Il nodo Palermitano della Rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro con questo blog intende creare uno spazio libero di informazione di classe aperto a tutti coloro che ((consapevoli della continua strage di lavoratori morti sul e per il lavoro)) vogliano contribuire alla lotta -- BASTA MORTI E INFORTUNI IN NOME DEL PROFITTO T -- PADRONI ASSASSINI PAGHERETE CARO . PADRONI ASSASSINI PAGHERETE TUTTO -- per un contatto diretto 338-3342733 o 338- 7708110 oppure retesicurezzalavorosicilia@gmail.com

sabato 14 gennaio 2017

Trapani, operaio cade da un’impalcatura e muore in cantiere: “una cosa simile non l’avevamo mai vista”

Inizia malissimo questo anno per gli operai in Sicilia per quanto riguarda i morti sul lavoro, così come purtroppo si era chiuso l’anno scorso: oltre 40 morti!
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La trasferta lavorativa avrebbe dovuto essere breve, il tempo necessario a rimettere in sesto l’impianto di climatizzazione dell’aliscafo Antioco. Ma Michele Di Lorenzo, operaio trentasettenne di Palermo, dipendente della Elettro System di Bagheria, ha trovato la morte cadendo nella sala macchine del mezzo. Da pochi giorni Di Lorenzo, sposato, lavorava a Trapani nel cantiere degli imprenditori Morace, Liberty Shipyard, nella zona industriale e in prossimità del porto, in via Isola Zavorra. Su quest’aliscafo Di Lorenzo stava eseguendo dei lavori per conto della ditta esterna di climatizzazione e impiantistica di cui era dipendente una delle tante a cui i Morace si rivolgono, di volta in volta, per lavori specifici. “Questa tragedia mi ha sconvolto”, dice il comandante Ettore Morace, amministratore delegato della Liberty Lines che appresa la notizia, è andato subito al cantiere. “siamo sgomenti anche perché investiamo molto negli standard operativi per garantire la sicurezza sui posti di lavoro. Attendiamo – prosegue Morace – l’esito delle indagini, collaboreremo con gli investigatori affinché si faccia chiarezza su questo terribile incidente. Alla famiglia Di Lorenzo esprimiamo profonda vicinanza”.


Ieri mattina, dopo essere entrato nel cantiere dove in inverno vengono ricoverati, riparati e preparati per la stagione estiva i mezzi della Liberty Lines, il giovane operaio, insieme ai colleghi, era salito dal ponteggio sull’Antioco, un aliscafo che fa parte della flotta passata alla compagnia Liberty Lines dopo l’acquisizione, insieme a Caronte&Turist, della Siremar. Secondo una prima ricostruzione di Di Lorenzo si trovava sul ponte, in prossimità della porta di ingresso dell’aliscafo. Da qui, probabilmente dopo aver perso l’equilibrio, è precipitato all’indietro all’interno del locale macchine: un volo di circa tre metri che lo ha fatto incastrare nella struttura di sostegno dell’imbarcazione, che si trova proprio dove sono i motori. Sotto shock i colleghi che lo hanno soccorso: “Gli incidenti nei cantieri possono accedere, ma una cosa simile non l’avevamo mai vista”, hanno raccontato. Vigili del fuoco e carabinieri stanno indagando per stabilire se si sia trattato di una tragica fatalità o se ci siano delle responsabilità inutile la corda del 118 all’ospedale Sant’Antonio Abate, dove Di Lorenzo è deceduto per le ferite riportate al cranio. La Procura della Repubblica di Trapani ha aperto un fascicolo.
Palermo-La Repubblica

14 gennaio ’17

giovedì 8 dicembre 2016

Un anno nero: più di quaranta vittime in Sicilia

Una strage silenziosa che vede la Sicilia fra le regioni più colpite. La conta dei morti sul lavoro continua implacabile e pone l’Isola al sesto posto, insieme con la Puglia, fra le regioni italiane e seconda fra quelle del Mezzogiorno, secondo i dati Inail elaborati da Vega Engineering fino al settembre di quest’anno. In nove mesi in Sicilia hanno perso la vita 38 lavoratori. Se si considera il loro numero in relazione a quello degli occupati, l’Isola è quinta in Italia per mortalità nei luoghi di lavoro. Numeri che negli ultimi anni non accennano a diminuire e che vedono il settore dell’edilizia come quello più colpito, seguito dalle attività manifatturiere e dai trasporti. Sempre secondo l’Inail, nel 2015 in Sicilia si sono contati oltre 28 mila infortuni sul lavoro. La provincia con la maggiore incidenza è stata quella di Ragusa, la meno colpita Palermo. Ma le statistiche, naturalmente, considerano solo infortuni e decessi regolarmente denunciati. E con la crisi economica la situazione è peggiorata. “Le gare al massimo ribasso – spiega Francesco Tarantino della Fillea Cgil (edilizia) – portano le imprese a tagliare il più possibile sul costo del lavoro, sicurezza compresa. E poi in tutta la Sicilia ci sono non più di 200 ispettori del lavoro, mentre ne servirebbero almeno 500. Colpa dei tagli che si sono susseguiti nelle ultime Finanziarie regionali”. Nel settore dei porti e dei cantieri, secondo Sebastiano Calleri, responsabile sicurezza della Cgil nazionale, “si registra un altissimo numero di incidenti di elevata gravità”.


La repubblica 30 nov. 16

sabato 3 dicembre 2016

Ex Sacelit: ancora tanti morti per amianto, siamo a oltre 130 su circa 200!

