Il nodo Palermitano della Rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro con questo blog intende creare uno spazio libero di informazione di classe aperto a tutti coloro che ((consapevoli della continua strage di lavoratori morti sul e per il lavoro)) vogliano contribuire alla lotta -- BASTA MORTI E INFORTUNI IN NOME DEL PROFITTO T -- PADRONI ASSASSINI PAGHERETE CARO . PADRONI ASSASSINI PAGHERETE TUTTO -- per un contatto diretto 338-3342733 o 338- 7708110 oppure retesicurezzalavorosicilia@gmail.com

mercoledì 23 maggio 2018

Ispettori del lavoro, no allo smantellamento della legislazione sociale, del diritto del lavoro e della tutela dei lavoratori

Da una lettera denuncia - stralci


Al Capo dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro di (…)

Oggetto. Piano di lavoro individuale

"...In relazione all’attività cui lo scrivente è assegnato, nel ricordarLe come alla propria richiesta di espletamento individuale dell’attività ispettiva, fosse stata frapposta a suo tempo – tra l’altro – anche la limitata capacità d’azione dell’ispettore tecnico in ambito “ordinario”, rileva come sul piano in argomento sia assegnato, tra l’altro a “vigilanza sull’esecuzione del CCNL e tutte le leggi in materia di lavoro e previdenza sociale – programmazione di attività di altri organi di vigilanza – vigilanza delle attività formative – verifiche amministrativo contabili – vigilanza sugli enti di patronato – esami verbali di accertamento degli istituti assicurativi e provvedimenti conseguenti – vigilanza, accertamenti e indagini in materia di tutela delle donne, dei minori, delle lavoratrici madri e categorie protette”.
...ritiene l’attività assegnata generica ed onnicomprensiva, ovvero priva di ogni indicazione su quali delle innumerevoli tipologie di intervento indicate, doversi concentrare per l’eventuale, sufficiente e necessario adempimento del piano di lavoro.
Né, d’altra parte, nella “sintesi compiti / obiettivi affidati” il dilemma viene risolto, anzi, viene aggravato.

Senza infatti, alcuna indicazione di tipo qualitativo, vengono fatti esclusivamente riferimenti quantitativi, che riducono la valutazione dell’attività dello scrivente al conteggio del numero di pezzi prodotti da un qualunque operatore, addetto ad una qualunque macchina industriale elementare. Il cui indice di qualità è determinato semplicemente dalla quantità di scarti prodotti e la cui efficienza è definita, in una logica da “tempi e ritmi”, dal numero di pezzi prodotti in un determinato tempo.

Lo scrivente vorrebbe sperare che una simile sottovalutazione del senso e del valore sociale dell’ispezione del lavoro fosse determinata da altre cause, ma è perfettamente consapevole come in realtà sia la diretta ed immediata conseguenza di una sistematica erosione della funzione ispettiva, iniziata ormai da quasi un decennio e volta ad accompagnare, sul piano dell’intervento pubblico, lo smantellamento della legislazione sociale, del diritto del lavoro e delle tutele a difesa dei lavoratori.

In particolare l’adozione di obiettivi numerici a prescindere da qualunque, prioritaria / individuazione degli obiettivi sociali, su cui finalizzare l’attività ispettiva e senza alcuna considerazione della complessità degli accertamenti necessari, costituisce un oggettivo indirizzo dell’attività ispettiva verso la banalizzazione della stessa.

L’attribuzione di una percentuale necessaria di “irregolarità” per conseguire la presunta qualificazione dell’azione ispettiva, è semplicemente incongrua e punitiva nei confronti dei soggetti ispezionati. Verso cui gli ispettori non sarebbero chiamati ad assicurare il rispetto della legislazione sociale e delle norme, ma a scovare una qualunque irregolarità per giustificare “qualitativamente” il proprio lavoro.
Anche in relazione alla pretesa che l’80% delle pratiche siano concluse al 120° giorno successivo al primo accesso ispettivo – tralasciando in questo discorso le ispezioni tecniche – è sufficiente il semplice richiamo ai tempi tecnico-giuridici legati alle contestazioni delle violazioni, ai tempi di adempimento delle diffide e di pagamento delle sanzioni e di eventuale redazione del rapporto, per evidenziare ancora chiaramente la pretesa banalizzazione dell’attività ispettiva, con una penalizzazione di qualunque accertamento complesso.

