Il nodo Palermitano della Rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro con questo blog intende creare uno spazio libero di informazione di classe aperto a tutti coloro che ((consapevoli della continua strage di lavoratori morti sul e per il lavoro)) vogliano contribuire alla lotta -- BASTA MORTI E INFORTUNI IN NOME DEL PROFITTO T -- PADRONI ASSASSINI PAGHERETE CARO . PADRONI ASSASSINI PAGHERETE TUTTO -- per un contatto diretto 338-3342733 o 338- 7708110 oppure retesicurezzalavorosicilia@gmail.com

martedì 18 settembre 2018

Caltanissetta, morti sul lavoro, la Cassazione conferma condanna per i responsabili


Caltanissetta
I due morti sul lavoro: condanna confermata

Condannato il direttore dei lavori per la frana killer che nel gennaio 2009 uccise due operai nisseni. Santo Notarrigo e Felice Baldi. Fatti prescritti, invece, per due funzionari del Comune di Caltanissetta. È il verdetto della Cassazione. Per Vincenzo Nucera è ora definitiva la pena a 2 anni e 6 mesi per omicidio colposo plurimo e disastro colposo, con l’aggravante della violazione delle norme antiinfortunistiche.
Giornale di Sicilia
16 settembre ’18

lunedì 6 agosto 2018

lavoro nero e ispezioni sul lavoro - tante le irregolarità e pochissime le ispezioni eseguite - da l'Espresso


L’Espresso di ieri fornisce i dati sulle ispezioni nelle aziende per il 2017 segnalando il gran numero di irregolarità e le pochissime ispezioni eseguite.
Vigilanza contratti ( controlli dei Ministero)
Aziende ispezionate 122.240
Irregolari 73. 152
Lavoratori irregolari 88.484
Lavoratori in nero 38.775
Vigilanza previdenziale ( controlli dell’INPS)
Aziende ispezionate 24.291
Irregolari 15.458
Lavoratori irregolari 114.043
Lavoratori in nero 5.328
L’articolo precisa che il problema è quello del crollo delle ispezioni perché non ha funzionato la riunificazione degli Ispettori di INPS, INAIL e Ministero del Lavoro, che è rimasto sulla carta. Gli ispettori di INPS e INAIL infatti hanno ritenuto più conveniente non passare al Ministero e sono rientrati ai loro Enti con altri incarichi.
Così tra il 2012 e il 2017 il numero delle ispezioni è crollato da 244.000 a 122.000 non superando il 2% delle aziende italiane.
Si sono così persi per strada seicento milioni  di euro solo nella lotta all’evasione dei contributi. A conti fatti, finora, è questo il risultato che salta più all’occhio dopo la costituzione della nuova Agenzia per le ispezioni sul lavoro, un altro capolavoro del Job Act.
Naturalmente il cosiddetto “Decreto Dignità” non prende in considerazione questi elementi: le cose serie, purtroppo, non fanno pubblicità, tweet, vacanze a Milano Marittima.

venerdì 3 agosto 2018

Inquinamento Raffineria Milazzo, rinvio a giudizio per direttore e azienda

E’ stata fissata al prossimo 12 ottobre davanti al Gup del Triibunale di Barcellona Pozzo di Gotto (Me) l’udienza preliminare per la richiesta di rinvio a giudizio a carico del direttore generale pro tempore della Raffineria di Milazzo S.c.p.a., Marco Saetti Antonino, e per la stessa Raffineria i per i reati di gettito pericoloso di cose e per disastro colposo, in relazione alle “emissioni di gas, vapori e/o di fumo. L’inchiesta è nata dopo le denunce di numerose associazioni ambientaliste, dell’ex consigliere comunale Giuseppe Marano e di alcuni comuni per le emissioni dello stabilimento della Raffineria di Milazzo e per un’eccezionale diffusione, nella popolazione dimorante nelle località e nei Comuni limitrofi allo stabilimento, di patologie dell’apparato respiratorio fino all’anno 2014. In particolare è stato contestato al dirigente di “non avere adottato, agendo nella veste su indicata, la migliore tecnologia disponibile e le più evolute modalità di esercizio dell’attività produttiva della Raffineria di Milazzo S.c.p.a. atte a garantire la tutela della salubrità dell’ambiente e della salute ed incolumità della popolazione residente nelle zone limitrofe allo stabilimento medesimo”.
http://www.messinaindiretta.it/

giovedì 2 agosto 2018

San Filippo del Mela, è la 150esima vittima dell’amianto dopo lunga malattia. Era una dipendente della Sacelit nell’area industriale


L’elenco si allunga ed inevitabilmente è destinato a crescere ancora. Purtroppo, non ci sono speranze di frenare una emorragia di decessi legata alla patologia dell’asbestosi. Stavolta la vittima è una donna di 82 anni, M. I.. era una delle 220 dipendenti della Sacelit, la nota fabbrica situata nell’area industriale di San Filippo del Mela. Con la sua scomparsa il numero dei morti sale a 150. 

