Il nodo Palermitano della Rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro con questo blog intende creare uno spazio libero di informazione di classe aperto a tutti coloro che ((consapevoli della continua strage di lavoratori morti sul e per il lavoro)) vogliano contribuire alla lotta -- BASTA MORTI E INFORTUNI IN NOME DEL PROFITTO T -- PADRONI ASSASSINI PAGHERETE CARO . PADRONI ASSASSINI PAGHERETE TUTTO -- per un contatto diretto 338-3342733 o 338- 7708110 oppure retesicurezzalavorosicilia@gmail.com

domenica 24 febbraio 2019

Report dal processo a Gela contro il disastro ambientale



Come Rete nazionale sicurezza lavoro e salute territorio – nodo di Palermo abbiamo seguito l’udienza del 21 febbraio che si è tenuta presso il tribunale di Gela del processo contro il disastro ambientale causato dall’Eni, oggi Raffineria di Gela S.p.a.
Questa udienza ha riguardato la costituzione delle parti civili. Tutti assenti i 23 imputati, tra ex dirigenti e responsabili della sicurezza dello stabilimento dell’Eni, accusati di disastro ambientale.

L'udienza si è svolta nello stesso giorno in cui è scattato il provvedimento di sequestro, emesso dal gip del Tribunale di Siracusa, degli  stabilimenti di Versalis nell'impianto Petrolchimico di Priolo Gargallo, Sasol di Augusta e dei depuratori Tas di Melilli e Ias di Priolo per emisisoni inquinanti.

Erano presenti un gruppo di anziani ex lavoratori della Raffineria di Gela S.p.a., diversi avvocati in rappresentanza sia di ex operai, cittadini e associazioni ambientaliste; le richieste sono di risarcimento per i danni subiti sia a livello personale che ambientale.

Nell’attesa dell’inizio dell’udienza abbiamo parlato con gli ex operai della Raffineria presenti che ci hanno raccontato di come si svolgeva il lavoro dal punto di vista delle condizioni di insicurezza e di inquinamento ambientale: gli sversamenti illegali avvenivano di notte e i prelievi di controllo invece al mattino in modo tale che risultassero sempre a posto; non solo è di fatto inquinato tutto l’ambiente circostante, ma “sotto la superficie dell’azienda c’è una quantità di agenti inquinanti da fare paura”. Alcuni di questi ex operai oramai in pensione aspettano da 14 anni un risarcimento poiché si sono ammalati ai polmoni e respirano molto male, avevano già fatto la causa per l’amianto il cui “beneficio” gli era stato riconosciuto ai fini pensionistici… alcuni avvocati rappresentavano gli eredi perché nel frattempo gli operai sono morti.
Agli operai, facendo dei paralleli in tema di sicurezza e salute sul lavoro in fabbrica e nell’ambiente circostante, abbiamo riportato alcuni fatti relativi alla condizione degli operai alla Fincantieri Palermo ma anche della ex Ilva, oggi Arcelor Mittal, di Taranto, dando loro il volantino relativo al prossimo convegno che si terrà a proprio a Taranto il 13 marzo.

