Il nodo Palermitano della Rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro con questo blog intende creare uno spazio libero di informazione di classe aperto a tutti coloro che ((consapevoli della continua strage di lavoratori morti sul e per il lavoro)) vogliano contribuire alla lotta -- BASTA MORTI E INFORTUNI IN NOME DEL PROFITTO T -- PADRONI ASSASSINI PAGHERETE CARO . PADRONI ASSASSINI PAGHERETE TUTTO -- per un contatto diretto 338-3342733 o 338- 7708110 oppure retesicurezzalavorosicilia@gmail.com

sabato 3 dicembre 2016

Ex Sacelit: ancora tanti morti per amianto, siamo a oltre 130 su circa 200!

E' morto Antonino Cuciti, 72 anni, il 132° operaio deceduto per malattie legate all'amianto dell'ex fabbrica "Sacelit" di San Filippo del Mela, in provincia di Messina. L'uomo, per 4 anni, sarebbe stato a stretto contatto con le fibre "killer", con le mansioni di meccanico, addetto alle manutenzioni di tutti gli impianti di produzione.
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SAN FILIPPO DEL MELA
Amianto, morto il 131° operaio ex Sacelit
26 Novembre 2016

SAN FILIPPO DEL MELA. È morto per asbestosi pleuro polmonare, insufficienza respiratoria e collasso cardio respiratorio Antonino Salvia, 84 anni, ex operaio della Sacelit di San Filippo del Mela (Messina).
È il 131/mo lavoratore su circa 200 morto per questa causa. Lo ha reso noto il Comitato permanente esposti amianto.
«Per 25 anni - spiega il comitato - ha lavorato a stretto contatto con le fibre killer di amianto con le mansioni di addetto allo scarico dei sacchi di amianto manualmente dai carri ferroviari alla produzione dei tubi e di pezzi speciali in amianto cemento. Nel 2007 gli era stata riconosciuta dall'Inail di Milazzo la malattia 
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NEL MESSINESE
Morto un altro operaio della ex Sacelit a San Filippo del Mela: è il numero 127
18 Aprile 2016


MESSINA.  Con l'ennesimo morto arriva a 127 il numero degli ex dipendenti della Sacelit di San Filippo del Mela morti dopo la chiusura della fabbrica che realizzava lastre, tubi e contenitori in amianto. A 83 anni e, dopo una lunga malattia, è deceduto L. R., che faceva parte dei 220 ex dipendenti di quell'industria.
Era stato assunto nel 1959, quale addetto agli impianti e ha lavorato per oltre 29 anni a stretto contatto con le fibre di amianto, con mansioni di meccanico addetto alle manutenzioni dei macchinari. A soli 47 anni, gli venne riconosciuta dall'Inail di Milazzo, la malattia professionale: Silicosi polmonare con bronchite cronica, fibrosi Interstiziale diffusa e insufficienza ventilatoria.

http://messina.gds.it/2016/04/18/morto-un-altro-operaio-della-ex-sacelit-a-san-filippo-del-mela-e-il-numero-127_501780/
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22 Ottobre 2014
San Filippo, morto un altro operaio della Sacelit
Giuseppe Gitto, 73 anni.
I morti della Sacelit, l'industria di San Filippo del Mela dove si lavorava l'amianto, raggiungono quota 120. E' morto un altro degli operai che erano stati a contatto con l'amianto per oltre 17 anni. Si era ammalato di tumore dieci anni fa. L'associazione "Zero Waste Sicilia" chiede alla Regione la piena applicazione di una legge varata nel 2014. Il servizio di Emilio Pintaldi.
http://tgs.gds.it/2014/10/22/san-filippo-morto-un-altro-operaio-della-sacelit_250062/
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È LA CENTOTREDICESIMA VITTIMA
Eternit, morto un altro
ex operaio Sacelit

Giorgio S., 73 anni, ha lavorato nello stabilimento come impiegato contabile per quasi 30 anni e, nel 2006 gli era stata riconosciuta la malattia da parte dell'Inail. L'uomo è morto per asbestosi pleurica con placche pleuriche.
MILAZZO (MESSINA) - Morto un altro ex dipendente della ex Sacelit di San Filippo del Mela (Me). Fra i 220 dipendenti della ex società, che produceva eternit a base di amianto, questa è la 113 vittima. Giorgio S., 73 anni, ha lavorato come impiegato contabile per quasi 30 anni e, nel 2006 gli era stata riconosciuta la malattia da parte dell'Inail. L'uomo è morto per asbestosi pleurica con placche pleuriche -mesotelioma pleurico. "Siamo costretti a registrare decessi nella fabbrica della morte - scrive Salvatore Nania, ex dipendente Sacelit e presidente del comitato - mentre siamo ancora in attesa di notizie dell'approvazione definitiva del piano nazionale amianto da parte del ministro della Salute e di ricevere delucidazione sulla nostra richiesta di incontro con la Regione".