La donna – che da tempo era in cura per asbestosi pleuro polmonare – ha lavorato per meno di tre anni, prima della chiusura, nel reparto di produzione di tubazioni, canne fumarie e coperchi di serbatori in eternit. L’anziana aveva già perso il marito, con la stessa malattia, anche lui dipendente della “fabbrica della morte”. All’ex dipendente della Sacelit era stata riconosciuta la malattia agli inizi del 2001.

Strana storia quella della ex Nuova Sacelit, produttrice di manufatti in cemento amianto e, dopo la chiusura e con un inedito cambio di destinazione d’uso, anche deposito di derrate alimentari.
L’industria, ben accolta dalla popolazione, ha aperto i battenti nel 1958 ad Archi, frazione di San Filippo del Mela. Per molti anni lo stabilimento ha rappresentato un sicuro bacino occupazionale. Negli anni Ottanta comincia la crisi aziendale: i primi prepensionamenti sono del 1983. La chiusura definitiva dello stabilimento avviene nel luglio del 1993, a un anno dalla legge che vieta la produzione e la commercializzazione dell’amianto in Italia.

L’area – si disse – era stata bonificata. Un breve significativo periodo che comunque fece riaprire i riflettori sull’ex stabilimento di Archi, area Asi di San Filippo del Mela. Una data fa da spartiacque. Un’ispezione ministeriale dell’8 novembre 2006 accertò la mancata bonifica con successivo intervento della Procura di Barcellona.

Gazzetta del Sud  1° agosto ’18

In merito alla morte sul lavoro di un operaio accaduta al Tribunale di Palermo: il commento di un Avvocato del Foro di Palermo

Nel pomeriggio di lunedì 23 luglio è andata in scena l’ennesima tragedia sul lavoro: a Palermo, un operaio albanese, precipitato da un altezza di oltre 6 metri, si è schiantato su un tavolo di vetro che, andato in frantumi, ha reciso l’arteria femorale dello sventurato, il quale è deceduto nel giro di pochi minuti.
Ormai le morti sul lavoro rischiano di non fare più notizia, visto che l’opinione pubblica sembra essersi assuefatta ad uno sterminio che praticamente si ripete con orrenda costanza giornaliera, consegnando alla fine di ogni anno un vero e proprio bollettino di guerra, con una media prossima ad un morto al giorno.
Stavolta, però, c’è un elemento nuovo che tiene desta l’attenzione della platea:Edmondo Fejzullai, 58 anni, ha perso la vita mentre effettuava dei lavori di manutenzione e ristrutturazione all’interno del tribunale di Palermo. Già, proprio così: l’ennesima morte bianca si è verificata nel luogo che per sua destinazione è deputato alla tutela ed all’applicazione dei diritti dei cittadini.
Le indagini sono in corso, e richiedono i dovuti e necessari tempi tecnici. Ma già emerge spettrale la classica ipotesi di reato: il mancato rispetto delle norme sulla sicurezza sul lavoro. I lavori che all’interno del tribunale di Palermo vanno ormai avanti da parecchi mesi, non sembrano essere stati eseguiti nel pieno rispetto delle regole antinfortunistiche: ci giungono infatti testimonianze dirette di cittadini che hanno visto operai lavorare su ponteggi mobili senza caschetto di protezione o senza le dovute cinghie di ancoraggio. Lo si ribadisce: ancora non è chiara la dinamica; ma vi sono fondati sospetti che inducono a pensare che qualche manchevolezza vi sia stata, perché resta un mistero (per ora) come abbia fatto Edmondo a precipitare dal soffitto di un’aula del tribunale mentre installava una telecamera, tetto che, se nei corridoi è più o meno alto quattro metri, lì dove è avvenuta la tragedia sfiora i dieci metri!
Purtroppo, all’ipotesi classica del mancato rispetto delle norme di sicurezza, si aggiunge un’altra pista inquietante quale possibile concausa del decesso: i soccorsi non adeguati. Infatti, l’ambulanza che è giunta sul posto alle 17:41, 16 minuti dopo la chiamata di soccorso, era sfornita di medico, e, nonostante il mezzo di soccorso sia arrivato al Civico alle ore 18:02, ed il ferito sia stato sottoposto immediatamente ad un’operazione di sutura, ciò non è bastato a salvargli la vita.
L’Autorità Giudiziaria si spera possa fare luce sull’accaduto il più velocemente possibile, attribuendo a chi di competenza le eventuali responsabilità. Ma ancora una volta ci si chiede come mai non siano obbligatori la presenza di una struttura medica adeguata su posti di lavoro che per loro natura comportino rischi gravi per l’incolumità del lavoratore (magari anche solo per i siti che impieghino un certo numero di dipendenti), ed il costante monitoraggio di un ispettore del lavoro che accerti il rispetto delle normative sulla sicurezza mediante ampi poteri ispettivi e sanzionatori (mentre oggi,
paradossalmente, si assiste ad un ridimensionamento sia del numero degli accertatori che del loro raggio d’azione); misure, queste, che avrebbero certamente evitato parecchie morti bianche.
 Di contro, è ormai provato che le misure sanzionatorie (civili e penali) previste in caso di violazione delle norme antinfortunistiche sono inidonee allo scopo, in quanto, nella maggior parte dei casi, irrisorie e prive di quella forza necessaria a spingere il padrone di turno a garantire l’incolumità del proprio dipendente.