Peraltro, lo scrivente rileva come, benché il suo piano di lavoro individuale sia letteralmente omnicomprensivo, gli sia stato attribuito un obiettivo di pratiche totalmente abnorme rispetto agli obiettivi assegnati al restante personale ispettivo, comunque inquadrato.

Al fine di esplicitare il senso di quanto precede si ritiene opportuno fare un esempio.
Ieri sera la trasmissione Report di Rai Tre ha mandato in onda un lungo servizio sullo stato dell’ispezione del lavoro e dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, alla luce delle condizioni constatate nel più grande deposito Conad del centro-sud e nella Fincantieri di Mestre.
Come qualunque ispettore non può non sapere, le condizioni constatate sono in violazione a qualunque normativa. Lo sono da un punto di vista dei rapporti di lavoro e da un punto di vista della sicurezza (anche se questa è a carico delle ASL).

Il taglio dell’ottimo servizio giornalistico ha però svoltato su aspetti certo, reali e pesanti, ma diversi. Concentrandosi di fatto sulla carenza di mezzi e strumenti e sull’aborto che è risultato essere l’avvio dell’Ispettorato Nazionale, senza costi aggiuntivi per lo Stato, e le “gelosie del dato” dell’Inps.

In realtà, per svolgere efficacemente l’ispezione del lavoro, sia nel magazzino Conad e sia alla Fincantieri non servirebbero né l’accesso a nessuna banca dati dell’Inps, né alcuna risorsa o strumento aggiuntivi. Sarebbe sufficiente la volontà politica di far svolgere ad un organo dello Stato la propria funzione.

E’ intollerabile che un responsabile del servizio ispettivo dica che il committente non fornisca le notizie sulle imprese presenti o, forse peggio, che gli ispettori siano bloccati all’ingresso e, dopo un’attesa di mezz’ora, vengano “accompagnati” dalle stesse imprese che dovrebbero ispezionare. Cos’è, siamo arrivati al punto che gli ispettori del lavoro hanno la facoltà di “invito” o “preghiera” al posto del potere di diffida? Questi ispettori si sono mai degnati almeno di leggere cosa c’è scritto sulla loro tessera?

Per smantellare le palesi illegalità, alla faccia della potenza del committente e dell’eventuale sua natura “pubblica”, potrebbe essere addirittura, per assurdo, superfluo raccogliere le dichiarazioni dei lavoratori.

Occorrerebbe acquisire atto costitutivo, libri sociali, registro degli ammortamenti, registro fatture clienti, registro fatture fornitori, contratti accesi, fatture emesse e quant’altro necessario, studiandolo, a determinare oggettivamente l’esistenza reale o fittizia dell’appaltatore. Occorrerebbe verificare la filiera produttiva all’interno della quale agiscono i lavoratori formalmente dipendenti dell’appaltatore ed il relativo organigramma, individuando la figura ultima che gestisce il lavoro dei dipendenti dell’appaltatore. Occorrerebbe ricostruire la storia dell’appalto, risalendo, sempre oggettivamente – se non ci fosse collaborazione – alle situazioni pregresse che hanno coinvolto i medesimi lavoratori, operando gli accertamenti analoghi a quelli eseguiti nei confronti dell’ultimo appaltatore.

Non occorrerebbero né supermen, né mezzi mirabolanti. Occorrerebbe solo pazienza e tempo, tanto tempo, il tempo necessario.

E il risultato non sarebbe certo. Dipenderebbe dal riscontro degli elementi oggettivi raccolti e studiati. Se l’appaltatore risultasse un’impresa reale e non di comodo, con una sua “vita” che prescinda dal contratto con l’appaltante e nell’appalto, di suo, ci mettesse almeno l’organizzazione del lavoro dei propri dipendenti – fermo restando il rispetto delle condizioni di lavoro e contrattuali – l’eventuale conclusione negativa dell’accertamento non renderebbe lo stesso meno significativo e socialmente rilevante rispetto al caso in cui si fosse in presenza di un esito diverso. L’accertamento non sarebbe qualitativamente inferiore.

