Il nodo Palermitano della Rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro con questo blog intende creare uno spazio libero di informazione di classe aperto a tutti coloro che ((consapevoli della continua strage di lavoratori morti sul e per il lavoro)) vogliano contribuire alla lotta -- BASTA MORTI E INFORTUNI IN NOME DEL PROFITTO T -- PADRONI ASSASSINI PAGHERETE CARO . PADRONI ASSASSINI PAGHERETE TUTTO -- per un contatto diretto 338-3342733 o 338- 7708110 oppure retesicurezzalavorosicilia@gmail.com

giovedì 27 febbraio 2020

AL TEMPO DEL CORONAVIRUS: LA CONTRO/INFORMAZIONE E’ LA PRIMA CURA - Comunicato dello Slai cobas per il sindacato di classe dell'Istituto tumori Milano

Comunicato diffuso all'Istituto Tumori di Milano
Ai/le lavoratori/ci diretti, precari, in collaborazione, ai lavoratori degli appalti, ai pazienti e loro familiari.

La Medicina è una scienza e non” fantascienza o provvedimenti che più che le soluzioni diffondono Panico e deliri. Perché? Perché di fronte a provvedimenti, quali quelli di circoscrivere l’area del contagio - che è un provvedimento molto gravoso, ma giusto e necessario, compreso e accettato dalla popolazione, anche se pesa nella vita quotidiana da chi lavora in ospedale, chi è malato; ci troviamo provvedimenti che non hanno una regia unica e condivisa; anzi si è scatenata una guerra tra governo e governatore di Lombardia, ma non solo, tra efficientismo nazionale ed efficientismo padano che vuole nascondere il fatto che il primo fronte della soluzione del problema è la Sanità, in particolare quella Pubblica, che è stata massacrata attraverso TAGLI ai fondi, riduzioni d’organico, blocco di nuove assunzioni, invecchiamento del personale, che hanno aumentato patologie invalidanti e stress da lavoro correlato, come da anni denunciamo insieme al sindacalismo di base e di classe. E questo è avvenuto in maniera massiccia nella cosiddetta “eccellenza” lombardo/veneta.

Abbiamo chiesto a medici che fornissero strumenti per orientarsi a fronte del coronavirus

Abbiamo ricevuto questo dal dott. Gava 
fermo restando la nostra posizione espressa nei posti pubblicati finora, ci pare giusto pubblicare questo contributo

domenica 8 dicembre 2019

Convegno a Torino nell'anniversario della strage della ThyssenKrupp - Intervento dai compagni di Taranto dello Slai cobas per il sindacato di classe e Rete nazionale per la sicurezza e salute sui posti di lavoro e sul territorio

Allegati sotto:

- l'appello del convegno di Torino
- immagini della manifestazione a Taranto dalla Thyssen all'Ilva del 18 aprile 2009

Intervento per il convegno di Torino
dai compagni di Taranto dello Slai cobas per il sindacato di classe e Rete nazionale per la sicurezza e salute sui posti di lavoro e sul territorio

Cari compagni
noi ci muoviamo da sempre per fare dell'Ilva – oggi ArcelorMittal - una questione nazionale, ci eravamo già mossi negli anni passati. Allora la questione centrale non era ancora il disastro ambientale, ma le morti sul lavoro. Perchè nessuno può dimenticare che l'Ilva prima che diventasse “famosa” per il disastro ambientale, era la fabbrica con il maggior numero di operai morti sul lavoro. Ed era un periodo in cui le morti sul lavoro riguardavano anche altre grandi realtà operaie del nostro paese, in primis la ThyssenKrupp. Per questo a suo tempo mettemmo su la Rete nazionale per la sicurezza sul lavoro, facemmo una serie di iniziative abbastanza partecipate, facemmo una grossa manifestazione a Torino e poi una grossa manifestazione a Taranto.
La Rete è nata sulla questione Ilva e sulla questione Thyssen.
Il padrone della Thyssen è stato condannato a 21 anni di carcere, sentenza poi riformulata negli altri giudizi, fino al giudizio finale;  ma il padrone non ha fatto un solo giorno di carcere, e ora bisogna addirittura smuovere i governi per far pagare una strage che provocò la morte di 7 operai.
Che dire poi del processo ‘ambiente svenduto’ che stiamo vivendo a Taranto, un processo infinito, con singoli interrogatori che sono durati anche 15 udienze. In questo processo siamo organizzati con oltre 100 operai Ilva appalto-lavoratori del cimitero e cittadini dei quartieri Tamburi e Paolo VI.
Siamo i soli che lo seguono sistematicamente nonostante le parti civili siano tante e ci avvaliamo dei 3 compagni avvocati di Torino che hanno seguito i processi Eternit/Thyssen, ecc, Bonetto/Vitale/Pellegrin. Ma alla fine cosa avremo da questo processo? Avremo una condanna reale dei padroni assassini, avremo la messa a nudo di tutta la rete di complicità di Istituzioni, politici, avremo i risarcimenti per le parti civili, o avremo solo una catena di altri processi, dal primo al secondo grado, Cassazione, prescrizione?

