Il nodo Palermitano della Rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro con questo blog intende creare uno spazio libero di informazione di classe aperto a tutti coloro che ((consapevoli della continua strage di lavoratori morti sul e per il lavoro)) vogliano contribuire alla lotta -- BASTA MORTI E INFORTUNI IN NOME DEL PROFITTO T -- PADRONI ASSASSINI PAGHERETE CARO . PADRONI ASSASSINI PAGHERETE TUTTO -- per un contatto diretto 338-3342733 o 338- 7708110 oppure retesicurezzalavorosicilia@gmail.com

mercoledì 9 aprile 2014

Cade da un'impalcatura e muore Incidente sul lavoro a Palermo

PALERMO - Un operaio di 59 anni, Antonino Gaglio, è morto intorno alle 13 dopo essere precipitato da un'impalcatura in via Simone Cuccia a Palermo. Sarebbe caduto dal terzo piano. Nonostante l'intervento del rianimatore del 118 l'uomo è deceduto. Gaglio stava lavorando alla ristrutturazione di un palazzo. Con lui c'era il figlio che è stato ricoverato all'ospedale di Villa Sofia perché in stato di choc. Le indagini sono condotte dalla polizia che dovrà accertare la presenza o meno di tutti i parametri di sicurezza durante l'esecuzione dei lavori.

"Mio nipote è sconvolto, ha visto il padre morire sotto i suoi occhi - dice il cognato dell'operaio morto -. Ancora non riesce a parlare, piange a dirotto. Che tragedia, ero al lavoro e ho ricevuto la telefonata in cui mi hanno dato la terribile notizia. Non riesco a crederci". A finire in ospedale una residente del palazzo in cui si è verificata la tragedia. La donna ha assistito alla scena e ha avuto un mancamento. "É successa la stessa cosa a mio padre due anni fa - dice uno dei vicini - anche lui muratore stava effettuando dei lavori proprio nel palazzo di fronte. Ho vissuto oggi tutto il dolore provato allora". Sul posto gli uomini della Scientifica e dell'Ispettorato del Lavoro che stanno effettuando i rilievi.

"La notizia dell'operaio morto a Palermo dopo essere precipitato da un'impalcatura mentre lavorava alla ristrutturazione di uno stabile, addolora tutti noi. Continuare a morire sul lavoro non è degno di un Paese civile ed è forte lo sdegno verso coloro che ritengono di non affrontare, ancora, il problema in maniera adeguata - ha detto il sindaco di Palermo Leoluca Orlando -".

"Domani su questa tragedia, come su tutte le morti bianche, ormai un'emergenza in Sicilia, calerà la solita e orribile coltre di silenzio e indifferenza. Quante altre vittime dovranno esserci prima che si agisca seriamente e non con proclami", dice Dino Cirivello, segretario della Filca Cisl Palermo Trapani, esprimendo profondo dolore e vicinanza alla famiglia dell'operaio. "Il lavoro edile è diventato un lavoro a rischio sia quando questo lavoro c’è, sia quando il lavoro non c’è. Speriamo - dichiara il segretario della Fillea Cgil Mario Ridulfo - si accertino in tempi rapidi eventuali responsabilità".

“Un’altra vita spezzata durante una giornata lavorativa in un cantiere edile che riporta agli onori della cronaca il problema della sicurezza nei luoghi di lavoro, specie nel comparto delle costruzioni che paga caro il prezzo delle morti bianche”. Questo il commento del presidente della Cassa edile di Palermo, Salvo Russo, sulla morte di un operaio edile oggi in via Simone Cuccia, a Palermo. “Da sempre la Cassa edile di Palermo e l’intero Sistema bilaterale delle costruzioni svolgono un’azione quotidiana nel promuovere e diffondere la cultura della sicurezza nei cantieri. Esprimo a nome della Cepima il cordoglio e la vicinanza alla famiglia di Antonio Gaglio”.

“La morte di Antonio Gaglio, l’operaio caduto oggi dall’impalcatura mentre lavorava in via Simone Cuccia a Palermo, ci lascia per l’ennesima volta sgomenti. Recentemente abbiamo assistito impotenti a troppe tragedie: imprenditori che si tolgono la vita per colpa della crisi economica, operai che muoiono sul lavoro perché non vengono rispettate tutte le prescrizioni di sicurezza. Non possiamo più continuare a esprimere rammarico, dobbiamo fare qualcosa e farla subito”.