V. Catastimeni

martedì 24 luglio 2018

Infortunio sul lavoro al tribunale di Palermo: muore operaio, indaga la procura

Stava eseguendo un intervento all'interno di una camera di consiglio della corte d'assise quando è caduto da una scala

Stava sistemando la fibra ottica all'interno di una camera di consiglio della corte d'assise, al piano terra del palazzo di giustizia di Palermo, quando è caduto da una scala. Non c'è stato nulla da fare per un operaio di 48 anni, cittadino albanese, è finito su un tavolo di vetro che frantumandosi gli ha tranciato una gamba. L'emorragia è stata fatale. Ora, c'è un'indagine della procura su quanto accaduto oggi pomeriggio, intorno alle 17.30. A coordinarla, il sostituto procuratore Francesco Gualtieri e il procuratore aggiunto Ennio Petrigni, che hanno disposto il sequestro della stanza dove è avvenuto l'incidente. I carabinieri della Compagnia Piazza Verdi hanno già ascoltato i compagni di lavoro dell'operaio deceduto, per ricostruire l'esatta dinamica di quanto è accaduto oggi pomeriggio. La ditta era stata incaricata dal ministero della Giustizia e si stava occupando del cablaggio degli uffici giudiziari. L'indagine punta a verificare anche i tempi di intervento del 118, disposto pure il sequestro delle telefonate con cui veniva chiesto il soccorso, oggi pomeriggio c'erano parecchi interventi in corso.

Controlli della procura soprattutto sulle norme di sicurezza del cantiere dove è avvenuto l'incidente.

http://palermo.repubblica.it/cronaca/2018/07/23/news/infortunio_sul_lavoro_al_tribunale_di_palermo_muore_operaio_indaga_la_procura-202507002/

domenica 8 luglio 2018

Incidente sul lavoro a Collesano, operaio cade da 6 metri: è grave

Incidente sul lavoro a Collesano, operaio cade da sei metri: è grave
Un operaio di 56 anni originario di Cefalà Diana è caduto mentre lavorava su un palo delle telecomunicazioni a Collesano. L'uomo è precipitato da un'altezza di 6 metri. E' stato prima soccorso dai sanitari del 118 e poi trasferito con l'elisoccorso a Palermo. Adesso è ricoverato all'ospedale Civico e la prognosi è riservata. Sull'episodio indagano i carabinieri. 

tratto da
http://www.palermotoday.it/

sabato 16 giugno 2018

Senza sosta la carneficina operaia. a Messina e Patti muoiono due operai... mentre il nuovo governo con Di Maio prende posizione per i padroni!

