mercoledì 31 luglio 2019
domenica 28 aprile 2019
Incidenti sul lavoro, aumentano i morti. Picco di infortuni nelle città del Sud. Malattie cancerogene: in testa c’è Taranto
Da Rete nazionale per la sicurezza e salute sui posti di
lavoro e sul territorio
I dati dell'Osservatorio dei consulenti del lavoro sulle
statistiche Inail.
Nel 2018 le vittime sono cresciute del 10 per cento rispetto
al 2017. Il rischio di morte coinvolge soprattutto uomini over 54, percentuali
in crescita tra stranieri e giovani. Aumentano i morti sul lavoro, soprattutto
quando si utilizzano mezzi di trasporto. E in testa alla triste classifica
degli infortuni mortali ci sono soprattutto province del Sud: Crotone, Isernia,
Campobasso.
Il primato per malattie cancerogene imputabili al lavoro, invece, è
di Taranto, (il 70 per cento dei tumori denunciati è correlato al settore
metalmeccanico) seguita da Torino, Napoli e Milano.
Sono i dati di un’indagine
dell’Osservatorio statistico dei consulenti del lavoro sulla base delle
statistiche Inail del 2018, svolta in occasione della Giornata mondiale per la
salute e sicurezza nei luoghi di lavoro del 28 aprile, promossa
dall’International Labour Organization
sabato 6 aprile 2019
Fermiamo le morti e gli infortuni sul lavoro! Già dall’inizio dell’anno sono 156 i morti al 30 marzo, secondo l’Osservatorio Indipendente di Bologna!
Fermiamo le morti e gli infortuni sul lavoro!
Già dall’inizio dell’anno sono 156 i morti al 30 marzo, secondo l’Osservatorio Indipendente di Bologna!
Rallentiamo i RITMI di LAVORO che diventano forsennati e servono solo per garantire i tempi di consegna, e cioè il PROFITTO, ma non garantisce affatto la vita.
Bisogna pretendere la manutenzione costante e seria, i macchinari nuovi e tecnologicamente avanzati, ma sicuri e i dispositivi e le misure di sicurezza, altrimenti dovremo continuare a contare i danni a scapito degli operai e delle loro famiglie.
Aumentano, nonostante la crisi produttiva, morti, infortuni e malattie professionali, mentre continua la scia di morti per AMIANTO nelle fabbriche di tutto il Paese.
In Sicilia da Siracusa, a Priolo, all’Enichem di Gela (ora Raffineria di Gela con 23 dirigenti indagati per l’inquinamento ambientale), alla Raffineria di Milazzo, alla Fincantieri di Palermo, dove proseguono i processi per i morti di amianto, ci sono inquinamento e i morti.
Ma anche a livello nazionale, dalla Dalmine di Bergamo alla ex Ilva ora Arcelor/Mittal di Taranto, in mano ai padroni indiani, che in quanto a sfruttamento e inquinamento non si differenziano affatto dai padroni italiani, anzi pretendono anche l’immunità penale! A Taranto su questo c’è stato un importante convegno di cui saranno pubblicati a breve i documenti.
Non si può continuare a morire in fabbrica perché per i padroni gli operai sono merce da consumare senza vincoli morali né limiti!
Uomini e donne, giovani e meno giovani, schiacciati in un macchinario o sotto il carico di una gru. Corrosi da sostanze tossiche e nocive, o consumati ‘lentamente’ alla catena. La sicurezza viene considerata sempre una spesa da ridurre, la formazione è inadeguata, impera la precarietà, e l’assenza di controlli fanno il resto.
Le statistiche non devono servire a contare i morti e i feriti di questa guerra che i padroni scatenano contro gli operai. E dietro i grandi numeri delle statistiche ufficiali sugli infortuni, ci sono tantissimi ‘mancati incidenti’, episodi gravi che producono ‘solo danni materiali’, che vengono fatti passare sotto silenzio.
Non bastano affatto le cerimonie di commemorazione dei morti, e nemmeno le dichiarazioni del Presidente della Repubblica per fermare tutto questo. C’è bisogno di unire parole e fatti!
Ci vuole coerenza per andare fino in fondo! C’è bisogno dell’intervento diretto degli operai da organizzare in una Rete nazionale per la sicurezza e la salute sui posti di lavoro e territorio.