Evidentemente, quindi, non basta quello che viene fatto. Dobbiamo trovare la maniera per rovesciare lo stato di cose esistente.
Al Convegno che si terrà a Milano il 13-14-15 dicembre diremo che negli anni 70 gli operai
conquistarono lo Statuto dei lavoratori, migliori condizioni di salute e sicurezza sul posto di lavoro, che erano anche peggiori di adesso, conquistarono organismi in fabbrica che sembravano un “contropotere” in azione,  non accettavamo che i padroni potessero fare i padroni in eterno, che nelle fabbriche si morisse e si venisse sfruttati. Quegli anni sono stati anni gloriosi, “celebrati” dall'avversario come anni del “terrorismo”, ma proprio in quegli anni gli operai hanno conquistato diritti e sembrava addirittura che potessero cambiare la società. 50 anni fa gli operai si ribellavano allo sfruttamento dei padroni e si ribellavano alle infame condizioni di insicurezza. Alcuni operai e medici costruirono proprio in quegli anni Medicina democratica; le fabbriche furono radiografate nei minimi particolari e si riusciva ad analizzare tutte le possibilità che c'erano per ridurre i livelli di insicurezza, per tutelare la salute, per bloccare la pericolosità esterna delle fabbriche, perchè per i padroni i costi per evitare inquinamento vengono considerati solo “costi” da ridurre o eliminare.
Noi non pensiamo che le fabbriche debbano provocare per forza morti, né in fabbrica né fuori, noi pensiamo che è possibile avere fabbriche in cui e per cui non si muore. Ma l'essenziale è la lotta e i risultati che questa lotta produce.
Anche a Taranto negli anni 70 fu prodotta una piattaforma dai lavoratori e dai sindacati che allora erano uniti e che se la leggiamo oggi vediamo come e perchè si sarebbe potuto evitare che l'Ilva diventasse quel mostro che uccide.

Certo mantenere in piedi una Rete nazionale che segua periodicamente, con associazioni di diverso orientamento, con realtà lavorative insieme a familiari, giuristi, medici, non è facile; è un lavoro che ha bisogno di tempi che spesso non sono in sintonia con i tempi dell'emergenza. Ma ora siamo ad un punto in cui noi crediamo che dobbiamo rimettere su l'iniziativa della Rete nazionale per la sicurezza e la salute sui posti di lavoro e territori, che dobbiamo costruire delle assemblee ed iniziativa in tutto il territorio nazionale.
Per questo vi proponiamo una iniziativa e una assemblea da tenersi a Taranto, per il 17 gennaio 2020, giorno in cui il governo con numerosi ministri sarà a Taranto e il 18  gennaio sabato per una assemblea militante e combattiva che metta in campo proposte di lotta e di organizzazione per una guerra prolungata su tutti i campi e una struttura organizzativa permanente centralizzata e ramificata.
Essa sarà organizzato come Rete, per permettere a tutti, indipendentemente dall’organizzazione sindacale di appartenenza, come a tutte le associazioni e organizzazioni che si muovono sul questo
fronte di essere presenti – ma naturalmente il fronte che vorremmo raccogliere è quello anticapitalista che riconosca la giustezza del concetto “nocivo è il capitale non la fabbrica”, e in distinzione sia dal sindacalismo aziendalista, come da quella parte dell’ambientalismo che sostiene il contrario: “nociva è la fabbrica non il capitale”.