Nania ricorda come il suo ex collega di lavoro, negli ultimi tempi, "era raccapricciato, deluso, amareggiato nel dovere constatare l'egoismo, la scarsa sensibilità, la mancanza di solidarietà, di umanità, di serietà da parte dei responsabili delle Istituzioni e dei politici che dovevano tutelare l'integrità fisica e psicofisica dei lavoratori esposti a cancerogeni, dei loro familiari per gli indumenti da lavoro che erano stati costretti a lavare". E conclude: "Mi diceva spesso: Salvatore stiamo portando avanti una battaglia contro i mulini a vento, puntando su Istituzioni e politici che sembrano sordi sulle sofferenze delle persone".
http://livesicilia.it/2013/03/17/eternit-morto-un-altro-ex-operaio-sacelit_282327/
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sabato 13 dicembre 2014

Morto per amianto altro ex operaio della Sacelit

S. Filippo del Mela

Fabbrica di amianto, morto ex dipendente

è morto un altro ex dipendente della società Sacelit di San Filippo del Mela (Me). Santo Cambria aveva compiuto da poco 74 anni e aveva lavorato nella "fabbrica della morte" per 28 anni, con mansioni di addetto alla macchina formatrice lastre piane e alla produzione di canne quadrangolari, serbatoi per acqua e pezzi speciali di eternit. A Cambria, agli inizi del 1973, l'Inail di Milzzo aveva riconosciuto la malattia professionale per "silicosi polmonare". Patologia che, secondo gli stessi medici, non è collegata con l'esposizione alle fibre di amianto.

il giornale di sicilia
3/12/14

sabato 6 dicembre 2014

LA SICILIA PIENA DI AMIANTO

L'esperto: la Sicilia piena di amianto
di Flavia Perricone — 05 Dicembre 2014
Ezio Bonanni, il presidente nazionale ONA (Osservatorio Nazionale Amianto): "Molte imprese del Nord hanno ubicato in Sicilia tutte le attività più pericolose per la salute"
amianto, Sicilia, Cronaca
PALERMO. La Sicilia e l’amianto. Un binomio familiare a tutti gli isolani, dal momento che ormai quasi tutti i siti siciliani sono praticamente immersi in questo materiale pericoloso.
A denunciarlo è Ezio Bonanni, il presidente nazionale ONA (Osservatorio Nazionale Amianto), durante la trasmissione radiofonica Ditelo A Rgs. “Abbiamo presenza massiccia di amianto in tutti i siti siciliani – spiega-. C’è stato un immobilismo anche da parte degli enti regionali”.  A Messina, ad Augusta e  nel capoluogo, sono moltissime le strutture in cui è presente l’amianto: si pensi alle scuole, agli ospedali, alle caserme, e anche alle installazioni della marina militare; prima del 1992, anno in cui venne approvata la legge n. 257, che metteva al bando l’amianto, non esisteva nessun obbligo di bonifica per le istituzioni, né un divieto d’uso.

Ma le cause sono anche da ricercarsi al nord d’Italia. “Molte imprese del Nord hanno ubicato in Sicilia tutte le attività più pericolose per la salute - continua Bonanni -, come l’industria petrolchimica di Gela, o Fincantieri a Palermo: entrambe hanno fatto largo uso di amianto nella loro produzione, con tragiche conseguenze, non solo attuali, ma anche per i prossimi decenni”.

martedì 25 novembre 2014

Operaio morì sulla nave, quattro indagati: "Violate le norme di sicurezza"

Operaio morì sulla nave, quattro indagati: "Violate le norme di sicurezza"
Alessandro Di Trapani perse la vita mentre lavorava sulla Cossyra. Sotto accusa armatore, comandante, un altro ufficiale e l'impresa


15 novembre 2014


ALESSANDRO Di Trapani non doveva morire quel giorno di maggio dentro alla motonave Cossyra. Non sarebbe successo nulla, sostiene la procura, se solo quell'operaio fosse stato avvertito che non doveva usare quella saldatrice perché c'erano vapori infiammabili che avrebbero innescato un incendio. E, invece, accadde esattamente questo: lui azionò, senza indossare alcuna protezione, quella saldatrice che innescò una fiammata. Morì il giorno dopo per le gravi ustioni che avevano ricoperto per il 75 per cento il suo corpo.