Per la Sicilia scrivere a: retesicurezzalavorosicilia@gmail.com o telefonare 338.7708110
Segui il blog http://retesicurezzalavorosicilia.blogspot.com/
Tutti i giovedì presso la sede di via del duca, 4 a Palermo dalle 16,30 in poi
martedì 26 marzo 2019
MORTO OPERAIO DI CAMPOREALE DOPO UN MESE DALL'INCIDENTE
Incidente sul lavoro a Camporeale, morto un operaio dopo
circa un mese dal ricovero
15 Marzo 2019
Un operaio è morto dopo un incidente sul lavoro avvenuto lo
scorso 20 febbraio. Michele Vinci, 63 anni era rimasto impigliato con la
sciarpa nella macchina seminatrice nei campi di Camporeale, in provincia di
Palermo.
Soccorso dai sanitari del 118 era stato trasferito
all'ospedale Civico. I medici avevano riscontrato un grave trauma alla colonna
vertebrale.
Vinci era ricoverato nel reparto di neurochirurgia.
Sull'incidente indagano i carabinieri.
giovedì 7 marzo 2019
TRAGEDIA A S. MARGHERITA. TRATTORE SI RIBALTA MUORE OPERAIO
TRAGEDIA A S. MARGHERITA. TRATTORE SI RIBALTA MUORE
OPERAIO
il: Marzo 05,
2019In: Cronaca, Valle
Del Belice
Un operaio di 50 anni,
Salvatore Calandra, è morto nel primo pomeriggio di oggi in contrada Giacheria
travolto da un escavatore mentre erano in corso lavori di movimento terra per
conto di un privato. L’uomo era alla guida del mezzo che improvvisamente si è
ribaltato, schiacciandolo.
I soccorsi sono stati
immediati, sul posto i vigili del fuoco del locale distaccamento che con
manovre rapide sono riuscite ad estrarlo mentre un’ambulanza del 118 attendeva
per trasferirlo in ospedale. Era stato richiesto anche un intervento
dell’elisoccorso, ma per lo sfortunato operaio non c’è stato nulla da fare. I
carabinieri della locale Stazione hanno avviato gli accertamenti del caso su
disposizione della Procura della Repubblica di Sciacca.
https://www.corrieredisciacca.it/tragedia-a-s-margherita-trattore-si-ribalta-muore-operaio/
martedì 26 febbraio 2019
Caltanissetta: Ancora un omicidio sul lavoro...
Caltanissetta,
incidente sul lavoro: operaio cade da impalcatura e muore
Inutile la corsa all'ospedale "Sant'Elia" di Caltanissetta,
indagano i carabinieri.
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25 febbraio 2019
Incidente mortale sul lavoro questa
mattina a San Cataldo, in provincia di Caltanissetta. Un uomo di 48 anni,
Antonio Salerno, ha perso la vita dopo essere precipitato da un'impalcatura in
via Babbaura. L'uomo nella caduta ha riportato un violento trauma facciale e
altre lesioni. Inutile la corsa all'ospedale "Sant'Elia" di
Caltanissetta. Indagano i carabinieri.
https://palermo.repubblica.it/cronaca/2019/02/25/news/caltanissetta_incidente_sul_lavoro_operaio_cade_da_impalcatura_e_muore-220097412/
domenica 24 febbraio 2019
Report dal processo a Gela contro il disastro ambientale
Come
Rete nazionale sicurezza lavoro e salute territorio – nodo di Palermo abbiamo
seguito l’udienza del 21 febbraio che si è tenuta presso il tribunale di Gela
del processo contro il disastro ambientale causato dall’Eni, oggi Raffineria di
Gela S.p.a.
Questa
udienza ha riguardato la costituzione delle parti civili. Tutti assenti i 23
imputati, tra ex dirigenti e responsabili della sicurezza dello stabilimento
dell’Eni, accusati di disastro ambientale.
L'udienza
si è svolta nello stesso giorno in cui è scattato il provvedimento di
sequestro, emesso dal gip del Tribunale di Siracusa, degli stabilimenti di Versalis nell'impianto
Petrolchimico di Priolo Gargallo, Sasol di Augusta e dei depuratori Tas di
Melilli e Ias di Priolo per emisisoni inquinanti.
Erano
presenti un gruppo di anziani ex lavoratori della Raffineria di Gela S.p.a.,
diversi avvocati in rappresentanza sia di ex operai, cittadini e associazioni
ambientaliste; le richieste sono di risarcimento per i danni subiti sia a
livello personale che ambientale.