Lo afferma il presidente di Ance Palermo Fabio Sanfratello. “L’associazione dei costruttori - continua il presidente - insieme alle organizzazioni sindacali ha un ente che si occupa anche della sicurezza in edilizia, il PANORMEDIL-CPT. Noi proponiamo di attivare, presso questo ente, un numero verde per fornire consulenza gratuita e assistenza sul posto a chiunque, anche committenti privati, debba aprire un cantiere, anche per fare una piccola ristrutturazione o la riparazione di un tetto, o qualunque lavoro possa presentare condizioni di pericolo. Chiederemo, inoltre, al Comune di Palermo di dare attuazione ad un accordo che abbiamo recentemente siglato per scambiarci le informazioni sulle autorizzazioni dei lavori privati in modo da poter far intervenire il PANORMEDIL-CPT per dare assistenza sulla sicurezza. Sono certo che le organizzazioni sindacali, che incontrerò presto, condivideranno questa mia proposta”.
Ultima modifica: 05 Aprile ore 20:35
http://livesicilia.it/2014/04/04/cade-da-unimpalcatura-e-muore-incidente-sul-lavoro-a-palermo_468547/

martedì 1 aprile 2014

Gela, muore un operaio schiacciato dalla gru Tragedia alla raffineria:Antonio Vizzini aveva 46 anni. Area sotto sequestro

Tragedia alla raffineria Eni di Gela: un operaio ha perso la vita, pare schiacciato da una gru. La vittima, Antonio Vizzini di 46 anni, è stata trasportata in ospedale, dove però
 è stato dichiarato il decesso. L'incidente è avvenuto all'interno della centrale termoelettrica. L'operaio lavorava per conto dell'impresa Lorefice. Era un gruista specializzato. Sul posto polizia e carabinieri. L'area è stata posta sotto sequestro dalla procura. 

giovedì 20 marzo 2014

Gela, morì per l’amianto: Raffineria condannata

L’avvocato Giovanna Cassarà esprime soddisfazione e annuncia una nuova battaglia per ottenere il risarcimento per un altro collega di Bonini, anche lui purtroppo deceduto a causa della stessa malattia


di LUCA MAGANUCO
GELA. Il giudice del tribunale di Gela ha condannato la Raffineria a risarcire i familiari di Gaetano Bonini, un ex operaio dell’indotto deceduto 10 anni fa a causa di tumore. Aveva contratto il mesotelioma pleurico inalando polveri di amianto durante il periodo lavorativo di esposizione certificato dall’Inail. Il tumore contratto lo condusse al decesso avvenuto quando era 59enne. Il giudice Alessandro Laurino ha riconosciuto il danno morale subito dai figli e dalla moglie per la prematura scomparsa dell’uomo e, inoltre, il danno biologico arrecato a Bonini. La raffineria del colosso energetico Eni sarà costretta a risarcire oltre un milione di euro ai familiari dell’operaio deceduto che si era contraddistinto proprio per le battaglie a tutela della salute dei lavoratori. Sarebbero stati i manager del petrolchimico a non aver adempiuto ai doveri di controllo e salvaguardia dei cantieri di lavoro. I familiari di Gaetano Bonini si sono affidati allo studio legale di Giovanna Cassarà dove ha collaborato anche il giovane avvocato Ignazio Raniolo.

http://www.gds.it/gds/edizioni-locali/caltanissetta/dettaglio/articolo/gdsid/329078/

lunedì 17 marzo 2014

Incendio alla raffineria, paura a Gela

·                                 Esplosione nel settore Coking 1, nessun ferito. Immediato l'intervento delle squadre di sicurezza e dei vigili del fuoco

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GELA - Un incendio di vaste proporzioni si è sviluppato questa mattina nel settore Coking 1, all'interno della raffineria Eni di Gela, nell'isola 7. Una esplosione improvvisa seguita da nuvoloni di fumo nero e denso che hanno preoccupato l'intera città. Non ci sarebbero stati feriti. Si tratta di uno degli impianti più importanti del petrolchimico. Ancora non è chiaro se ci siano state perdite o se l'impianto sia andato in panne e per quale ragione sia avvenuta l'esplosione. 