Il collegio penale del tribunale (presieduto dal giudice Miriam D’Amore e a latere Tiziana Landoni e Angela Di Pietro) ha accolto in parte le richieste di costituzione di parte civile, come quelle per esempio delle associazioni Amici della Terra Gela e Aria Nuova, che secondo i giudici hanno i requisiti dello Statuto e della territorialità per un interesse differenziato non solo diffuso. Non sono state ammesse tra le altre invece l’associazione Farc, composta da donne che hanno superato la malattia del tumore, nonostante l’avvocato rappresentante aveva chiesto l’ammissione, in quanto nello statuto sia prevista la tutela di interessi lesi dai reati contestati agli imputati e puntualizzando che la richiesta non era relativa genericamente a tutti i cittadini di Gela ma quelli dei luoghi contigui allo stabilimento, così come sono state respinte anche le richieste dell’Osservatorio nazionale amianto – sezione locale e dell’associazione Codici. Non accolte per “interessi generici” ha letto il giudice.
Accolte invece le richieste di costituzione di parte civile del Comune di Gela, del Ministero dell’ambiente e della Regione.
La controparte Eni, rappresentata da una serie di avvocati, compreso una avvocatessa che veniva da fuori, ha posto tutta una serie di eccezioni mirate a negare la legittimità della costituzione, tra cui la citazione in giudizio dell’Eni perché non ci sarebbe stato nessun rapporto, il nesso, con i danni all’ambiente e alle persone, semmai poteva essere citata la Raffineria visto che l’Eni poteva esser considerato al massimo ente controllante.
Da parte di tutte le parti ammesse alla costituzione delle parti civili vi è stata la richiesta di far entrare nel processo, come responsabile civile ai fini del risarcimento, la società Raffineria di Gela, accolta dai giudici.
Durante la pausa in attesa del pronunciamento dei giudici sull’ammissione delle parti civili, abbiamo avuto modo di ascoltare uno degli avvocati che rispondeva ad alcune domande degli ex operai, ansiosi di sapere come potesse andare il processo e quanto potesse durare: l’avvocato di riferimento ha detto che bisogna aspettare l’inizio del dibattimento per vedere come procede e i tempi possono essere lunghi, anche se ci è parso che il collegio dei giudici abbia espresso l’intenzione di procedere con tempi meno lunghi. Abbiamo parlato anche con uno degli avvocati dell’associazione Amici della Terra Gela, l’avvocato Donegani, e con un docente antropologo dell’Università di Catania, esperto in tema di inquinamento ambientale, con i quali abbiamo scambiato i contatti, mettendoli a conoscenza del prossimo convegno di Taranto, a cui sono stati invitati, che si terrà nel mese di marzo su Processo ambiente svenduto ex ilva - Sentenza corte di Strasburgo - contro immunità penale per padroni e inquinatori - esposto denuncia contro l'accordo Mittal/governo/sindacati.
In questa udienza è mancata la partecipazione popolare, di tutte e tutti quelli colpiti dagli immani disastri dell’inquinamento assassino causato dall’Eni che sta provando a scaricare le responsabilità sui dirigenti della Raffineria; è mancata anche, secondo noi, la partecipazione delle associazioni ambientaliste che hanno delegato gli avvocati. Queste presenze sono necessarie, come pressione oggettiva, che serva da un lato ad arginare i tentativi degli avvocati della controparte di prendere tempo, e dall’altro sui giudici stessi per provare a incanalare il processo nei binari giusti, quelli del riconoscimento dei diritti pretesi da chi subisce e ha denunciato il disastro.

La prossima udienza è stata fissata per l’11 luglio.


Rete nazionale sicurezza lavoro e salute territorio – nodo di Palermo

giovedì 21 febbraio 2019

Invito da Taranto per il 13 marzo a organizzazioni sindacali, associazioni ambientaliste, organismi di lotta

Processo ambiente svenduto - Sentenza corte di Strasburgo - 


contro immunità penale per padroni e inquinatori 

esposto denuncia contro l'accordo Mittal/governo/sindacati

13 marzo incontro/convegno/assemblea 


pomeriggio - luogo da confermare info slaicobasta@gmail.com 

347-5301704


presenti

avvocati torinesi di parti civili al processo Ambiente svenduto

operai ILVA/AM, lavoratori e operatori cimitero S. Brunone - 

abitanti Tamburi/Paolo VI ambientalisti/medici/Medicina 

Democratica/associazioni familiari

rappresentanti nazionali da BG/MI/Palermo


Slai Cobas per il sindacato di classe

Rete nazionale salute e sicurezza lavoro e territorio - nodo Taranto


invitati 

organizzazioni sindacali, associazioni ambientaliste,  


associazioni e organismi di lotta di Taranto e provincia

Siracusa/Priolo - sequestro allo stabilimento Versalis nel petrolchimico di Priolo Gargallo, alla Sasol di Augusta - 19 gli indagati

Nocivo è il capitale non la fabbrica 

Lotta a fondo contro i padroni privati e di Stato che inquinano e ammazzano


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Priolo, sequestrato petrolchimico Versalis. Sigilli anche al Sasol di Augusta e a due depuratori. 19 persone indagate

Priolo, sequestrato petrolchimico Versalis. Sigilli anche al Sasol di Augusta e a due depuratori. 19 persone indagate