Noi non siamo per la chiusura dell'Ilva e lottiamo perchè quella fabbrica si possa ambientalizzare. Riteniamo però che nessuno stia facendo nulla né per ambientalizzare la fabbrica né per bonificare il territorio e quindi i problemi sono andati verso l'accumulo di contraddizioni – la “tempesta perfetta”, come abbiamo intitolato il libro sui due anni “caldi” a Taranto: i posti di lavoro si sono persi, vi è stata già l'espulsione di 2600 operai dalla nuova proprietà ArcelorMittal, con pesanti conseguenze anche nell'indotto, e le giornate tumultuose dei giorni scorsi dimostrano che ArcelorMittal sta proseguendo lungo la stessa strada.

Su quello che avviene in questi giorni rinviamo alla lettura del blog tarantocontro che la segue quotidianamente e vi alleghiamo l’ultima locandina usata ieri in fabbrica.
vi auguriamo davvero con interesse e cuore un buon lavoro e una buona discussione.

I compagni di Taranto dello Slai cobas per il sindacato di classe e Rete nazionale per la sicurezza e salute sui posti di lavoro e sul territorio

6 dicembre 2019

Appello del Convegno di Torino
6 dicembre, 12° anniversario della strage alla Thyssen: 7 operai bruciati vivi.
Vogliamo cogliere questa drammatica ricorrenza per promuovere un'iniziativa nazionale a Torino, sabato 7 dicembre, con presidio e assemblea, su una questione che colpisce, sempre più gravemente, la classe lavoratrice: la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro.
Le statistiche sono note: è un massacro quotidiano, a cui è vitale dare una risposta ferma e decisa. È inaccettabile subordinare salute, sicurezza e ambiente, a logiche di profitto e di mercato!
Il Coordinamento lavoratrici/lavoratori autoconvocati per l'unità della classe, costituito da iscritti e militanti di diversi sindacati di base (Confederazione Cobas, Si Cobas, Usb, Cub, Slai Cobas, Cobas Sanità Università Ricerca, Cat, Orsa), della Opposizione in Cgil, da delegati RSU e da lavoratori non iscritti, promuove questa iniziativa coerentemente con il suo obiettivo di unire l'azione dei lavoratori, esprimere sostegno alle lotte e costruire solidarietà.
Invita ad aderire e a partecipare lavoratori e delegati Rsu/Rls, attivisti sindacali impegnati in difesa della salute e della sicurezza, che sempre più spesso sono sottoposti a ricatti, minacce, ritorsioni e provvedimenti disciplinari, fino al licenziamento.
Invitiamo altresì tutte le organizzazioni ed aree del sindacalismo conflittuale, Comitati per la difesa della salute dei lavoratori e della tutela ambientale, Associazioni di familiari delle innumerevoli stragi sul lavoro ed ambientali, ad aderire, sostenere e partecipare all'iniziativa, al fine di sviluppare l'unione, l'organizzazione e la mobilitazione più ampie per resistere collettivamente alla distruzione della vita, della salute e dell’ambiente a causa della spasmodica ricerca di profitto.
L’iniziativa del 7 dicembre sarà l'occasione per una denuncia sulle attuali drammatiche ed insostenibili condizioni di lavoro, per approfondire le reali cause che provocano omicidi, infortuni, malattie e danni irreparabili all’ambiente ed al territorio, per discutere su azioni e misure da intraprendere.
Non possiamo e non dobbiamo assistere passivamente al sacrificio quotidiano di lavoratori per l’abbattimento dei costi da parte delle imprese, alla negazione del diritto alla sicurezza sul lavoro e sul territorio, ai licenziamenti di delegati e attivisti che lottano contro il vero responsabile: il capitale.
Sabato 7 dicembre vogliamo dare una prima risposta a questa drammatica realtà, per sviluppare e organizzare l’unità e la lotta!
Sabato 7 dicembre 2019 a Torino
Mattina: presidio in ricordo delle vittime alla ThyssenKrupp
Pomeriggio: assemblea-dibattito in una sala
Per adesioni, informazioni e contatti: coordautoconvocat2019@gmail.com

Coordinamento lavoratrici/lavoratori autoconvocati per l'unità della classe

giovedì 14 novembre 2019

Torna l'amianto ai Cantieri Navali di Palermo... gli operai "invitati" a stare zitti!