Per quell'incidente sul lavoro sulla nave Cossyra, ormeggiata al porto nel bacino di carenaggio della società Adorno, fuori dall'area di Fincantieri, il procuratore aggiunto Salvo De Luca e i pm Gianluca De Leo e Laura Vaccaro hanno iscritto sul registro degli indagati quattro nomi. Sotto inchiesta sono finiti Francesco Fontana, il legale rappresentante "Traghetti delle isole spa", società di armamento della Cossyra, Gaspare Cavasino, comandante della Cossyra e responsabile della sicurezza a bordo, Natale Pizzimenti, direttore di macchina della motonave, Vincenzo Chiavazzo, legale rappresentante della Elyteam srl, l'impresa per la quale da due settimane Di Trapani era stato assunto come elettricista e che era incaricata di eseguire i lavori di rifacimento dell'impianto di automazione del traghetto.

I quattro indagati violarono le norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro, sostiene la procura. In questi mesi i vigili fuoco e la capitaneria di porto hanno eseguito una perizia per verificare cosa andò storto quel giorno dentro al traghetto. Dai controlli sulla Cossyra, prima sequestrata e poi restituita, gli investigatori hanno scoperto che c'erano diversi lavori in corso quel mese di maggio. C'erano lavori di pulizia affidati alla Adormare e quelli di rifacimento dedicati al vano motore che stava eseguendo la Ely- team, ma anche operazioni di manutenzione da parte dell'equipaggio. In questo scenario si ritrovò a lavorare l'operaio di 40 anni. Non c'era un responsabile dei lavori a bordo, non era stato stilato un documento di sicurezza e nemmeno quello di valutazione dei rischi relativi all'attività lavorativa svolta a bordo della motonave, hanno svelato le indagini. Di Trapani accese la saldatrice all'ora di pranzo. E, hanno scoperto capitaneria di porto e vigili del fuoco, la Elyteam non aveva il nulla osta per "l'uso di fiamma" che doveva essere rilasciato dall'autorità marittima e il certificato di "gas free" che attestasse che nei locali, compresi quelli dove si trovava Di Trapani, non vi fossero sostanze infiammabili.


Invece, non fu così. Natale Pizzimenti, direttore di macchina della Cossyra, aveva disposto un'operazione di degassificazione della cassa di nafta senza autorizzazioni e senza cautele. Per questo si formò una sacca di gas che innescò quel rogo. Poco meno di 24 ore dopo Di Trapani era già morto, tra la disperazione della moglie e la figlioletta di 10 anni. Ieri la notizia dell'iscrizione dei quattro indagati è arrivata alla famiglia Di Trapani, che subito dopo la morte del loro parente aveva chiesto "giustizia". A difendere i genitori di Di Trapani è l'avvocato Fabio Lanfranca. "I tempi dell'indagine dice il legale della moglie della vittima, Enrico Sanseverino - sono stati molto rapidi. Adesso speriamo che al più presto la famiglia possa avere giustizia per una morte così assurda".

http://palermo.repubblica.it/cronaca/2014/11/15/news/operaio_mor_sulla_nave_quattro_indagati_violate_le_norme_di_sicurezza-100610408/

lunedì 24 novembre 2014

Prescrizione a metà per le morti di amianto condanne definitive ai manager Fincantieri

Prescrizione a metà per le morti di amianto condanne definitive ai manager Fincantieri