Immediato l'intervento dei vigili del fuoco e delle squadre di sicurezza del colosso industriale. Non è la prima volta che a Gela si verificano fatti del genere. Anche i rappresentanti sindacali sono accorsi per capire cosa fosse accaduto e che cosa non abbia funzionato. A preoccuparsi maggiormente gli imprenditori che si trovano nella zona circostante e che hanno vissuto momenti di terrore alla vista delle fiamme e della nube che ha oscurato il cielo.

http://palermo.repubblica.it/cronaca/2014/03/15/news/incendio_alla_raffineria_paura_a_gela-81068502/

giovedì 27 febbraio 2014

Messina, secondo morto sul lavoro in 48 ore

Stamattina incidente a Letojanni: vittima un operaio di 56 anni che stava riparando una condotta idrica. Ieri a Saponara era deceduto un manovale, folgorato mentre operava su un traliccio


mercoledì 26 febbraio 2014

Operaio muore fulminato mentre lavora su un traliccio

L'incidente a Saponara in provincia di Messina. L'uomo stava lavorando alla sostituzione di una linea elettrica. Ferito un altro manovale
Lavorava per conto dell’azienda Ribaioli di Brescia, occupata da qualche tempo in un cantiere a Saponara, in provincia di Messina. Liberio Manuel Antonio Texteira, operaio di 42 anni, è morto per un incidente sul lavoro, su cui adesso indagano i carabinieri di Messina. L’uomo stava lavorando alla sostituzione di una linea elettrica. Era legato ad un traliccio, ma improvvisamente, per cause ancora da accertare, è caduto al suolo insieme al traliccio stesso. Immediatamente sono stati chiamati i soccorsi. Purtroppo inutilmente, perché l’uomo è morto sul colpo. 

E’ rimasto,

 invece, ferito un altro operaio, anche lui portoghese, trasportato subito all’Ospedale di Milazzo, ma è fuori pericolo. 
I carabinieri stanno cercando di capire se nel cantiere fossero rispettate tutte le norme di sicurezza previste in materia di lavoro. 

http://palermo.repubblica.it/cronaca/2014/02/25/news/operaio_muore_fulminato_mentre_lavora_su_un_tralicco_l_incidente_a_saponara_in_provincia_di_messina_-79640899/

martedì 11 febbraio 2014

Eternit, diossina, fusti tossici, quanti veleni fra terra e mare Discariche nel verde, petrolio sulle coste: mappa degli sfregi

Inchiesta in Sicilia
Viaggio nei luoghi dove si sono consumati i 4 mila reati ambientali accertati lo scorso anno
Dall'Eternit alla diossina, l'Isola dei veleni

Fondali marini, spiagge, terreni, fiumi: ogni angolo della Sicilia è a rischio contaminazione. Una montagna di rifiuti viene illegalmente smaltita, fatta sparire su container dentro navi che poi affondano, oppure spedita verso i porti del Senegal, del Corno d'Africa, dell'Europa dell'Est (Romania, Bulgaria, Ucraina) o della Turchia.

Eternit, diossina, fusti tossici, quanti veleni fra terra e mare
Discariche nel verde, petrolio sulle coste: mappa degli sfregi

Fanghi inquinanti sono riversati nelle acque dei porti, nelle aree marine protette, nelle riserve naturali. Non solo. Nei campi, lungo le trazzere, è stato trovato di tutto: idrocarburi, arsenico, mercurio, metalli pesanti, diossine, eternit, oli lubrificanti usati. Palermo, Trapani, Agrigento, Gela, Ragusa, Siracusa, Catania, Messina, Termini Imerese: questa la mappa delle discariche a cielo aperto, dei roghi tossici. Per non parlare della cementificazione abusiva. E quasi nessuna città siciliana sembra salvarsi.

L'anonima inquinatori
Sono cinquantasette i comuni condannati dall'Unione Europea perché privi di servizi depurativi adeguati o ancora peggio: senza alcuna rete fognaria. Ed è proprio nella più grande isola del Mediterraneo che si commette l'11,8 per cento delle infrazioni a danno dell'ecosistema. Sono 4.021 i reati ambientali accertati, secondo il dossier di Legambiente "Ecomafie 2013". E 39 i clan mafiosi coinvolti nel ciclo illegale dei rifiuti.
La Sicilia orientale, da Porto Ulisse in provincia di Catania alle aree costiere siracusane, è deturpata da cumuli d'immondizia. I carabinieri del Noe (Nucleo operativo ecologico) e la Dia di Catania hanno sequestrato lo stabilimento della società Ortogel di Caltagirone, un'industria di trasformazione e di alimenti surgelati: 75 mila tonnellate di pastazzo, scarti di lavorazione degli agrumi, finivano in un bacino artificiale da 17 mila metri quadrati utilizzato come discarica abusiva, mentre in un altro invaso – 23 mila metri quadrati - confluivano il percolato dei rifiuti e le deiezioni animali delle vicine stalle.