Amianto alla Fincantieri, arriva la conferma: materiale cancerogeno sulla Star breeze

Dalle analisi richieste dall'azienda ne è emersa la presenza in alcuni componenti della nave. Tute blu al lavoro solo nella nuova sezione da 26 metri. I sindacati: "Chiesta mappatura dei lavoratori che potrebbero essere stati esposti". Commessa multimilionaria a rischio slittamento


06 novembre 2019 17:00

L’amianto a bordo della Star breeze c’è e dopo l’area della poppa anche a prua sono stati circoscritti e interdetti negli scorsi giorni tre ponti e la sala macchine. Sono arrivati i risultati delle analisi eseguite per scoprire la composizione chimica del materiale sospetto rinvenuto a bordo della nave arrivata alla Fincantieri per l’allungamento dello scafo con l’inserimento di una nuova sezione da 26 metri. In allarme i sindacati che hanno rotto il silenzio e chiesto una mappatura completa delle ditte e delle persone che sono salite a bordo. Per più di tre settimane infatti oltre un migliaio di operai ha lavorato all’interno dell'imbarcazione da crociera tagliata pezzo per pezzo. Intanto l'azienda avrebbe dato incarico a due ditte per avviare la bonifica.

La nave che si trova per ora al "molo 400 mila" è stata costruita nel 1989 all'interno dei cantieri tedeschi di Bremerhaven e fa ora parte della flotta dell’armatore americano Windstar cruises. Come tanti colossi del mare costruiti fra gli anni ’70 e ’80, sulla Star breeze le opere di coibentazione (tecnica per isolare due sistemi aventi differenti condizioni ambientali ndr) venivano eseguite utilizzando l’amianto, oggi sostituito in molti casi dalla più innocua lana di vetro. Dal 7 ottobre la nave è stata portata in secca e in poche ore sono iniziati i lavori delle tute blu che per legge devono essere preceduti dalle verifiche di ingegneri, chimici e altri specialisti.
In quella fase nessuno si sarebbe però accorto della presenza dell’amianto e da quel giorno circa 1.500 operai - divisi per squadre e turni, ciascuna con compiti diversi da realizzare in parti diverse della nave - hanno lavorato dentro la Star breeze. “Senza i filtri adeguati non è possibile proteggersi dalle fibre di amianto e quelli che utilizziamo al massimo vanno bene per polvere e anidride carbonica”, dicono alcuni di loro. Per venti giorni avrebbero segato e saldato parti dello scafo senza sapere quali particelle avrebbero liberato nell’aria. Poi la scoperta che sarebbe stata fatta da qualche operaio.
Prima della notizia pubblicata su PalermoToday lo scorso 30 ottobre la Fincantieri aveva comunicato di aver “già informato l’Asp e la Capitaneria di porto e richiesto analisi ad hoc sul materiale. Parallelamente - spiegava l’azienda in quell’occasione - abbiamo provveduto a isolare la zona interessata e a metterla in sicurezza, sospendo anche tutte le attività in quell’area che è comunque limitata e dove è stata effettuata una resinatura della parte in cui è stato rinvenuto questo materiale per evitare un’eventuale dispersione nell’ambiente”.
Dopo la poppa altri tre ponti della prua sono stati circoscritti così come la sala macchine (nella foto la sezione dei locali del ponte 2 dove si trovano “prese mare”). Un intervento a scopo precauzionale che si è reso necessario quando il personale della Fincantieri si sarebbe reso conto che il problema poteva essere ancora più esteso. Sino a nuove disposizioni dunque, come stabilito durante un incontro operativo di giovedì scorso, sarà possibile lavorare solo nella nuova sezione lunga oltre 20 metri che negli ultimi due giorni sarebbe stata saldata con la prua.
Stando a quanto riferito da alcune fonti interne all’azienda il ritrovamento dell’amianto, per cui servirebbe eseguire una bonifica che rischia di dure uno o due mesi, è stato oggetto di una riunione dai toni molto accesi durante la quale gli operai sono stati invitati caldamente a non portare all’esterno né informazioni né frammenti del materiale in questione. Per il resto sembrebbe che sulla vicenda sia calato il silenzio. L'azienda ha preferito non rilasciare altre dichiarazioni nemmeno alla stampa. Ditte e operai attendono di conoscere il loro futuro, anche perché sembrerebbe che nei prossimi mesi e prima della fine del 2020 dovrebbero arrivare ai Cantieri altre due navi come la Star breeze. L'imprevisto rischia di far slittare i lavori della commessa multimilionaria che i cantieri di Amburgo e Genova avrebbero rifiutato considerando pochi gli 8-10 mesi concessi per portare a termine il tutto (che a Palermo sarebbero diventati 4).
Le morti per amianto e la condanna della Cassazione
Nel 2014 la Fincantieri è stata considerata colpevole dalla Cassazione in relazione al decesso di 37 operai per patologie tumorali riconducibili all’utilizzo di fibre di amianto. La quarta sezione penale della Cassazione, una volta sopraggiunta per alcuni reati la prescrizione, ha confermato il verdetto della corte d’Appello di Palermo del 2012 e riducendo alcune condanne: 3 anni e 6 mesi a Luciano Lemetti, 3 anni e 1 mese a Giuseppe Cortesi e 2 anni, 7 mesi e 10 giorni ad Antonino Cipponeri.