Nell’attesa
dell’inizio dell’udienza abbiamo parlato con gli ex operai della Raffineria
presenti che ci hanno raccontato di come si svolgeva il lavoro dal punto di
vista delle condizioni di insicurezza e di inquinamento ambientale: gli sversamenti
illegali avvenivano di notte e i prelievi di controllo invece al mattino in
modo tale che risultassero sempre a posto; non solo è di fatto inquinato tutto
l’ambiente circostante, ma “sotto la superficie dell’azienda c’è una quantità
di agenti inquinanti da fare paura”. Alcuni di questi ex operai oramai in
pensione aspettano da 14 anni un risarcimento poiché si sono ammalati ai
polmoni e respirano molto male, avevano già fatto la causa per l’amianto il cui
“beneficio” gli era stato riconosciuto ai fini pensionistici… alcuni avvocati
rappresentavano gli eredi perché nel frattempo gli operai sono morti.
Agli
operai, facendo dei paralleli in tema di sicurezza e salute sul lavoro in
fabbrica e nell’ambiente circostante, abbiamo riportato alcuni fatti relativi
alla condizione degli operai alla Fincantieri Palermo ma anche della ex Ilva,
oggi Arcelor Mittal, di Taranto, dando loro il volantino relativo al prossimo
convegno che si terrà a proprio a Taranto il 13 marzo.
Il
collegio penale del tribunale (presieduto dal giudice Miriam D’Amore e a latere
Tiziana Landoni e Angela Di Pietro) ha accolto in parte le richieste di
costituzione di parte civile, come quelle per esempio delle associazioni Amici
della Terra Gela e Aria Nuova, che secondo i giudici hanno i requisiti dello
Statuto e della territorialità per un interesse differenziato non solo diffuso.
Non sono state ammesse tra le altre invece l’associazione Farc, composta da
donne che hanno superato la malattia del tumore, nonostante l’avvocato
rappresentante aveva chiesto l’ammissione, in quanto nello statuto sia prevista
la tutela di interessi lesi dai reati contestati agli imputati e puntualizzando
che la richiesta non era relativa genericamente a tutti i cittadini di Gela ma
quelli dei luoghi contigui allo stabilimento, così come sono state respinte
anche le richieste dell’Osservatorio nazionale amianto – sezione locale e
dell’associazione Codici. Non accolte per “interessi generici” ha letto il
giudice.
Accolte
invece le richieste di costituzione di parte civile del Comune di Gela, del
Ministero dell’ambiente e della Regione.
La
controparte Eni, rappresentata da una serie di avvocati, compreso una
avvocatessa che veniva da fuori, ha posto tutta una serie di eccezioni mirate a
negare la legittimità della costituzione, tra cui la citazione in giudizio
dell’Eni perché non ci sarebbe stato nessun rapporto, il nesso, con i danni
all’ambiente e alle persone, semmai poteva essere citata la Raffineria visto
che l’Eni poteva esser considerato al massimo ente controllante.
Da
parte di tutte le parti ammesse alla costituzione delle parti civili vi è stata
la richiesta di far entrare nel processo, come responsabile civile ai fini del
risarcimento, la società Raffineria di Gela, accolta dai giudici.
Durante
la pausa in attesa del pronunciamento dei giudici sull’ammissione delle parti
civili, abbiamo avuto modo di ascoltare uno degli avvocati che rispondeva ad
alcune domande degli ex operai, ansiosi di sapere come potesse andare il
processo e quanto potesse durare: l’avvocato di riferimento ha detto che
bisogna aspettare l’inizio del dibattimento per vedere come procede e i tempi
possono essere lunghi, anche se ci è parso che il collegio dei giudici abbia
espresso l’intenzione di procedere con tempi meno lunghi. Abbiamo parlato anche
con uno degli avvocati dell’associazione Amici della Terra Gela, l’avvocato
Donegani, e con un docente antropologo dell’Università di Catania, esperto in
tema di inquinamento ambientale, con i quali abbiamo scambiato i contatti,
mettendoli a conoscenza del prossimo convegno di Taranto, a cui sono stati
invitati, che si terrà nel mese di marzo su Processo ambiente svenduto ex ilva
- Sentenza corte di Strasburgo - contro immunità penale per padroni e
inquinatori - esposto denuncia contro l'accordo Mittal/governo/sindacati.