Occorrerebbe tempo, non per fare sanzioni, ma per verificare e garantire il rispetto delle norme a tutela dei lavoratori.

Tempo che le logiche dei dirigenti dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro non consentono e gli Ispettorati Territoriali finiscono per girarsi dall’altra parte.
Del resto nulla di strano. Le ASL fanno anche di peggio. Le scene mostrate dal servizio di Report fuori del cancello principale della Fincantieri gridano vendetta. Non c’è bisogno di invocare il rispetto del decreto 81, le norme c’erano già, scritte nero su bianco nel 303 del 1956 … e basta avere gli occhi per concludere in cinque minuti l’accertamento...

Lettera firmata

martedì 22 maggio 2018

Corteo a Siracusa contro morti sul lavoro , sicurezza, bonifiche: cronaca dei compagni dello Slai Cobas sc e Rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro e sui territori - nodo di Palermo

Una importante manifestazione quella che si è svolta a Siracusa sabato 19 maggio contro i morti sul lavoro, per la sicurezza e contro l'inquinamento dei territori, organizzata dal Movimento Aretuseo per il lavoro la sicurezza e le bonifiche, composto da operai del petrolchimico di Priolo,  da studenti e precari che ci hanno accolto con calore sin dall'inizio accompagnandoci al luogo del concentramento. 


Una manifestazione che quest'anno è stata rilanciata per la terza volta perchè per la prima volta fu fatta nel 2015 a seguito della morte  nel mese di settembre , nel giro di tre giorni, di tre operai al Petrolchimico di Priolo: Salvatore Pizzolo, Michele Assente e Vincenzo Guerci.

Presenti diverse associazioni/Comitati di lotta territoriali di Siracusa, Augusta, Melilli, Lentini, Valle del Mela... presenti rappresentanti del Cobas Confederazione, Potere al popolo Siracusa.Noi abbiamo aderito e partecipato come Slai Cobas per il sindacato di classe e Rete Nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro e sui territori - nodo di Palermo.





Una manifestazione da valorizzare perchè nonostante i numeri non grandi ha posto con forza la necessità della lotta contro le morti e gli infortuni in fabbrica e nei posti di lavoro, le morti da lavoro, contro le morti da inquinamento dei territori, sottolineando che queste battaglie devono unirsi
operai, lavoratori e cittadini/masse popolari devono unirsi in una lotta comune contro un nemico che è comune, lo sfruttamento capitalistico.




In alcuni passaggi del suo intervento iniziale al concentramento un attivista del Movimento Aretuseo  ha posto il fatto che Siracusa non può essere solo una città per turisti ma si deve lavorare e lottare perchè operai e cittadinanza impugnino la battaglia per la sicurezza e salute sia sul lavoro che per il territorio, facendo anche rifermento a città come Taranto e il caso Ilva... 


L'intervento di un operaio è iniziato dicendo "non siamo tantissimi ma siamo buoni", hanno fatto volantinaggi prime della manifestazione anche nelle scuole altri posti di lavoro portando la solidarietà anche agli operai della Technisol- raffinerie ISAB a rischio licenziamento. 
"...Ma questa manifestazione non finisce oggi!" In critica con i sindacati di categoria ha detto che "occorre un cambio di passo" (alla manifestazione non erano presenti sindacati confederali tranne alcuni rappresentanti Fiom, Uilm ma senza bandiere). "Tra operai e cittadini non c'è contrasto, il Petrolchimico non deve causare più questi danni... non ci sono alibi e se sarà necessario alzeremo il tiro... non temiamo la repressione... questa manifestazione non finisce con il concerto di stasera per ricordare i nostri colleghi morti... Chiediamo un tavolo urgente e permanente sull'emergenza impianti del Petrolchimico..."