giovedì 7 novembre 2019

[Marco Spezia] LINK A NEWSLETTERS TECNICHE SU SALUTE E SICUREZZA

IMPARARE DAGLI ERRORI: QUANDO SI UTILIZZANO TRABATTELLI NON IDONEI
Da Punto Sicuro
10/10/19
Di Tiziano Menduto
Esempi di infortuni dei lavoratori in relazione all’utilizzo di trabattelli. Incidenti nell’installazione di infissi, in attività di ristrutturazione e nelle operazioni di smantellamento di vecchie tubazioni. Le dinamiche degli infortuni e la prevenzione.
Nelle scorse settimane “Imparare dagli errori”, la rubrica di PuntoSicuro dedicata al racconto degli infortuni professionali, si è soffermata sui rischi e sulle dinamiche infortunistiche correlate all’uso dei trabattelli (chiamati anche ponti su ruote), torri mobili, costituite da elementi prefabbricati con uno o più impalcati di lavoro, che poggiano a terra attraverso delle ruote.
Torniamo a parlare anche oggi dei ponti su ruote soffermandoci in particolare su una delle cause ricorrenti di infortuni: l’utilizzo di trabattelli non idonei o non correttamente montati.
Come sempre i casi di infortunio presentati sono tratti dall’archivio di INFOR.MO., strumento per l'analisi qualitativa dei casi di infortunio collegato al sistema di sorveglianza degli infortuni mortali e gravi.
Questi i due argomenti affrontati nell’articolo:
gli incidenti nell’uso di trabattelli non idonei;
la scelta del trabattello e il manuale di istruzioni.
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IMPARARE DAGLI ERRORI: GLI INCIDENTI NEL SETTORE DELLA RISTORAZIONE
Da Punto Sicuro
17/10/19
Di Tiziano Menduto
Esempi di infortuni professionali dei lavoratori nel settore della ristorazione. Gli incidenti che avvengono nelle cucine in relazione all’utilizzo di attrezzature e al rischio elettrico. I suggerimenti per l’uso in sicurezza delle attrezzature di lavoro.
La stagione estiva ha visto, come ogni anno, un deciso incremento, dovuto al flusso turistico, delle attività nel settore della ristorazione. Tuttavia, non sono solo aumentate le attività e gli occupati, ma si sono moltiplicate anche le possibilità di infortuni e malattie professionali dovuti ai tanti rischi presenti nel settore, con particolare riferimento ai rischi correlati al lavoro in cucina.
Per questo motivo con “Imparare dagli errori”, la rubrica di PuntoSicuro dedicata al racconto degli infortuni professionali, ci soffermiamo oggi su alcuni degli infortuni avvenuti nel settore della ristorazione cercando di proporre anche qualche utile indicazione per la prevenzione.
Questi i due argomenti affrontati nell’articolo:
gli incidenti nel settore della ristorazione;
prevenire gli infortuni con le attrezzature di lavoro.
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SCELTA E MESSA A DISPOSIZIONE DELL'ATTREZZATURA
Da Punto Sicuro
18/10/19
Come scegliere attrezzature di lavoro sicure e adatte al compito da svolgere? Quali possono essere i vizi palesi e vizi occulti? Le indicazioni di INAIL per i datori di lavoro e il software per la sicurezza del macchinario.
Nella scelta dell’attrezzatura di lavoro il datore di lavoro deve tener conto non solo della tipologia del lavoro da svolgere, ma anche delle esigenze in termini di salute e sicurezza necessarie a tutelare i lavoratori che le utilizzano o che ne sono esposti.
Le attrezzature messe a disposizione dei lavoratori devono essere conformi a specifiche disposizioni legislative e regolamentari di recepimento delle Direttive comunitarie di prodotto (marcatura CE secondo il D.Lgs. 17/10).
Nel caso in cui la scelta dell’attrezzatura di lavoro sia avvenuta in assenza di disposizioni legislative e regolamentari di riferimento o prima della emanazione di norme legislative e regolamentari di recepimento delle Direttive comunitarie di prodotto, l’attrezzatura deve essere conforme ai requisiti generali di sicurezza di cui all’Allegato V del d.lgs. 81/08.
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IMPARARE DAGLI ERRORI: QUANDO UN TRABATTELLO NON HA PARAPETTI ADEGUATI
Da Punto Sicuro
24/10/19
Di Tiziano Menduto
Esempi di infortuni dei lavoratori in relazione all’utilizzo di trabattelli. Incidenti nel montaggio di una copertura, nella rimozione di coibentazione in amianto, nel posizionamento di plafoniere di illuminazione e nello smontaggio di uno stand.