Secondo la procura di Siracusa, tra gennaio 2014 e giugno 2016, gli impianti avrebbero emesso "materiale inquinante e molesto" in atmosfera. Carabinieri e finanzieri hanno sequestrato anche i depuratori Tas di Melilli e Ias di Priolo: "Qualità dell'aria nettamente inferiore rispetto ai comuni vicini". I gestori dovranno presentare entro 90 giorni un programma per ricondurre nei limiti le emissioni
Sigilli allo stabilimento Versalis nel petrolchimico di Priolo Gargallo, alla Sasol di Augusta e a due depuratori. E 19 indagati tra coloro che hanno rivestito incarichi di responsabilità nelle aziende interessate dal provvedimento di sequestroemesso dal gip di Siracusa. Secondo la procura, infatti, tra gennaio 2014 e giugno 2016, gli impianti avrebbero emesso “materiale inquinante e molesto” in atmosfera. Secondo i consulenti dei pm, nei comuni di Priolo Gargallo, Augusta e in parte Melilli “si registra una qualità dell’aria nettamente inferiore a quella degli altri Comuni della provincia, avuto riguardo ai vari inquinanti presi in considerazione”.

Così questa mattina è scattato il blitz di carabinieri, Guardia di finanza, Noe di Catania e al Nictas dell’Asp di Siracusa sia nell’impianto della controllata di Eni, all’interno del petrolchimico di Priolo, che nello stabilimento Sasol di Augusta, dove la multinazionale del petrolio ha uno dei suoi tre stabilimenti italiani, specializzato nella produzione di paraffine e olefine. I militari dell’Arma e i finanzieri hanno sequestrato anche i depuratori Tas di Melilli e Ias di Priolo, anche loro all’interno del polo petrolchimico siracusano.L’inchiesta, coordinata dal procuratore Fabio Scavone e diretta dai sostituti Tommaso Pagano, Salvatore Grillo e Davide Lucignani, scaturisce da una serie di esposti e denunce. La procura ha nominato un collegio di consulenti tecnici che avrebbe accertato “la natura inquinante e molesta, sotto il profilo odorigeno, delle immissioni aeree degli stabilimenti Versalis di Priolo e Sasol di Augusta, e dei depuratori Tas di Priolo Servizi di Melilli e Ias di Priolo Gargallo”. Da qui la contestazione di reati ambientali, responsabilità amministrativa degli enti ed emissione in luoghi pubblici di sostanze idonee a creare molestie.
I dati di analisi raccolti dai consulenti tecnici hanno rilevato concentrazioni stabilmente elevatedelle sostanze prese in considerazione nei rilevamenti effettuati nelle centraline di San Cusumano, Ciapi e Priolo centro; ripetuti eventi di picchi elevati di concentrazioni delle sostanze prese in considerazione nei rilevamenti effettuati nelle centraline di Melilli, Siracusa e Augusta; la mancata utilizzazione delle “migliori tecniche disponibili” da parte dei responsabili degli stabilimenti.econdo i consulenti, ci sono vari elementi che “inducono a ritenere che la qualità dell’aria nel territorio interessato si sia fortemente degradata” rilevando come il provvedimento, di carattere preventivo, prevede la continuità di esercizio degli impianti sequestrati, previa disponibilità dei gestori a produrre, entro 90 giorni, un programma per ricondurre nei limiti le emissioni in atmosfera e il versamento di una garanzia fideiussoria pari al costo delle opere di adeguamento che dovranno essere completate entro i prossimi 12 mesi

sabato 16 febbraio 2019

si allunga la lista degli omicidi commessi dai padroni in questo 2019, un altro morto in Sicilia

San Giuseppe Jato, un morto sul lavoro: è il terzo in una settimana
Giuseppe Ciziceno, 54 anni, è morto schiacciato tra la motrice e lo scarrabile nel deposito mezzi della ditta Fratelli Mirto
15 febbraio 2019

Un'altra vittima sul lavoro nel palermitano. E' la terza in pochi giorni. Giuseppe Ciziceno, 54 anni, di San Giuseppe Jato (Pa) è morto schiacciato tra la motrice e lo scarrabile nel deposito mezzi della ditta Fratelli Mirto srl che si occupa dei servizi della raccolta rifiuti. Sono intervenuti i carabinieri, i sanitari del 118 che hanno accertato la morte, gli uomini dell'ispettorato del lavoro e il medico legale. Nei giorni scorsi è toccato a Nicola Vitto, di 48 anni, morto a Carini (Pa) a bordo di un elevatore che si è ribaltato, e a un altro operaio, Francesco Paolo Agrusa, di 26 anni, morto su un traliccio a Corleone.