La scure della prescrizione cancella un altro pezzo del processo per la strage silenziosa dell'amianto ai Cantieri navali di Palermo. Ma dopo 16 anni di udienze, le condanne degli ex direttori dello stabilimento fin canteri reggono. Ieri sera, la quarta SEZIONE DELLA Corte di Cassazione ha solo ridotto e pene agli imputati, proprio per effetto della prescrizione, che ha spazzato via 9 casi di decesso per amianto e ne ha risparmiato 21: Luciano Lemetti passa da 4 anni e 2 mesi di reclusione a 3 anni e 6 mesi, Giuseppe Cortesi da 3 anni e 5 mesi a 3 anni e 1 mese, Antonino Cipponeri da due anni e 8 mesi a 2 anni, 7 mesi e 10 giorni. La prescrizione è scattata per la morte di nove operai avvenuta fra il 1998 e il 1999. Un epilogo non proprio a sorpresa. In primo e secondo grado, la prescrizione aveva già cancellato 28 episodi di lesioni per malattie gravi e decessi. Ma nessuno sconto arriverà sui risarcimenti, che adesso verranno chiesti per tutti i familiari delle vittime. È il vero successo per le parti civili e per la procura di Palermo.
"Questa sentenza dimostra che è comunque urgente riformare le norme sulla prescrizione – dice l'avvocato Fabio Lanfranca, che in questo processo è stato parte civile per diversi familiari delle vittime e per il sindacato Fiom Cgil. – Su 62 capi di imputazione più della metà è stata cancellata. Per il resto – prosegue il legale – la sentenza conferma i giudizi di primo e secondo grado. A Palermo, Fincantieri ha violato sistematicamente la normativa sulla sicurezza, senza informare i lavoratori né dotare gli operai degli strumenti di protezione. Secondo i dati emersi dal processo – spiega Lanfranca – 1.750 persone sono state mandate in pensione con contributi statali dopo che per anni erano state esposte all'amianto."
Nelle case dei familiari delle vittime, la sentenza provoca sentimenti opposti. "Siamo allibiti", dice Annamaria Arcoleo, che si è costituirà parte civile per la morte del padre: "La prescrizione ha salvato questi signori da pene più pesanti". Michele Arcoleo, operaio addetto al rivestimento delle caldaie morì a 59 anni nel 1998.
Gioisce a metà, invece, Maria Tricomi. Suo padre Antonino fu stroncato dall'asbestosi nel 2002. "E' una verità che poteva arrivare prima – dice – però è arrivata. Sono contenta che qualcuno sconterà i suoi errori". Antonino Tricomi era un "tracciatore", la malattia se lo portò via in un anno. "Non gli dicemmo la verità sulla sua malattia – racconta Maria – avrebbe saputo della sua condanna a morte."
Annamaria Arcoleo insiste: "Noi speravamo nella giustizia e in una condanna esemplare. Il risarcimento? Non è per quello che abbiamo aspettato questi 15 anni". Annamaria ricorda ancora i giorni terribili che seguirono alla morte del padre: "Ci cadde il mondo addosso, siamo sette fratelli. La verità è che quegli operai vennero trattati senza alcun rispetto, morirono per il loro lavoro. Noi vogliamo che questo non accada più".
Soddisfatto della sentenza l'Inail: "E' stata confermata la nostra linea in base ala quale riteniamo che l'istituto ha diritto ad essere indennizzato per quanto ha dato alle vittime e ai loro familiari in termini di sostegno economico", dice l'avvocato Giuseppe Vella. L'Inail ha pagato 8 milioni e mezzo di euro per prestazioni assicurative e ha già avuto una provvisionale di 4 milioni e 100mila euro.

La Repubblica Palermo

22 novembre 2014

Resta schiacciato dal montacarichi: operaio in coma a Partinico

Gravissimo infortunio sul lavoro in un marmificio di Partinico. Si tratta della "Calandra marmi" di contrada Raccuglia, che ha sede vicino alla caserma della compagnia cittadina dei carabinieri. Ieri pomeriggio è finito all'ospedale in condizioni disperate un operaio di 48 anni, L.C.A. di Mazara del Vallo, dipendente della ditta "Mestra srl" della stessa cittadina mazarese, alla quale si era rivolto il gestore del marmificio per la rimozione della tettoria del capannone, essendo la "Mestra" un'impresa specializzata nel settore. L'operaio è ricoverato nel nosocomio partinicese.  È in coma e la sua vita, dicono i sanitari, è appesa a un filo sottile.
L'uomo verso le 15,30 di ieri stava lavorando in un cestello del montacarichi, che lui stesso azionava, e stava salendo per raggiungere il tetto del capanno dove doveva procedere alla rimozione della vecchia tettoria. quando è rimasto improvvisamente schiacciato tra il cestello e la trave d'acciaio che sorregge la  copertura. In pratica, pare che non si sia accordo di essere giunto già alla sommità e che no c'era più altro spazio da percorrere in salita.