Una donna molto combattiva del Comitato Stop veleni Augusta/Melilli/Priolo ha denunciato l'emergenza ambientale del territorio e il pesante costo in termini di morti e malattie tumorali (lei ha perso il padre) e le morti nella classe operaia nei vari petrolchimici di tutta l'Italia "...Trasformiamo i lutti in battaglie giuste... le bonifiche dei territori sono anche fonte occupazionale... No alla chiusura delle industrie ma che siano bonificate a partire dalle leggi che già esistono ma che spesso restano carta straccia.. ipocrisia arrogante delle istituzioni ..." 


In un nostro primo intervento abbiamo salutato la manifestazione definendola coraggiosa, "i numeri certo sono importanti ma aumenteranno..." , importante è lavorare su questo tema, lottare trovando l'unità delle forze necessaria... https://www.youtube.com/watchtime_continue=52&v=Our0f3P7H70
Il corteo combattivo ha attraversato diverse vie della città partendo dallo stadio,  suscitando attenzione di molti cittadini e automobilisti, tra slogan continui tra cui " MICHELE ASSENTE SALVO PIZZOLO NOI NON DIMENTICHIAMO I MORTI SUL LAVORO - MORTI SUL LAVORO INQUINAMENTO NON LO VOGLIAMO IL VOSTRO SFRUTTAMENTO - BASTA PRECARIATO E LAVORO NERO SICUREZZA LAVORO VERO - ESSO ESSO NON SCAPPARE LA NOSTRA TERRA DEVI BONIFICARE..." 

Arrivati a Ortigia il corteo si è concluso in una piazza presso il Tempio di Apollo, dove nell'attesa del concerto è iniziata un'assemblea cittadina con interventi dal palco mentre tutti gli striscioni venivano esposti in tutta la piazza.

Abbiamo diffuso il volantino con la Piattaforma della  Rete Nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro e sui territori con la necessita di collegare le lotte e la proposta di costruire una manifestazione nazionale unendo tutte le lotte dalle fabbriche ai posti di lavoro alle lotte contro l'inquinamento, proposta che la compagna dello Slai Cobas sc e Rete ha ribadito durante l'intervento dal palco, da dove ha dato voce anche alla battaglia dell'Ilva che portiamo avanti a Taranto, trovando condivisione tra i presenti. 



Un bel concerto ha chiuso la manifestazione con gruppi musicali composti anche da operai che si sono esibiti sul palco dove vi era una grande foto degli operai morti al Petrolchimico nel 2015.

Alla fine la parola agli operai "GRAZIE A TUTTI i movimenti e le associazioni, che hanno collaborato a far si che il corteo, per il LAVORO LA SICUREZZA E LE BONIFICHE, abbia avuto successo, abbiamo attraversato la città, destando curiosità ai numerosi cittadini, che ci davano solidarietà, al nostro passaggio, ascoltando con attenzione, i nostri slogan e le nostre rivendicazioni"

SLAI COBAS SC PA
Rete Nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro e sui territori - nodo di Palermo.

martedì 15 maggio 2018

19 MAGGIO GIORNATA DI LOTTA CONTRO LE MORTI SUL LAVORO E DI NOCIVITA’ A SIRACUSA



Lo Slai Cobas per il sc/Rete nazionale salute e sicurezza sui posti di lavoro e territori (nodo di Palermo) aderisce
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IL 19 MAGGIO: GIORNATA DI LOTTA CONTRO LE MORTI SUL LAVORO E DI NOCIVITA’ 
MOVIMENTO ARETUSEO " PER IL LAVORO, LA SICUREZZA E LE BONIFICHE"



  Sono passati più di due anni da quando, nel settembre 2015, è cominciato il percorso del Movimento Aretuseo contro le Morti Bianche e per la sicurezza sul lavoro, in quel tragico Settembre nel quale, nel giro di tre giorni, tre lavoratori persero la vita al Petrolchimico di Priolo: Salvatore Pizzolo, Michele Assente e Vincenzo Guerci. Da quel momento abbiamo cominciato a monitorare la situazione del Petrolchimico e ad organizzarci assieme alle famiglie degli operai, in particolare assieme a quelle di Salvo e Michele, perché quelle morti non fossero avvenute invano e non fossero dimenticate in fretta. Per questo, nel più totale silenzio delle istituzioni, abbiamo organizzato il concerto del 24 aprile 2016 e del 22 aprile 2017. 