"Ho convocato per lunedì prossimo il Comitato per esaminare la situazione che sta diventando drammatica", lo dichiara Michelangelo Ingrassia, Presidente del Comitato Consultivo Provinciale dell'Inail di Palermo, dopo l'ennesimo infortunio mortale accaduto oggi a San Giuseppe Jato. "Secondo fonti Anmil", continua Ingrassia, "erano già tre i caduti sul lavoro a Palermo; con l'operaio deceduto oggi, siamo a quattro, di cui tre morti per schiacciamento".
Lo scorso anno, nel bimestre gennaio-febbraio, i dati Inail rilevavano nel territorio palermitano un solo incidente mortale sul lavoro. "Dietro i numeri, però, ci sono storie di uomini e donne, di famiglie spezzate, fonti di sostentamento esaurite; e sono storie che meritano rispetto e risposte", dichiara Ingrassia, che aggiunge: "l'emergenza è nazionale, ormai siamo al 'lavoricidio'. Abbiamo lavorato sul fronte culturale e continueremo a farlo; ma penso sia necessario adesso intervenire sul versante politico della questione. In questo senso intendo veicolare dentro il circuito istituzionale tutte quelle proposte elaborate e presentate nel tempo dalle forze sociali ma non recepite dalle istituzioni, a cominciare dalle proposte contenute nel Protocollo d'Intesa siglato da Confindustria e dalle Organizzazioni Sindacali lo scorso dicembre; proposte concrete che riguardano il ruolo dell'Inail, l'applicazione del Testo Unico sulla Sicurezza, la gestione dei flussi finanziari dell'Istituto. Bisogna, inoltre, fare in modo che i lavoratori e i datori di lavoro non si sentano soli. Non è più tollerabile, per esempio, che nel territorio metropolitano di Palermo operino due sole sedi Inail ed entrambe nel capoluogo. Gli infortuni mortali sono accaduti tutti in provincia ed è qui che bisogna portare l'Inail. Anche così si fa prevenzione".
(...)


La Repubblica online

mercoledì 30 gennaio 2019

La strage di operai aumenta nel 2018, 1.133 dice l'Inail e anche il 2019 comincia con morti, feriti, invalidi… le ultime dalla Sicilia

Operaio bagherese muore in un incidente sul lavoro
Giovedì 24 Gennaio 2019, 18:27 
Dopo pochi minuti avrebbe finito di lavorare e sarebbe tornato a casa. E invece ha perso la vita.
E’ morto sotto una grossa balla di carta pressata un uomo di 64 anni, Antonio Puleo, residente a Bagheria. L’uomo si trovava all’interno dell’Oasi ecologica che sorge nel territorio di Santa Flavia, in via Vallone de Spuches, la strada che collega Bagheria con Casteldaccia.
Secondo una prima ricostruzione, l’incidente sarebbe avvenuto, intorno alle 16,30, poco prima della fine del turno lavorativo,  nell’area in cui vengono smistati i rifiuti della raccolta differenziata.
Puleo è stato travolto dalla balla di carta del peso di circa 700 chilogrammi.
I primi soccorsi sono stati prestati dai colleghi dell’uomo che hanno subito chiamato il 118.
I soccorsi sono arrivati tempestivamente, ma i sanitari non hanno potuto fare altro che certificarne la morte.
http://www.lavocedibagheria.it 


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A Geraci Siculo un operao di 40 anni perde il braccio rimasto incastrato in un macchinario...
Gds 29.1.19

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Inail: 1.133 infortuni mortali nel 2018
Denunce in aumento, anche per le malattie professionali

sabato 26 gennaio 2019

ILVA TARANTO - La Corte di Strasburgo condanna l'Italia per emissioni tossiche. comunicato

Riceviamo e pubblichiamo

Padroni Ilva - governi, compreso l'ultimo fascio-populista e ingannapopolo Di Maio/Salvini colpiti dalla sentenza - anche se essa non ha una conseguenza diretta.Ora bisogna fare entrare
questo parere nel Processo AMBIENTE SVENDUTO e deve servire a operai e cittadini per aprire lo scontro con i nuovi padroni indiani MITTAL perchè vengano imposte misure ordinarie e straordinarie a difesa di salute, ambiente e lavoro e cancellata l'immunità penale.
Rete nazionale per la sicurezza e la salute sui posti di lavoro e territorio
Slai Cobas per il sindacato di classe Taranto
Convegno nazionale a Taranto il 13 marzo
info slaicobasta@gmail.com - 3475301704
---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Da corriere di Taranto
E' stata appena pubblicata la Sentenza emessa dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo nel Procedimento n. 54414/13 (F. Cordella ed altri contro Italia).
L’iniziativa è stata promossa, nel 2013, da 182 tarantini, in due diversi momenti.
La Corte ha poi accorpato la trattazione delle due istanze.