Scattato immediatamente, a prestare all'operaio i primi soccorsi sono stati i dipendenti del marmificio che hanno allertato il 118. sul posto è subito arrivata un'ambulanza dell'ospedale di Partinico, che a sirene spiegate ha trasportato il ferito al pronto soccorso, dove le sue condizioni ai medici di turno sono apparse subito gravissime. Sul luogo dell'infortunio, intanto, erano intervenuti i carabinieri della compagna partinicese, che conducono le indagini, e personale dello Spesal (Servizio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro) per gli accertamenti del caso. Le verifiche operate dai tecnici hanno accertato il regolare funzionamento del macchinario, ossia del montacarichi, che come detto era azionato dallo stesso operaio. Nessuna irregolarità è stata riscontrata neanche per quanto riguarda la posizione lavorativa dell'uomo, che è risultato un dipendente in perfetta regola della ditta "Mestra" per la quale lavorava.

Giornale di Sicilia
22 novembre 2014

mercoledì 15 ottobre 2014

Morti sul lavoro, 2014 nero in Sicilia, paura e pochi controlli: già 44 vittime

Un dossier de La Repubblica Palermo che utilizza dati dell'Osservatorio di Bologna - http://cadutisullavoro.blogspot.it/

Il sindacalista della Cgil intervistato come al solito fa lo gnorri. Come di consueto, e come gli altri sindacati confederali e "firmatari di contratto" vari, non alzano mai un dito prima che i fatti avvengano e nemmeno dopo...
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Il dossier
Emergenza sicurezza/Mancano i fondi per gli ispettori
una drammatica impennata di decessi nell'Isola: nei dodici mesi passati si erano registrati 48 casi
L'edilizia il settore più martoriato: spesso si tace sulle condizioni dei cantieri per evitare il licenziamento