Purtroppo, anche in questi ultimi due anni abbiamo assistito al ripetersi di tragedie del genere nella nostra provincia, come la morte di Antonio Galvano in un cantiere esterno del Polo Petrolchimico, ed in generale  nel paese la situazione è quantomai grave e drammatica e quella delle morti sul lavoro si conferma come una emergenza a carattere oramai nazionale. 
Solo nei primi mesi del 2018, in Italia 151 persone sono morte mentre lavoravano. Il numero, pubblicato dall’Osservatorio indipendente di Bologna, è terrificante. Solo negli ultimi giorni abbiamo avuto le morti multiple in tre esplosioni dei pompieri di Catania il 20 Marzo, dei  due operai addetti alle bonifiche nel porto di Livorno il 28 Marzo e l'1 Aprile ancora alla Ecb di Treviglio in provincia di Bergamo, presso un silos di stoccaggio di sostanze alimentari e nel crollo di un muro di contenimento in un cantiere di Catanzaro il 5 aprile sono morti due operai edili. 
Nella nostra provincia noi pensiamo che le condizioni di lavoro, sia dentro il Polo Petrolchimico di Siracusa che in generale, siano sempre peggiori. Ma, se è vero che la precarietà miete vittime, le nocività non sono certo da meno. E proprio per questo, in questo ultimo anno, abbiamo più spesso incontrato i comitati che si battono contro l'inquinamento e le morti di tumore nel nostro territorio, da Augusta a Lentini. 

Il 21 Luglio 2017  sono stati sequestrati due impianti industriali del polo petrolchimico di Siracusa: lo stabilimento Esso e gli stabilimenti Isab Nord e Isab Sud. L'inchiesta, coordinata dal procuratore capo Francesco Paolo Giordano, è nata a seguito dei numerosi esposti e denunce di cittadini, movimenti ambientalisti, enti e istituzioni che lamentavano la cattiva qualità dell'aria, confermando ancora una volta che esiste un enorme problema ambientale causato dal permanere in funzione di impianti arretrati e dannosi, che causano un serio danno alla salute di chi vive in tutta la provincia, e sono proprio i lavoratori a pagare il prezzo più alto del disastro ambientale in atto, basti guardare le statistiche inerenti alle malattie professionali per rendersi conto di questo. 

Noi pensiamo che gli interessi privati delle grandi multinazionali che lavorano al Polo Petrolchimico siano indifferenti alle condizioni di salute e di sicurezza dei lavoratori e dei cittadini della provincia di Siracusa. Noi crediamo che per recuperare un territorio violentato e calpestato come quello della provincia di Siracusa sia necessario varare un grande piano nazionale di bonifiche, di manutenzione straordinaria e messa in sicurezza degli impianti, che possa mettere un freno al disastro ambientale e contemporaneamente dare una prospettiva di lavoro a migliaia di giovani rimasti senza occupazione a causa dei licenziamenti che, nell'ultimo decennio, hanno ridotto drasticamente le schiere degli occupati nell'industria. 
Quest'anno, in una provincia che non è addormentata come ce la raccontano, ma che è piena di lavoratori e di lavoratrici che difendono il proprio posto di lavoro da un lato e dall'altro di cittadine e cittadini che lottano per non morire di cancro, vogliamo rilanciare, alzare la voce ed il livello di mobilitazione.  

  PER QUESTO RADDOPPIAMO L'APPUNTAMENTO!!!!