In
questa udienza è mancata la partecipazione popolare, di tutte e tutti quelli
colpiti dagli immani disastri dell’inquinamento assassino causato dall’Eni che
sta provando a scaricare le responsabilità sui dirigenti della Raffineria; è
mancata anche, secondo noi, la partecipazione delle associazioni ambientaliste
che hanno delegato gli avvocati. Queste presenze sono necessarie, come
pressione oggettiva, che serva da un lato ad arginare i tentativi degli
avvocati della controparte di prendere tempo, e dall’altro sui giudici stessi
per provare a incanalare il processo nei binari giusti, quelli del
riconoscimento dei diritti pretesi da chi subisce e ha denunciato il disastro.
La
prossima udienza è stata fissata per l’11 luglio.
Rete
nazionale sicurezza lavoro e salute territorio – nodo di Palermo
giovedì 21 febbraio 2019
Invito da Taranto per il 13 marzo a organizzazioni sindacali, associazioni ambientaliste, organismi di lotta
Processo ambiente svenduto - Sentenza corte di Strasburgo -
contro immunità penale per padroni e inquinatori
esposto denuncia contro l'accordo Mittal/governo/sindacati
13 marzo incontro/convegno/assemblea
pomeriggio - luogo da confermare info slaicobasta@gmail.com
347-5301704
presenti
avvocati torinesi di parti civili al processo Ambiente svenduto
operai ILVA/AM, lavoratori e operatori cimitero S. Brunone -
abitanti Tamburi/Paolo VI ambientalisti/medici/Medicina
Democratica/associazioni familiari
rappresentanti nazionali da BG/MI/Palermo
Slai Cobas per il sindacato di classe
Rete nazionale salute e sicurezza lavoro e territorio - nodo Taranto
organizzazioni sindacali, associazioni ambientaliste,
associazioni e organismi di lotta di Taranto e provincia
Siracusa/Priolo - sequestro allo stabilimento Versalis nel petrolchimico di Priolo Gargallo, alla Sasol di Augusta - 19 gli indagati
Nocivo è il capitale non la fabbrica
Lotta a fondo contro i padroni privati e di Stato che inquinano e ammazzano
******
Priolo, sequestrato petrolchimico Versalis. Sigilli anche al Sasol di Augusta e a due depuratori. 19 persone indagate

Sigilli allo stabilimento Versalis nel petrolchimico di Priolo Gargallo, alla Sasol di Augusta e a due depuratori. E 19 indagati tra coloro che hanno rivestito incarichi di responsabilità nelle aziende interessate dal provvedimento di sequestroemesso dal gip di Siracusa. Secondo la procura, infatti, tra gennaio 2014 e giugno 2016, gli impianti avrebbero emesso “materiale inquinante e molesto” in atmosfera. Secondo i consulenti dei pm, nei comuni di Priolo Gargallo, Augusta e in parte Melilli “si registra una qualità dell’aria nettamente inferiore a quella degli altri Comuni della provincia, avuto riguardo ai vari inquinanti presi in considerazione”.
Così questa mattina è scattato il blitz di carabinieri, Guardia di finanza, Noe di Catania e al Nictas dell’Asp di Siracusa sia nell’impianto della controllata di Eni, all’interno del petrolchimico di Priolo, che nello stabilimento Sasol di Augusta, dove la multinazionale del petrolio ha uno dei suoi tre stabilimenti italiani, specializzato nella produzione di paraffine e olefine. I militari dell’Arma e i finanzieri hanno sequestrato anche i depuratori Tas di Melilli e Ias di Priolo, anche loro all’interno del polo petrolchimico siracusano.L’inchiesta, coordinata dal procuratore Fabio Scavone e diretta dai sostituti Tommaso Pagano, Salvatore Grillo e Davide Lucignani, scaturisce da una serie di esposti e denunce. La procura ha nominato un collegio di consulenti tecnici che avrebbe accertato “la natura inquinante e molesta, sotto il profilo odorigeno, delle immissioni aeree degli stabilimenti Versalis di Priolo e Sasol di Augusta, e dei depuratori Tas di Priolo Servizi di Melilli e Ias di Priolo Gargallo”. Da qui la contestazione di reati ambientali, responsabilità amministrativa degli enti ed emissione in luoghi pubblici di sostanze idonee a creare molestie.