morti sul lavoro, 2014 nero in Sicilia, paura e pochi controlli: già 44 vittime



Quarantaquattro morti bianche in Sicilia dall'inizio dell'anno. Più di quattro persone ogni mese nell'Isola muoiono mentre svolgono il proprio lavoro. È una strage continua quella che si consuma nei luoghi di lavoro siciliani, l'ultima appena due giorni fa si è portata via tre operai di una ditta che lavorava per conto dell'anas sull'autostrada Catania-Siracusa, travolti da un tir mentre eseguivano operazioni di manutenzione nella corsia d'emergenza. Giuseppe Leanza, Silvestro Cerro e Salvatore Cristaudo sono solo le ultime vittime di un fenomeno, quello delle morti bianche, che trovano la Sicilia al quinto posto tra le regioni con il più alto numero di infortuni mortali sul posto di lavoro.
I dati li dà l'Osservatorio indipendente di Bologna, che da sei anni monitora quotidianamente il fenomeno in tutta Italia. Un fenomeno che in Sicilia continua a crescere: l'anno scorso a perdere la vita furono in 48, quest'anno – in soli nove mesi - si è già arrivati a quota 44 decessi. Palermo è la provincia con il più alto numero di incidenti mortali, 12 dall'inizio del 2014, contro per esempio i sei di Trapani, al secondo posto della triste classifica. E il dato – sottolinea l'Osservatorio bolognese sul suo sito – non tiene conto delle morti sulle strade, quelle per esempio degli autotrasportatori, costretti a turni di lavoro che arrivano anche a dodici ore consecutive passate al volante dei tir.
Un carneficina che colpisce soprattutto il settore delle costruzioni, seguito a ruota dall'agricoltura e dall'industria pesante.
“L'edilizia ha pianto dall'inizio dell'anno ben 18 persone – spiega Franco Tarantino della Fillea Cgil siciliana – quasi la metà di tutti i morti sul lavoro del 2014. Un settore martoriato dal lavoro nero (nel 2013 secondo i dati della Cgil un operaio su due non aveva un contratto, ndr), dove non esistono né regole né diritti e spesso i dipendenti preferiscono tacere sulle condizioni di sicurezza per non perdere il posto. Quasi nessuno denuncia gli infortuni, preferiscono camuffare le carte e dichiarare che è successo a casa, fuori dall'orario di lavoro. Per la paura di perdere lo stipendio si è disposti ad accettare il rischio di farsi male o, ancora peggio, di morire.”
Con la crisi il fenomeno non ha fatto che crescere. “Le ditte risparmiano sulla sicurezza – continua Tarantino – nel 2010 i morti in Sicilia nell'edilizia furono nove, nel 2012 si è saliti a 16 e quest'anno siamo già a quota 18”. L'estate di quest'anno ha lasciato il segno per l'altissimo numero di incidenti mortali registrati da giugno ad agosto ben dodici in tre mesi. Ed è di ieri, invece, la notizia dell'arresto di Castrenze Cassaro 63enne capo squadra dei due operai delle Ferrovie dello Stato travolti da un treno nel 2008 a Motta Sant'Anastasia, mentre lavoravano sulle rotaie. Il capo squadra è stato condanno a 3 anni e nove mesi di carcere per non avere collocato lungo i binari la segnaletica di sicurezza.
Ma se nell'Isola si muore di lavoro è anche perché nessuno controlla. “Il sistema ispettivo è a pezzi – afferma Tarantino – negli ultimi dieci anni gli ispettori del lavoro in servizio sono diminuiti del 25 per cento. Oggi sono 200 in tutta la regione devono verificare la sicurezza di 370 mila imprese.
La gran parte di loro svolge solo attività amministrativa: a Palermo, per esempio, su dieci ispettori sono solo in quattro a fare i controlli sui luoghi di lavoro, gli altri stanno negli uffici. I finanziamenti ai servizi ispettivi subiscono tagli continui, mancano le risorse per finanziare il nucleo ispettivo dei Carabinieri, con la conseguenza che gli agenti non possono svolgere controlli fuori dai centri urbani”. Pochi ispettori del lavoro si traducono in pochi controlli e quindi nella certezza per molte ditte di non subire visite.
A conti fatti, ogni ispettore dovrebbe controllare circa 1.800 aziende, che si traduce per 9 imprese su 10 nella ragionevole speranza di non ricevere mai una visita dei funzionari. Eppure la Sicilia nel lontano 2005 ci aveva provato a formare nuovi ispettori del lavoro.

“La Regione – racconta il leader degli edili della Cgil siciliana – spese cinque milioni di euro per un corso che puntava a creare 300 nuovi ispettori. Alla fine del percorso, però, ne vennero formati solo quatto. Il resto abbandonò perché non volevano essere trasferiti in sedi diverse dalla propria città di residenza”.

mercoledì 20 agosto 2014

Terza morte sul lavoro in tre giorni: operaio cade da ponteggio nel Siracusano

L'edile ha perso la vita precipitando da un'impalcatura, come le altre due vittime
Stamattina a Floridia, nel Siracusano, un edile quarantenne ha perso la vita cadendo da un ponteggio allestito per una ristrutturazione privata; la seconda vittima nella provincia nell'arco di un mese e la terza morte sul lavoro in tre giorni: ieri aveva perso la vita un operaio a Gangi e lunedì un altro operaio è morto a Canicattì precipitando anche lui da un ponteggio.

L'ultimo incidente lo ha reso noto la Cgil. "Comunicando tutta la nostra vicinanza alla famiglia, non possiamo non esprimere la nostra indignazione per l'ennesima vita persa nel quotidiano impegno di chi dignitosamente prova a guadagnarsi da vivere - sottolinea il sindacato - L'incidente di stamane conferma la preoccupazione più volte espressa dalla Cgil e dalla Fillea riguardo al calo di attenzione per le tutele fondamentali e il rispetto delle norme di sicurezza nei luoghi di lavoro. La crisi ha acuito questi problemi soprattutto nel settore dell'edilizia dove più pesante è stata la perdita di lavoro e dove c'è un aumento vertiginoso di lavoro nero".