Sfogliando le schede dell’archivio di INFOR.MO., strumento per l'analisi qualitativa dei casi di infortunio collegato al sistema di sorveglianza degli infortuni mortali e gravi, abbiamo rilevato, nelle scorse settimane, quanto siano ancora diffusi gli infortuni gravi e spesso mortali correlati all’utilizzo dei trabattelli o ponti su ruote. E nelle schede uno dei temi ricorrenti, tra i fattori causali degli eventi infortunistici, è l’inidoneità dei trabattelli per la mancanza di parapetti (o la presenza di parapetti inadeguati) destinati alla protezione contro le cadute dall’alto.
Per questo motivo il viaggio della rubrica “Imparare dagli errori”, dedicata al racconto degli infortuni professionali, attraverso gli infortuni nell’uso dei trabattelli, si sofferma oggi in particolare sulla carenza dei parapetti in queste torri mobili che poggiano a terra attraverso delle ruote.
Questi i due argomenti affrontati nell’articolo:
gli incidenti nell’uso di trabattelli senza parapetti;
l’importanza del corretto montaggio dei parapetti.
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DEFIBRILLATORI OVUNQUE: LEGGE IN ARRIVO
Da Studio Cataldi
24/10/19
Di Lucia Izzo
Entro fine anno il Senato potrebbe dare il via libero definitivo al provvedimento che punta alla maggior diffusione dei defibrillatori semiautomatici e automatici esterni.
Dopo il consenso unanime della Camera, anche il Senato si appresta a pronunciarsi sul Disegno di Legge recante "Disposizioni in materia di utilizzo dei defibrillatori semiautomatici e automatici in ambiente extraospedaliero".
Il provvedimento, da molti definito “una legge di civiltà”, mira a favorire la diffusione su scala nazionale dei defibrillatori, da Nord a Sud e in molti luoghi pubblici, con l'obiettivo di agire prontamente in caso di emergenze.
Complici i numerosi eventi di cronaca, che raccontano di decessi provocati da arresti cardiaci che un intervento quanto più immediato possibile avrebbe potuto evitare, il testo ha raccolto un ampio e pressoché unanime consenso parlamentare e per questo potrebbe presto giungere alla sua approvazione definitiva dopo aver ottenuto al Senato la sede deliberante in commissione Igiene e Sanità.
Contenuti dell’articolo:
legge defibrillatori a un passo dall'approvazione;
DAE nei luoghi pubblici;
Una applicazione per geolocalizzare i defibrillatori;
formazione e sensibilizzazione;
scriminante dello stato di necessità.
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LA GESTIONE DELLE EMERGENZE IN PRESENZA DI PERSONE DIVERSAMENTE ABILI
Da Punto Sicuro
28/10/19
Una linea guida fornisce informazioni su come favorire un’idonea evacuazione delle persone diversamente abili in caso di incendio. Le difficoltà, gli ostacoli, gli allarmi, le strategie, le porte e gli ascensori.
Nel 2012 a Titisee, a circa 40 Km a est di Friburgo, in Germania, 14 persone diversamente abili sono morte in un incendio in un laboratorio che accoglieva 120 persone. Questo grave incidente ci ha ricordato che se tutte le persone devono poter accedere agli ambienti di vita e di lavoro che compongono la società, ci si deve interrogare sulla loro sicurezza, anche in presenza di disabilità o limitazioni.
E perché, nel caso scoppi un incendio, le persone diversamente abili possano mettersi in salvo, in alcuni casi, è necessario adottare misure più severe di quelle previste dalle normative nazionali al fine di ottenere un livello di sicurezza accettabile.
Ad affermarlo e a fornire utili informazioni per l’evacuazione delle persone diversamente abili è una linea guida prodotta nel 2015 dalla Confederation of Fire Protection Association Europe, un’associazione europea di organizzazioni nazionali che si occupano di prevenzione e protezione dagli incendi e che hanno l’intento di facilitare e supportare il lavoro della prevenzione incendi nelle varie nazioni europee fornendo esempi di soluzioni e modelli condivisibili.
Questi gli argomenti affrontati nell’articolo:
le linee guida sull’evacuazione in presenza di disabilità;
difficoltà e ostacoli per le persone diversamente abili;
indicazioni per una idonea evacuazione;