Le riserve sfregiate
Da  parte di chi inquina non c'è alcuno scrupolo neppure per le aree protette, come il tratto di costa antistante all'Isola delle Correnti. Qui le costruzioni abusive stanno mutando il volto del paesaggio.  Nel litorale di Capo Passero si è costruito persino sulla sabbia. Una chiesa è stata tirata su a tempo record, in meno di un anno. Due milioni di euro il costo. Autore dell'opera l'ingegnere Paolino Greco, ex assessore ai Lavori pubblici, in quota Forza Italia, al Comune di Pachino. Sempre l'ingegnere Greco è proprietario del lido "Scialai Comfort Beach Cafe", uno stabilimento di 110 metri quadrati con docce, wc, bar, ristorante, lettini, ombrelloni e parcheggio, sorto tra le dune mediterranee proprio di fronte al'Isola delle Correnti. Qui è vietato per legge edificare con qualunque tipo di materiale, essendo la zona riserva naturale dal 1991 e dal 2003 vincolata dall'Unione europea come Sito d'importanza comunitaria (Sic) e Zona di protezione speciale (Zps).

L'isola di cemento
Ma il business delle costruzioni illegali vale 19,4 miliardi di euro. Un affare lucrosissimo, senza rischio demolizioni. In undici anni è stato effettuato solo il 10,6 per cento delle 46.760 ordinanze di demolizione. E per garantire il business basta corrompere. In Sicilia i casi di corruzione accertata, secondo i dati della relazione a Palermo della Dia (primo semestre 2013), sono stati 40. Un fenomeno in continua crescita, come dimostra l'inchiesta della procura di Patti che coinvolge 18 persone tra componenti del consiglio direttivo dell'Ato Messina 1 rifiuti (in carica nel 2008) e alcuni vertici delle ditte che componevano la Nebrodi Ambiente, società consortile costituita da Cns di Bologna, Messina Ambiente, Fasteco, Enia. L'accusa per loro di traffico illecito di rifiuti, frode, mancato adempimento di numerosi obblighi di contratto in pubbliche forniture. Scarico nelle aree di Acquedolci, Ficarra, Longi, Mirto, Raccuja, Sinagra, Tortorici di ingenti quantitativi di rifiuti speciali pericolosi.

Il "Golfo della morte"
Chi vive nel triangolo Augusta-Melilli-Priolo sa di trovarsi in una delle aree più inquinate d'Italia. "Il golfo della morte" lo chiamano. Qui si trovano depositi di armi chimiche degli eserciti italiano e statunitense. Sulla costa una selva di raffinerie e oleodotti ha avvelenato aria e acqua con arsenico, mercurio, metalli pesanti, diossine, idrocarburi, scorie cancerogene. Lungo i pontili del porto passano 31,5 milioni di tonnellate di prodotti petroliferi. Stessa storia vale per la zona industriale di Gela che per tutte le emissioni nocive prodotte è al quinto posto in Italia per inquinamento.

Il mare colore del petrolio
Ma è il mare, secondo Legambiente, a subire l'attacco più grave. A Siracusa l'impianto Sai8 di depurazione delle acque reflue è stato sequestrato. "L'amministratore delegato della Sai8 – spiega Paolo Tuttoilmondo, di Legambiente Siracusa - è stato rinviato a giudizio per immissione in modo incontrollato di rifiuti in acque superficiali, in un territorio in cui vige lo stato di emergenza nel settore smaltimento rifiuti. Per questo siamo pronti a costituirci parte civile nel processo". E Gianfranco Zanna, responsabile di Legambiente Sicilia, incalza: "A gestire in maniera criminale i depuratori è stata anche la società Caltaqua, che ha sversato in mare circa 180 mila litri al giorno di reflui. C'è poi l'oleodotto Isab di Priolo che ha scaricato nel fiume circa 400 mila litri di pericolosi idrocarburi".