    SABATO 19 MAGGIO, A SIRACUSA: 

ALLE ORE 16:30:  CORTEO CITTADINO PER IL LAVORO, LA SICUREZZA E LE BONIFICHE  CONTRO L'INQUINAMENTO E LE MORTI SUL LAVORO E DI TUMORE 

DALLE ORE  19:30 IN POI:  CONCERTO ASSEMBLEA CONTRO LE MORTI SUL LAVORO   

   PER SALVO, MICHELE, VINCENZO MA ANCHE PER NUNZIO, CARMINE, DARIO, GIORGIO, ANTONIO, PINO, DRAGOS E LE CENTINAIA SENZA NOME CHE IN QUALSIASI PARTE DEL NOSTRO PAESE SONO MORTI PER PORTARE IL PANE ALLE PROPRIE FAMIGLIE MA RESTANO VIVI NEI NOSTRI CUORI!!

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Movimento Aretuseo " Per il Lavoro, la Sicurezza e le Bonifiche"
...sarà anche il corteo della città di SIRACUSA, e perché no della SICILIA( ci sono adesioni da CATANIA , AUGUSTA, LENTINI, MILAZZO , MESSINA E PALERMO,
Nuova adesione: SLAI COBAS PER IL SC DI PALERMO aderente alla Rete nazionale salute e sicurezza sui posti di lavoro e territori

sabato 7 aprile 2018

Nelle aziende siciliane un incidente fatale ogni 7 giorni... ma non si tratta di "lavoro che uccide", ma di sistema capitalistico e padroni assassini


Quando il lavoro uccide, la Spoon River delle vittime

Nelle aziende siciliane un incidente fatale ogni 7 giorni
Le sorti di chi è morto per guadagnarsi uno stipendio

Le chiamano morti bianche, ma di bianco hanno ben poco. Portano con sé il rosso del sangue versato in un cantiere e il nero nel cuore dei parenti. Gaetano il marinaio, Alessio l’elettricista, Antonio il poliziotto sono volti e storie che stanno strette nelle statistiche. Brandelli di ricordi li fanno emergere dal silenzio di una strage quotidiana che soltanto nel 2017 ha causato in Sicilia 51 morti, più o meno uno alla settimana. La cis e il comune hanno voluto onorarli ieri a Palermo, istituendo la prima giornata delle vittime del dovere. A piantare un albero a villa Trabia per ricordare i tanti morti sul lavoro c’era cinzia D’oca, la moglie dell’operaio Giovanni Mannino, morto a 41 anni mentre lavorava al cantiere del tram di Palermo. Il suo sguardo si è spento da quel maledetto 9 aprile 2013. Due figli da crescere e quel marito sol sorriso stampato sempre sul volto e le sigarette diana in tasca non più a fianco. Giovanni aveva lavorato come muratore fin quando arrivò l’occasione: un posto nel cantiere del tram. “Quando andò a parlare con geometra per chiedere di poter essere assunto, ci andò con mio figlio. Adesso il ragazzo ha 17 anni e da grande vuole fare proprio il geometra”, dice piangendo la signora Cinzia.
Di giorni maledetti ce n’è tanti nel calendario delle vittime del dovere. Un cerchio circonda la data del 3 ottobre 2002. Piovigginava e tirava un vento freddo. L’infermiere rianimatore salvatore Guastella aveva finito il suo turno al 118 e guidava la sua auto su viale Regione Siciliana, sul sedile del passeggero c’era un mazzo di fiori da regalare alla moglie per l’anniversario del matrimonio che avrebbero festeggiato il giorno dopo nella loro casa di Altofonte. All’altezza di villa Tasca il destino gliel’ha impedito. C’era stato un incidente, lui ha accostato, ha attraversato la strada e una Bmw l’ha travolto.

mercoledì 28 marzo 2018

Operai morti per amianto: dalla Fincantieri di Palermo all’Enel di Termini Imerese, la scia infinita dei processi

I processi sono infiniti come le morti di amianto che continuano inesorabili a distanza di tempo. Questa lunghezza di fatto, con le inevitabili prescrizioni (e talvolta con la morte per vecchiaia degli stessi imputati e condannati), non permette nessuna giustizia per gli operai e i loro familiari.
L’opera viene completata dalla connivenza o dalle iniziative di facciata, spesso obbligate dalla stessa gravità dei fatti, delle organizzazioni sindacali confederali.