l’indice della linea guida CFPA
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LE SANZIONI PER IL LAVORO “IN NERO”
Da Studio Cataldi
29/10/19
Di Adriana Scamarcio
Lavoro “in nero”, l'azione contro il datore, le sanzioni previste sia per l'azienda sia per il lavoratore che risponde anche penalmente.
Occorre sottolineare, in primo luogo, che il lavoratore “in nero” è considerato a tutti gli effetti di legge un dipendente e, anche se non formalizzato, si considera esistente un contratto di lavoro.
In base a questo presupposto si possono applicare tutte le norme relative alla tutela del lavoratore in nero il quale gode degli stessi diritti e delle stesse garanzie del lavoratore assunto regolarmente.
Solitamente si ricorre a far causa per lavoro in nero per varie motivazioni, la prima in assoluto è quella relativa alla mancata corresponsione della retribuzione.
Questi i due argomenti affrontati nell’articolo:
lavoro in nero e azione contro il datore di lavoro;
sanzioni per il lavoro nero;
le sanzioni penali;
le sanzioni amministrative.
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VOGLIO UNA SCUOLA SICURA
Da Punto Sicuro
29/10/19
Di Paolo Pieri
Il 30 ottobre i Dirigenti scolastici italiani sono scesi in piazza a Roma per chiedere esplicitamente al Governo e al Parlamento di attivarsi al più presto per cambiare le norme in materia di sicurezza.
La recente sentenza di Cassazione che ha definitivamente condannato la Dirigente scolastica e il RSPP di una scuola a Sapri in provincia di Salerno, per un grave incidente avvenuto nel 2011 a uno studente che cadde da un lucernario, è stata l'ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso della rabbia disperata dei Dirigenti scolastici italiani che il prossimo 30 ottobre si sono riuniti a Roma per protestare contro l'impossibilità di garantire la sicurezza negli edifici scolastici da loro diretti nei termini in cui pare sia prescritto dal D.Lgs.81/08.
Si è trattato della protesta di Dirigenti dello Stato che esercitano la loro attività in edifici scolastici di proprietà degli Enti Locali (Comuni per le scuole del primo ciclo e Province o Città metropolitane per le scuole del secondo ciclo) e cioè degli Enti pubblici che ai sensi dell'articolo 3 della Legge 23/96 (Norme per l'edilizia scolastica) hanno la competenza di provvedere alla realizzazione, alla fornitura e alla manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici scolastici italiani.
Questa Legge è nata con l'obiettivo di assicurare alle strutture per l'uso scolastico uno sviluppo qualitativo e una collocazione sul territorio adeguati alla costante evoluzione delle dinamiche formative, culturali, economiche e sociali.
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IMPARARE DAGLI ERRORI: QUANDO CI SI INFORTUNA NELLE PULIZIE DI UN RISTORANTE
Da Punto Sicuro
31/10/19
Di Tiziano Menduto
Esempi di infortuni dei lavoratori nel settore della ristorazione. Infortuni avvenuti in attività di pulizia e di manutenzione: la pulizia del pozzetto di raccolta acque nei servizi igienici, la caduta da una scala e la disostruzione di un lavandino.
La cucina e gli ambienti adibiti alla ristorazione sono luoghi di lavoro ricchi di insidie legate non solo alla presenza di particolari attrezzature, ma anche ad alcune attività che presentano diversi rischi per gli operatori, come le attività di pulizia.
E per segnalare alcuni degli infortuni che avvengono durante le pulizie nel settore della ristorazione riprendiamo il nostro viaggio attraverso gli infortuni in questi ambienti con una nuova puntata di “Imparare dagli errori”, la rubrica di PuntoSicuro dedicata al racconto degli infortuni professionali.
Come sempre le dinamiche infortunistiche presentate sono tratte dalle schede dell’archivio di INFOR.MO., strumento per l'analisi qualitativa dei casi di infortunio collegato al sistema di sorveglianza degli infortuni mortali e gravi.
Questi i due argomenti affrontati nell’articolo:
gli incidenti nel settore della ristorazione e nelle attività di pulizia;
prevenire gli infortuni nell’industria alberghiera e della ristorazione.
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mercoledì 30 ottobre 2019