Le navi dei veleni
Tra gli altri gravi illeciti, segnalati da Legambiente, non mancano le cosiddette "navi a perdere" o dei veleni, inabissate con il loro carico di scorie radioattive nel Mediterraneo. Ed è impressionante quello che si troverebbe nei fondali: 12 navi sospette di trasportare rifiuti chimici, 10 navi con rifiuti radioattivi, 33 con carico sconosciuto. Quarantasei le persone morte, 63 i dispersi. "Dell'intero settore dei trasporti, quello marittimo rappresenta la minaccia principale – sostiene nel suo rapporto la Dia di Catania – perché interessa la maggior parte del traffico merci internazionale e risulta difficile da controllare". Ogni anno un milione 200 mila Tir transitano via mare. Il "giro-bolla" o la falsificazione dei codici Cer (Catalogo europeo dei rifiuti) sono i trucchi utilizzati dai boss per nascondere il carico di sostanze velenose. A Palermo sono stati scoperti container con oltre 200 tonnellate di rifiuti speciali: dai rottami meccanici agli oli esausti. Dai moli di Trapani alcune navi in partenza per Porto Said, in Egitto, erano cariche di rimorchi con macchine demolite. Ma dentro i Tir possono trovarsi anche scorie radioattive come quelle provenienti dal petrolchimico di Priolo.
La nave "Venezia" della Grimaldi Lines, con 200 fusti di cobalto, salpa di notte dall'estremo Sud della Sicilia, nonostante l'allerta maltempo. Giunta in prossimità della Toscana, nell'area del Santuario dei cetacei, la nave si inabissa. I rifiuti tossici, da tre anni, sono ancora in fondo al mare. Stesso destino per la "Marco Polo", sparita nel Canale di Sicilia con i suoi fusti radioattivi. Come affondano le navi lo spiegano bene due boss della 'drangheta, intercettati dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria: "Basta essere furbi, aspettare giornate di mare giusto e chi vuoi che se ne accorga? E il mare? Che ne sarà del mare se l'ammorbiamo? Ma sai quanto ce ne fottiamo del mare? Pensa ai soldi, con quelli il mare andiamo a trovarcelo da un'altra parte".

La Repubblica Palermo

9/2/14

martedì 28 gennaio 2014

Eni di Gela - il reparto Killer uccide ancora

Il "Reparto Killer" uccide ancora, muore Salvatore Mili "padre esemplare che ha combattuto con grande dignità"

Rosa Battaglia
Si è spento nella notte dopo una lunga battaglia Salvatore Mili, 67 anni, ex dipendente del reparto Clorosoda dello stabilimento Eni di Gela. L'uomo era ricoverato da qualche giorno nel reparto Hospice del Vittorio Emanuele di Gela. Soltanto qualche giorno fa, il figlio Orazio, scriveva sulla sua pagina Facebook:
"L'Ex Impianto Cloro Soda continua a fare vittime, ma dov'è la Giustizia ? Come mai si da Giustizia alla carrozzeria delle macchine e non si da Giustizia ai nostri padri che hanno sofferto per portare a casa un pezzo di pane pagato con la vita stessa? Continuo a stare vicino a mio papà agonizzzante e mi viene voglia di gridare al mondo intero che dei killer ci hanno tolto la serenità , il mio pensiero va a tutte le famiglie di ex operai a tutti quei bimbi morti in tenera età e a tuttiquei giovani che continuano a lottare per la vita . Gela di certo non meriti questo. Sei sttao un grande papà che ha combattuto con dignità esemplare questa lunga battaglia"
Salvatore Mili aveva denunciato l'esposizione a mani nude a elementi pericolosissimi durante i turni di lavoro.
Intanto la Procura di Gela ha avanzato la richiesta di incidente probatorio per indagare sulle dodici morti sospette legate al "Reparto Killer" rompendo definitivamente il silenzio che, in questi anni, ha accompagnato la vicenda legata al Clorosoda. È il segnale che lo Stato è presente e che vuole fare chiarezza una volta per tutte sul nesso di causalità che lega le attività che si svolgevano all’interno dell’impianto e le tante patologie tumorali che hanno falcidiato in questi anni gli operai che hanno lavorato lì dentro.
La città tutta, il primo cittadino Angelo Fasulo, chiedono giustizia sulle morti avvenute,sostegno per le loro famiglie ed i tanti altri operai che in questi anni hanno contratto patologie tumorali: è fondamentale che i responsabili di questa tragedia, una volta individuati, paghino per ciò che hanno fatto.
L’Amministrazione comunale ha rinnovato piena fiducia al Procuratore Lotti e alla Procura di Gela che si schiera apertamente al loro fianco nella ricerca della verità.
Nella giornata della memoria, oggi 27 Gennaio, Gela conta un'altra morte in quella che sarà la sua personalissima memoria storica e civile per una battaglia con cui soltanto adesso inizia a fare i conti.
La nostra redazione e l'editore si associano al dolore della famiglia Mili per la grave perdita.