I ricorrenti hanno accusato lo Stato italiano di non aver adottato tutti gli strumenti giuridici e normativi necessari per garantire la protezione dell’ambiente e della salute dei tarantini ma, al contrario, le leggi emanate e susseguitesi nel tempo, hanno avuto il preciso scopo di tutelare, esclusivamente, gli interessi dell’Ilva, così le disposizioni della Convenzione Europea dei Diritti Umani di cui agli articoli n. 2 
(nella parte in cui dispone che “il diritto alla vita di ogni persona è protetto dalla legge. Nessuno può essere intenzionalmente privato della vita, salvo che in esecuzione di una sentenza capitale pronunciata da un tribunale, nel caso in cui il reato sia punito dalla legge con tale pena”), n. 8 (nella parte in cui dispone che “ogni persona ha diritto al rispetto della propria vita privata e familiare, del proprio domicilio”), e n. 13 (nella parte in cui dispone che “ogni persona i cui diritti e le cui libertà riconosciuti nella presente Convenzione siano stati violati, ha diritto a un ricorso effettivo davanti a un’istanza nazionale”).
Una logica già ampiamente condannata dalla popolazione tarantina, soprattutto alla luce dei risultati degli studi scientifici (tra gli altri, lo studio “Sentieri” dell’Istituto Superiore di Sanità) e delle perizie chimico-ambientale ed epidemiologica realizzate dagli esperti incaricati dal Giudice per le Indagini Preliminari, dott.ssa Patrizia Todisco, agli inizi dell’inchiesta sull’Ilva, nel corso dell’incidente probatorio nel procedimento penale “Ambiente Svenduto”.
Alla Corte Europea è stato chiesto di riconoscere, ai tarantini, il loro diritto di vivere in un ambiente salubre. Con la decisione odierna la Prima Sezione della Corte ha riconosciuto la giusta richiesta dei tarantini, dichiarando la violazione degli articoli 8 e 13 da parte dell’Italia. Ad una prima lettura, la CEDU condanna l’Italia a risarcire a ciascuno dei ricorrenti con 5mila euro. Tutta da leggere la sentenza (che vi proponiamo integralmente in questo link: SENTENZA CEDU), che pare non possa cambiare lo stato delle cose, ma certamente – ripetiamo, a un primissimo commento – c’è una condanna morale su come i nostri governanti hanno agito salvaguardando prima di tutto il profitto industriale, trascurando così il diritto alla salute dei tarantini e dell’intero territorio.

mercoledì 9 gennaio 2019

PATTO PER LA FABBRICA: CONCERTAZIONE PADRONALE ANCHE SULLA SICUREZZA SUL LAVORO - Un contributo

NE PUBBLICHIAMO STRALCI

di Dante De Angelis (*)

...Si tratta del recentissimo Accordo Interconfederale in materia di salute e sicurezza sul lavoro, denominato anche “Patto per la fabbrica”.
Rappresenta una spinta ulteriore verso il “monopolio confederale” e sancisce la “concertazione sindacale”, con una visione quasi proprietaria ed esclusivista della rappresentanza, anche sui temi della tutela della salute e della sicurezza del lavoro, ambiti di rilevanza costituzionale che erano rimasti fino ad oggi parzialmente immuni da questo accentramento di ruoli. Il documento è molto complesso e necessita quindi di accurati approfondimenti. Temo tuttavia che, oltre le buone intenzioni e le frasi ad effetto, l’azzeramento delle differenze di punti di vista e l’occultamento del sano e fisiologico “contrasto di interessi” tra il lavoro e l’impresa, rappresenti un elemento di sostanziale arretramento delle tutele.