Tragedie sul lavoro a Messina e a Patti, muoiono due persone

di Redazione — 12 Giugno 2018
Tragedie sul lavoro in provincia di Messina. Un uomo di 63 anni, è caduto da un’impalcatura durante un intervento di ristrutturazione di uno stabile nel complesso «Linea Verde», sulla Panoramica, a Messina. L’uomo stava eseguendo i lavori per una ditta. Indaga la polizia.
Qualche ora prima a Patti un uomo e' morto schiacciato dal trattore mentre arava un podere. A perdere la vita Giuseppe Cicero di 50 anni, di Mongiove di Patti. L'uomo stava manovrando un mezzo cingolato in terreno coltivato a ulivi quando il terreno ha ceduto e lui ha perso il controllo del mezzo che si e' ribaltato finendo in un canalone. Cicero e' rimasto schiacciato sotto il mezzo. Le indagini dei carabinieri sono coordinate dalla procura di Patti.

venerdì 15 giugno 2018

Dal nord al sud, da Casale a Gela, lo STUDIO SENTIERI LO DIMOSTRA: NOCIVO E' IL CAPITALE!

Studio Sentieri: chi vive vicino ai siti industriali è a rischio morte più alto del 4-5%


Chi vive nei siti contaminati da amianto, raffinerie o industrie chimiche e metallurgiche ha un rischio di morte più alto del 4-5% rispetto alla popolazione generale. E questo, in un periodo di 8 anni, si è tradotto in un eccesso di mortalità pari a 11.992 persone, di cui 5.285 per tumori e 3.632 per malattie dell’apparato cardiocircolatorio. È quanto emerge dai dati relativi a 45 siti di interesse per le bonifiche inclusi nella nuova edizione dello studio Sentieri, a cura dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss).
I dati sono stati presentati in via preliminare al workshop ‘Un sistema permanente di sorveglianza
epidemiologica nei siti contaminati’, tenutosi presso il Ministero della Salute.
«Sono numeri degni di nota e nel complesso tracciano un quadro coerente con quello emerso dalle precedenti rilevazioni. Questo significa che non vi è stato ancora un generale miglioramento della situazione della contaminazione ambientale a livello nazionale», spiega Pietro Comba, responsabile scientifico del progetto Sentieri.
In 360 pagine, il rapporto Sentieri esplora caratteristiche e problematiche di 45 Siti di Interesse Nazionale o Regionale (SIN/SIR) presenti in tutta Italia: dalle miniere del Sulcis alle acciaierie dell’Ilva, dalle raffinerie di Gela alla città di Casale Monferrato ‘imbiancata’ dall’eternit, passando per il territorio del litorale flegreo con le sue discariche incontrollate di rifiuti pericolosi. Aree in cui vivono complessivamente 6 milioni di persone, residenti in 319 comuni, e i cui dati sono stati studiati nell’arco di tempo tra il 2006 e il 2013. Nove le tipologie di esposizione ambientale considerate: amianto, area portuale, industria chimica, discarica, centrale elettrica, inceneritore, miniera o cava, raffineria, industria siderurgica.
Sono state esaminate le associazioni tra residenza e patologie, come tumori e malformazioni congenite. «Nella popolazione residente nei siti contaminati studiati è stato stimato un eccesso di mortalità per tutte le cause pari al 4% negli uomini e al 5% per le donne. Per tutti i tumori maligni la mortalità in eccesso è stata del 3% nei maschi e del 2% nelle femmine», ha illustrato Amerigo Zona, primo ricercatore dell’Iss. In un periodo di 8 anni, dal 2006 al 2013, «è stato osservato – nella popolazione generale, prosegue – un eccesso di mortalità per tutte le cause di 5.267 casi negli uomini e 6.725 nelle donne. Per tutti i tumori maligni è stata di 3.375 negli uomini e 1.910 per le donne». 
«Il significato di questi dati va ora approfondito in ognuno dei territori considerati, anche con la collaborazione delle istituzioni, con gli amministratori locali e la società civile», spiega Comba. «I dati da noi prodotti – conclude Comba – servono sostanzialmente a capire quali sono gli interventi di risanamento ambientale più utili e urgenti a fini di tutela della salute»

sabato 9 giugno 2018

E' QUESTO MALEDETTO SISTEMA AL SERVIZIO DEL CAPITALE CHE UCCIDE GLI OPERAI!

DAVIDE A SOLI 22 ANNI E' MORTO PERCHE' LAVORAVA!
E' QUESTO MALEDETTO SISTEMA AL SERVIZIO DEL CAPITALE CHE UCCIDE GLI OPERAI
ORGANIZZARSI PER LOTTARE CONTRO DI ESSO A 360°!

Vignole Borbera. E’ morto il giovane operaio della Sli, travolto dal muletto