I dati di analisi raccolti dai consulenti tecnici hanno rilevato concentrazioni stabilmente elevatedelle sostanze prese in considerazione nei rilevamenti effettuati nelle centraline di San Cusumano, Ciapi e Priolo centro; ripetuti eventi di picchi elevati di concentrazioni delle sostanze prese in considerazione nei rilevamenti effettuati nelle centraline di Melilli, Siracusa e Augusta; la mancata utilizzazione delle “migliori tecniche disponibili” da parte dei responsabili degli stabilimenti.econdo i consulenti, ci sono vari elementi che “inducono a ritenere che la qualità dell’aria nel territorio interessato si sia fortemente degradata” rilevando come il provvedimento, di carattere preventivo, prevede la continuità di esercizio degli impianti sequestrati, previa disponibilità dei gestori a produrre, entro 90 giorni, un programma per ricondurre nei limiti le emissioni in atmosfera e il versamento di una garanzia fideiussoria pari al costo delle opere di adeguamento che dovranno essere completate entro i prossimi 12 mesi
sabato 16 febbraio 2019
si allunga la lista degli omicidi commessi dai padroni in questo 2019, un altro morto in Sicilia
San Giuseppe Jato,
un morto sul lavoro: è il terzo in una settimana
Giuseppe Ciziceno, 54 anni, è morto schiacciato tra la motrice e lo
scarrabile nel deposito mezzi della ditta Fratelli Mirto
15 febbraio 2019
Un'altra vittima sul
lavoro nel palermitano. E' la terza in pochi giorni. Giuseppe Ciziceno, 54
anni, di San Giuseppe Jato (Pa) è morto schiacciato tra la motrice e lo
scarrabile nel deposito mezzi della ditta Fratelli Mirto srl che si occupa dei
servizi della raccolta rifiuti. Sono intervenuti i carabinieri, i sanitari del
118 che hanno accertato la morte, gli uomini dell'ispettorato del lavoro e il
medico legale. Nei giorni scorsi è toccato a Nicola Vitto, di 48 anni, morto a Carini (Pa) a bordo di un elevatore che si
è ribaltato, e a un altro operaio, Francesco Paolo Agrusa, di 26 anni, morto su un traliccio a Corleone.
"Ho convocato per lunedì prossimo il Comitato per esaminare la situazione che sta diventando drammatica", lo dichiara Michelangelo Ingrassia, Presidente del Comitato Consultivo Provinciale dell'Inail di Palermo, dopo l'ennesimo infortunio mortale accaduto oggi a San Giuseppe Jato. "Secondo fonti Anmil", continua Ingrassia, "erano già tre i caduti sul lavoro a Palermo; con l'operaio deceduto oggi, siamo a quattro, di cui tre morti per schiacciamento".
Lo scorso anno, nel bimestre gennaio-febbraio, i
dati Inail rilevavano nel territorio palermitano un solo incidente mortale sul
lavoro. "Dietro i numeri, però, ci sono storie di uomini e donne, di
famiglie spezzate, fonti di sostentamento esaurite; e sono storie che meritano
rispetto e risposte", dichiara Ingrassia, che aggiunge: "l'emergenza
è nazionale, ormai siamo al 'lavoricidio'. Abbiamo lavorato sul fronte
culturale e continueremo a farlo; ma penso sia necessario adesso intervenire
sul versante politico della questione. In questo senso intendo veicolare dentro
il circuito istituzionale tutte quelle proposte elaborate e presentate nel
tempo dalle forze sociali ma non recepite dalle istituzioni, a cominciare dalle
proposte contenute nel Protocollo d'Intesa siglato da Confindustria e dalle
Organizzazioni Sindacali lo scorso dicembre; proposte concrete che riguardano
il ruolo dell'Inail, l'applicazione del Testo Unico sulla Sicurezza, la
gestione dei flussi finanziari dell'Istituto. Bisogna, inoltre, fare in modo
che i lavoratori e i datori di lavoro non si sentano soli. Non è più
tollerabile, per esempio, che nel territorio metropolitano di Palermo operino
due sole sedi Inail ed entrambe nel capoluogo. Gli infortuni mortali sono
accaduti tutti in provincia ed è qui che bisogna portare l'Inail. Anche così si
fa prevenzione"."Ho convocato per lunedì prossimo il Comitato per esaminare la situazione che sta diventando drammatica", lo dichiara Michelangelo Ingrassia, Presidente del Comitato Consultivo Provinciale dell'Inail di Palermo, dopo l'ennesimo infortunio mortale accaduto oggi a San Giuseppe Jato. "Secondo fonti Anmil", continua Ingrassia, "erano già tre i caduti sul lavoro a Palermo; con l'operaio deceduto oggi, siamo a quattro, di cui tre morti per schiacciamento".
(...)
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