera giusta e l'operaio si è rivolto ad un avvocato che ora presenterà ricorso al Giudice del Lavoro.
A dare la notizia è un servizio video trasmesso dall'emittente televisiva TG10 di Gela in provincia di Caltanisetta.
http://www.youtube.com/watch?v=R9sTtzG9yPQ&feature=player_embedded

ultime sul processo all'Ilva

comunicato
per il 30 settembre è fissata l'udienza preliminare del processo per la mortedi Antonino Mingolla, avvenuta il 18 aprile 2006, operaio dell'appalto Ilva,deceduto soffocato dal monossido di carbonio.Questo processo avviene decisamente troppo tardi ed è esso stesso un atto diaccusa innanzitutto verso i tempi della giustizia. Non è possibile accettarené per i familiari, né per tutti coloro che lottano contro le morti sullavoro che per arrivare solo all'udienza preliminare, ci debba volere labellezza di circa 3 anni e mezzo, con i rischi inevitabili di un processolungo che si concluda con prescrizione. Questo è negare valore alla vita deilavoratori e al dramma che costituisce la loro morte per le famiglie.La moglie di Antonino Mingolla, Franca Caliolo, si è molto impegnata perquesto processo e ha fatto del proprio dramma personale una consapevolezzadella necessità della battaglia per la sicurezza sui posti di lavoro, perchèsia resa giustizia. Attiva inizialmente nell'Associazione 12 giugno di cui èstata una delle fondatrici, ha scelto successivamente di lavorare con laRete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro, di cui il 26 ottobre2007 è stata una delle promotrici.La Rete nazionale ha scelto proprio la data del 18 aprile per lamanifestazione nazionale tenutasi a Taranto quest'anno con una grande erappresentativa partecipazione.Anche per questo il processo ad Antonino Mingolla non può essere un processocome tutti gli altri, e la Rete nazionale per la sicurezza sui posti dilavoro, a Taranto come a livello nazionale, lo seguirà con attenzioneparticolare e sostegno..per il 30 settembre sono previsti due appuntamential mattino dalle ore 9 presidio solidale al tribunale di taranto ai cui sono invitati operai, giovani, donne, cittadinial pomeriggio ore 17 presso la libreria Gilgamesh via oberdan 45Franca Caliolo presenta il libro MORTI BIANCHE di Samantha Di Persio presente l'autricediario dal mondo del lavoro:morti, infortuni, malattie- come cambia la vita di chi ne rimane coinvoltoMonica Corallo attrice teatrale leggerà il racconto LA SVOLTA scritto da franca caliolo che racconta in forme toccanti la vicenda della morte di AntoninoMargherita Calderazzi ispettrice del lavoro - presenterà le nuove iniziative locali e nazionali della RETE NAZIONALE PER LA SICUREZZA SUI MPOSTI DI LAVOROinterverranno operai e delegati rls di diversi posti di lavoro- familiari- ispettori del lavoro- operatori della prevenzione- avvocati - esponenenti politici e sindacali impegnati sul temaRete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro mailing listbastamortesullavoro@domeus.itamailbastamortesullavoro@gmail.cominfo 3471102638