http://www.visionedioggi.it/content/mili

martedì 21 gennaio 2014

SICUREZZA SUL LAVORO: KNOW YOUR RIGHTS! "LETTERE DAL FRONTE" DEL 20/01/14

INDICE

Alberto Barbieri albertobarbieri@hotmail.it

SALUTE: STUDIO COLLEGA OLTRE 7.000 TUMORI AI RIPETITORI DI TELEFONIA
CELLULARE

USB Sede Perugia perugia@usb.it

23 GENNAIO INCONTRO A PERUGIA PER LA DIFESA DELL'APPENNINO E DELLA VALLE DEL
TEVERE

Mario Savella via Change.org

PETIZIONE "THYSSENKRUPP E LE VITTIME SUL LAVORO: PER NON DIMENTICARE"

Assemblea 29 Giugno assemblea29giugno@gmail.com

SULLA 43a VITTIMA DEI BINARI FERROVIARI

Gino Carpentiero ginocarpentiero@teletu.it

MORTE DI FABRIZIO, NOSTRO COLLEGA MANOVRATORE A FIRENZE SMN

Carla Cavagna carla.cavagna47@gmail.com

COMITATI NOTAV COLPEVOLI: CHIEDIAMO A TUTTI APPOGGIO E SOLIDARIETÀ CONCRETA

Marco Caldiroli marcocaldiroli@alice.it

PROCESSO AI DIRIGENTI DELLA FRANCO TOSI

Armando Vanotto armando.vanotto@gmail.com

CHE COSA E' L'ASSOCIAZIONE ITALIANA ESPOSTI AMIANTO
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martedì 14 gennaio 2014

SICUREZZA SUL LAVORO: KNOW YOUR RIGHTS! “LETTERE DAL FRONTE” DEL 14/01/14

Marco Spezia

INDICE

AIEA Vicenza aieavicenza@gmail.com
NIENTE RISCHIO AMIANTO, EX OPERAIO RESTITUISCE 62MILA EURO ALL’INPS

Giuseppe Grillo grillo@macchinistiuniti.it
A PROPOSITO DI RICAMBIO GENERAZIONALE...

Gian Luca Garetti glucagaretti@gmail.com
IL FILM “ULTIMA CHIAMATA”

COMUNICATO STAMPA SULLA LEGANTI NATURALI SRL

INFORMAZIONI SUI PROCESSI IN CORSO

Marco Bazzoni bazzoni_m@tin.it
RISPOSTA DALLA COMMISSIONE EUROPEA SULLA DENUNCIA SULLE SEMPLIFICAZIONI PER LA SICUREZZA CONTENUTE NEL DECRETO DEL FARE

Senapatrianews anarres56@tiscali.it
APPUNTI DI ECONOMIA

Gino Carpentiero ginocarpentiero@teletu.it
ALCUNE BUONE NOTIZIE

Aldo Mancuso aldo.man@tin.it
IL LAVORO UCCIDE A FIRENZE

Bastamortesullavoro bastamortesullavoro@gmail.com
COMUNICATO RIUNIONE RETE NAZIONALE TENUTASI A TARANTO

Alberto Barbieri albertobarbieri@hotmail.it
DALL’INAIL UNA PUBBLICAZIONE SULLA MAPPATURA DELLE DISCARICHE CHE ACCETTANO I RIFIUTI CONTENENTI AMIANTO

Unione Sindacale di Base Sede Perugia perugia@usb.it
I RLS DEVONO ESSERE ELETTI DAI LAVORATORI

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