Quindici decessi. Il gup Vincenti deve pronunciarsi dopo la nuova istanza della procura sugli ex dirigenti Lemetti, Cipponeri e Cortesi, più volte processati e condannati
Morti d’amianto ai cantieri navali. Altre 3 richieste di rinvio a giudizio
I conti non tornano, perché i processi sono “solo” otto, secondo la Procura, undici secondo altri calcoli: ciò che è certo è l’ennesimo troncone dell’interminabile inchiesta sulle morti bianche da amianto alla Fincantieri. Gli imputati sono ancora i tre più volte processati e condannati, gli ex dirigenti Luciano Lemetti, classe 1927, Antonino Cipponeri, quest’anno 79enne e Giuseppe Cortesi, nato nel 1948: quindici i casi di ex operai deceduti per malattie che sarebbero state contratte sul lavoro, di cui si occuperà il Gup Cesare Vincenti.
La richiesta di rinvio a giudizio è del pm Claudia Ferrari e Claudia Bevilacqua, titolari pure di altri
tronconi già chiusi o ancora in corso. Un paio le sentenze già definitive. 
Delle 15 contestazioni del nuovo filone d’indagine, due eventi sono destinati a cadere per prescrizione, in particolare le lesioni colpose, collegati a malattie non immediatamente mortali come l’asbestosi, causata dall’inalazione di fibre di amianto. In questi casi la prescrizione decorre dal momento in cui nella patologia si registra un “significativo peggioramento”. Per le morti, invece, il calcolo parte dalla data del decesso: da quel momento il “tempo massimo” per arrivare a sentenza definitiva è di circa 15 anni. Il mesotelioma pleurico, la forma di tumore provocata dall’amianto, ha una latenza media di una trentina d’anni: secondo la scienza medica. Il carcinoma può rimanere “nascosto” in un arco temporale enorme, compreso tra 25 e 40 anni. Una volta che esplode, di regola non lascia scampo. Ci sono poi i tumori polmonari, la cui ricollegabilità al lavoro ai Cantieri navali va accertata caso per caso. Le vittime o i loro familiari si costituiscono parte civile (molti sono assistiti dall’avvocato Fabio Lanfranca) e raggiungono accordi per i risarcimenti anche in sede extragiudiziale.
La pericolosità dell’amianto, secondo le sentenze già definitive, era ampiamente nota già negli anni ’80. In un processo, un operaio dei Cantieri raccontò che intorno al 1981-’82, con altri colleghi andò in trasferta a Monfalcone, dove c’è la sede principale della Fincantieri. “Gli operai del luogo -disse il testimone – ci presero in giro, dandoci dei terroni e degli incompetenti, perché usavamo ancora parti e componenti in amianto. Ci dissero che era pericoloso e che loro da tempo non lo trattavano più”.
Giornale di Sicilia
27 marzo ’18
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Termini Imerese
Operai morti per amianto, il processo
È iniziata la fase dell’udienza preliminare che vede imputati Gaetano Speziale e Giuseppe Accurso, ex dirigenti dell’Enel, vice direttori del compartimento Enel di Palermo, per la morte di un operaio specializzato di squadra, presso la centrale Termoelettrica Enel di Termini Imerese dall’1 ottobre 1970 al 19 dicembre 1983, deceduto il 16 gennaio 2010 perché durante il periodo lavorativo sarebbe stato esposto ad amianto, il gup Michele Guarnotta ha accolto la richiesta di parte civile dei familiari ed ha ammesso la citazione come responsabile civile di Enel Spa perché risponda in solido con gli imputati, richiesta dagli avvocati Ezio Bonanni e Pietro Gambino. “La vedova e gli orfani della vittima di amianto, costituti parte civile, agiscono per ottenere il risarcimento dei danni. E comunque agiremo anche in sede civile: non lasceremo nulla di intentato”, dichiara l’avvocato Bonanni, legale della famiglia della vittima presidente dell’osservatorio nazionale amianto”
Giornale di Sicilia
24 marzo ’18