L’accordo – assieme ad alcune considerazioni ovvie e condivisibili – contiene affermazioni, dichiarazioni di intenti, ed indirizzi molto meno apprezzabili. Mi pare sbilanciato a favore delle imprese e di quel grigio mondo della cosiddetta “bilateralità”, percepito sempre molto lontano dalla realtà quotidiana di chi lavora. Contiene anche alcuni aspetti poco chiari e quindi insidiosi sulla responsabilità penale in materia di malattie professionali e l’inglobamento del RLS nella RSU e quindi nelle logiche di Organizzazione.

Morti sul lavoro: anche nel nuovo anno continua la strage di operai

Aveva 28 anni, sposato e con due figli, ed è morto nella ditta in cui lavorava, la Medical Gas a causa dello scoppio di una bombola di ossigeno e si aggiunge purtroppo al lunghissimo elenco del 2018

La morte di Massimo Aliseo: due indagati
  • 7 gennaio 2019
  • AgrigentoOggi.it
Sviluppi nella vicenda dell’incidente mortale alla Medical Gas” dello scorso 2 gennaio, incidente dove ha perso la vita un operaio della stessa società, Massimo Aliseo, 28 anni, di Agrigento.
Secondo fonti stampa locale, la Procura della Repubblica ha infatti iscritto due persone nel registro degli indagati per l’ipotesi di reato di omicidio colposo.
Si tratterebbe di due figure legate all’impresa che si occupa di gas medicali la cui iscrizione nel registro delle persone indagate sarebbe un atto dovuto per dare loro la possibilità di partecipare all’esame autoptico disposto dai magistrati che stanno indagando sulla vicenda.

REPORT MORTI SUL LAVORO NELL’INTERO 2018

Da Carlo Soricelli
mercoledì 2 gennaio 2019
Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro
Curatore Carlo Soricelli
Sono 703 i morti sui luoghi di lavoro (tutti registrati in apposite tabelle Excel). Con i morti sulle strade e in itinere, considerati dallo Stato e dall’INAIL come morti sul lavoro arriviamo a oltre 1450 lavoratori morti per infortuni. Mai stati così tanti da quando il 1° gennaio 2008 è stato aperto
l’Osservatorio, che monitora in appositi file tutti i morti sui luoghi di lavoro, anche i non assicurati INAIL e tutti quelli che non dispongono di un’assicurazione. Ogni giorno, da quell’anno i lavoratori morti sul lavoro sono stati registrati per anno, mese e giorno della tragedia, identità, luogo e provincia dell’infortunio mortale, professione, età e nazionalità della vittima. Da quell’anno, con oltre 15000 morti sul lavoro è come se fossero spariti gli abitanti di una cittadina come Sasso Marconi.  Rispetto al 2017 registriamo un aumento del 9,7%. Rispetto al 2008 registriamo un aumento del 9,4% (e tutti gli anni parlano di cali inesistenti). 

domenica 30 dicembre 2018

Siracusa, flash mob sotto l'Albero per ricordare le vittime sul lavoro

IN PIAZZA DUOMO

Siracusa, flash mob sotto l'Albero per ricordare le vittime sul lavoro

Siracusa, flash mob sotto l'Albero di Natale per ricordare le vittime sul lavoro
Cartoncini con la sagoma di operai insanguinati, lucini, e nomi, e volti, e storie, ciascuno con la sua, ma tutte riconducibili a due fattori: il lavoro e l'inquinamento.
Ha dato vita, ieri, nel giorno di Natale, il Movimento Aretuseo "Per il lavoro, la sicurezza e le bonifiche", ad un flash mob sotto il grande Albero di Natale montato in Piazza Duomo a Siracusa.
Cartoncini con la sagoma di operai insanguinati, lucini, e nomi, e volti, e storie, ciascuno con la sua, ma tutte riconducibili a due fattori: il lavoro e l'inquinamento.
"L'amministrazione comunale di Siracusa ci ha regalato un bellissimo albero di Natale, pieno di luci colorate. - si legge sulla pagina Facebook dell'evento - Allora anche noi abbiamo deciso di fare un regalo a questa città ed a questa provincia, nella quale le istituzioni paiono ignorare certi problemi: la memoria. La memoria di tutte e tutti i morti di lavoro e di inquinamento. A partire dal 25 Dicembre porteremo sotto l'albero l'immagine degli operai morti sul lavoro e dei cittadini morti per nocività ed un lumino per ognuno di essi. Invitiamo tutte e tutti a fare altrettanto. A Natale regaliamoci la memoria".