Palermo, si rompe un tirante in fabbrica: operaio perde una falange


E' successo all'interno di uno stabilimento dell'area industriale di Termini Imerese. Non è stato possibile riattaccarla
30 ottobre 2019
Un operaio ha perso una falange della mano mentre lavorava in fabbrica. La vittima, un ragazzo di 22 anni, è stata soccorsa. Lavorava nell'area industriale di Termini Imerese, in uno stabilimento dove vengono costruiti impianti navali e industriali. Sono intervenuti i sanitari del 118 e i carabinieri.

Secondo una prima ricostruzione si sarebbe rotto un tirante che sosteneva una lastra di ferro. Non è chiaro se sia stato il tirante a tranciargli la terza falange di una delle dita della mano destra o se la mano sia rimasta schiacciata sotto il pesante blocco di metallo. Il giovane operaio è stato portato in ambulanza al Civico di Palermo. "Sta bene - spiega un altro operaio - ma non è stato possibile riattaccare il dito nonostante i colleghi abbiano tenuto la falange sotto ghiaccio e l'abbiano consegnata agli operatori sanitari". Il 22enne è stato sottoposto a un intervento nel reparto di Chirurgia plastica dove i medici hanno stabilito per lui una prognosi di 10 giorni.
https://palermo.repubblica.it/cronaca/2019/10/30/news/palermo_si_rompe_un_tirante_in_fabbrica_operaio_perde_una_falange-239898102/