"Non ci stancheremo mai di sostenere che non è tagliando su diritti e tutele che si realizza l'utile di impresa; troppo alto il prezzo da pagare in termini di vite e di infortuni spesso invalidanti a vita. In attesa che l' Autorità giudiziaria faccia luce sull'accaduto, sollecitiamo ancora una volta, le Imprese al rispetto del Testo Unico della Sicurezza e gli Organi preposti (Ispettorato del Lavoro) ad intensificare i controlli, unica prevenzione contro gli infortuni dei lavoratori" conclude il sindacato.

http://palermo.repubblica.it/cronaca/2014/08/20/news/terza_morte_sul_lavoro_in_tre_giorni_operaio_cade_da_ponteggio_a_siracusa-94141094/

venerdì 18 luglio 2014

Tragedia sui binari, treno Gela-Caltanissetta investe e uccide tre operai della Rfi

Tre operai della Rfi, società dell'infrastruttura del gruppo Fs Italiane, sono stati travolti e uccisi dal treno regionale Gela-Caltanissetta, tra le stazioni di Butera e Falconara. Gli operai si trovavano sui binari per motivi ancora da accertare. Rfi ha aperto un'inchiesta per chiarire la dinamica dell'incidente. Fs ha espresso ai familiari dei colleghi deceduti il più sentito cordoglio per il grave lutto.
Cordoglio anche dal ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi. "Alle famiglie dei tre operai voglio far arrivare le mie condoglianze e la mia partecipazione al loro indicibile dolore" scrive Lupi in una nota.
"Piangiamo ancora una volta per delle morti assurde - aggiunge il ministro - non si può perdere la vita così, mentre si sta compiendo il proprio lavoro. Il senso di pietà e l'esigenza di giustizia chiedono che si chiarisca nel più breve tempo possibile che cosa è successo e quali siano le responsabilità di questo ennesimo incidente mortale sul lavoro. Ho chiesto alla dirigenza di Ferrovie dello Stato di farmi immediatamente una relazione sull'accaduto" conclude Lupi.

venerdì 27 giugno 2014

Processo contro Fincantieri per operai morti per amianto, udienza del 24/06/2014

Udienza contro Fincantieri 24/06/2014
L'udienza si è tenuta presso il Tribunale nuovo di Palermo Aula 7
Giudice - LA CASCIA
Pm - Bevilacqua - Ferrari
Purtroppo l'audio in sala è pessimo per cui non tutto si coglie per intero.
L'avvocato di parte civile (Inail) Salvo Cacioppo, avrebbe dovuto fare l'esposizione di quanto successo in questi 30 anni, ma a causa della lunghezza della seduta e di (problemi del PM Bevilacqua), il Giudice ha stabilito di rinviare la seduta ad udienza straordinaria che si terra il 18 luglio 2014 alle ore 09.30 nell'aula PENALE I del vecchio Palazzo.
Praticamente non era più rimasto nessuno delle vecchie parti civili: da quello che mi ha detto l'avvocatessa Romano, nel corso degli anni sono arrivati tutti ad una transazione (tranne Inail chiaramente).

Andrea Tranchina
Rete nazionale per la sicurezza e la salute sui posti di lavoro e sul territorio-Sicilia

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Morti per amianto, chiesta la condanna di tre ex dirigenti della Fincantieri
Il pm Claudia Ferrari ha chiesto alla seconda sezione del Tribunale di Palermo, la condanna di tre ex dirigenti della Fincantieri per l'omicidio colposo di quattro operai e per le lesioni gravissime causate ad altri sei per l'inalazione di fibre di amianto.

09 maggio 2014
Morti per amianto, chiesta la condanna di tre ex dirigenti della Fincantieri

Per Luciano Lemetti e Giuseppe Cortesi il pm ha chiesto sei anni, mentre per Antonio Cipponeri cinque. Al centro del processo la morte degli operai deceduti per tumore ai polmoni determinati dall'inalazione delle fibre di amianto e le lesioni riportate da altri sei dipendenti o familiari che hanno contratto la malattia. Alcuni familiari e le vittime si sono costitute parte civile con la difesa dell'avvocato Fabio Lanfranca che rappresenta anche la Fiom. Il processo è stato rinviato al 24 giugno.
Questo è il terzo troncone del processo alla Fincantieri per le morti di asbestosi. Il primo è stato definito in secondo grado con la condanna dei tre imputati a pene detentive comprese tra i due anni e otto mesi a quattro anni e due mesi e a pesantissimi risarcimenti del danno, mentre il secondo è vicino alla sentenza del tribunale.


http://palermo.repubblica.it/cronaca/2014/05/09/news/amianto_chiesta_la_condanna_di_tre_ex_dirigenti_della_fincantieri-85696231/