E' morto Antonino Cuciti, 72 anni, il 132° operaio deceduto per malattie legate all'amianto dell'ex fabbrica "Sacelit" di San Filippo del Mela, in provincia di Messina. L'uomo, per 4 anni, sarebbe stato a stretto contatto con le fibre "killer", con le mansioni di meccanico, addetto alle manutenzioni di tutti gli impianti di produzione.
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SAN FILIPPO DEL MELA
Amianto, morto il 131° operaio ex Sacelit
26 Novembre 2016

SAN FILIPPO DEL MELA. È morto per asbestosi pleuro polmonare, insufficienza respiratoria e collasso cardio respiratorio Antonino Salvia, 84 anni, ex operaio della Sacelit di San Filippo del Mela (Messina).
È il 131/mo lavoratore su circa 200 morto per questa causa. Lo ha reso noto il Comitato permanente esposti amianto.
«Per 25 anni - spiega il comitato - ha lavorato a stretto contatto con le fibre killer di amianto con le mansioni di addetto allo scarico dei sacchi di amianto manualmente dai carri ferroviari alla produzione dei tubi e di pezzi speciali in amianto cemento. Nel 2007 gli era stata riconosciuta dall'Inail di Milazzo la malattia 
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NEL MESSINESE
Morto un altro operaio della ex Sacelit a San Filippo del Mela: è il numero 127
18 Aprile 2016


MESSINA.  Con l'ennesimo morto arriva a 127 il numero degli ex dipendenti della Sacelit di San Filippo del Mela morti dopo la chiusura della fabbrica che realizzava lastre, tubi e contenitori in amianto. A 83 anni e, dopo una lunga malattia, è deceduto L. R., che faceva parte dei 220 ex dipendenti di quell'industria.
Era stato assunto nel 1959, quale addetto agli impianti e ha lavorato per oltre 29 anni a stretto contatto con le fibre di amianto, con mansioni di meccanico addetto alle manutenzioni dei macchinari. A soli 47 anni, gli venne riconosciuta dall'Inail di Milazzo, la malattia professionale: Silicosi polmonare con bronchite cronica, fibrosi Interstiziale diffusa e insufficienza ventilatoria.

http://messina.gds.it/2016/04/18/morto-un-altro-operaio-della-ex-sacelit-a-san-filippo-del-mela-e-il-numero-127_501780/
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22 Ottobre 2014
San Filippo, morto un altro operaio della Sacelit
Giuseppe Gitto, 73 anni.
I morti della Sacelit, l'industria di San Filippo del Mela dove si lavorava l'amianto, raggiungono quota 120. E' morto un altro degli operai che erano stati a contatto con l'amianto per oltre 17 anni. Si era ammalato di tumore dieci anni fa. L'associazione "Zero Waste Sicilia" chiede alla Regione la piena applicazione di una legge varata nel 2014. Il servizio di Emilio Pintaldi.
http://tgs.gds.it/2014/10/22/san-filippo-morto-un-altro-operaio-della-sacelit_250062/
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È LA CENTOTREDICESIMA VITTIMA
Eternit, morto un altro
ex operaio Sacelit

Giorgio S., 73 anni, ha lavorato nello stabilimento come impiegato contabile per quasi 30 anni e, nel 2006 gli era stata riconosciuta la malattia da parte dell'Inail. L'uomo è morto per asbestosi pleurica con placche pleuriche.
MILAZZO (MESSINA) - Morto un altro ex dipendente della ex Sacelit di San Filippo del Mela (Me). Fra i 220 dipendenti della ex società, che produceva eternit a base di amianto, questa è la 113 vittima. Giorgio S., 73 anni, ha lavorato come impiegato contabile per quasi 30 anni e, nel 2006 gli era stata riconosciuta la malattia da parte dell'Inail. L'uomo è morto per asbestosi pleurica con placche pleuriche -mesotelioma pleurico. "Siamo costretti a registrare decessi nella fabbrica della morte - scrive Salvatore Nania, ex dipendente Sacelit e presidente del comitato - mentre siamo ancora in attesa di notizie dell'approvazione definitiva del piano nazionale amianto da parte del ministro della Salute e di ricevere delucidazione sulla nostra richiesta di incontro con la Regione".

Nania ricorda come il suo ex collega di lavoro, negli ultimi tempi, "era raccapricciato, deluso, amareggiato nel dovere constatare l'egoismo, la scarsa sensibilità, la mancanza di solidarietà, di umanità, di serietà da parte dei responsabili delle Istituzioni e dei politici che dovevano tutelare l'integrità fisica e psicofisica dei lavoratori esposti a cancerogeni, dei loro familiari per gli indumenti da lavoro che erano stati costretti a lavare". E conclude: "Mi diceva spesso: Salvatore stiamo portando avanti una battaglia contro i mulini a vento, puntando su Istituzioni e politici che sembrano sordi sulle sofferenze delle persone".
http://livesicilia.it/2013/03/17/eternit-morto-un-altro-ex-operaio-sacelit_282327/
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sabato 13 dicembre 2014

Morto per amianto altro ex operaio della Sacelit

S. Filippo del Mela

Fabbrica di amianto, morto ex dipendente

è morto un altro ex dipendente della società Sacelit di San Filippo del Mela (Me). Santo Cambria aveva compiuto da poco 74 anni e aveva lavorato nella "fabbrica della morte" per 28 anni, con mansioni di addetto alla macchina formatrice lastre piane e alla produzione di canne quadrangolari, serbatoi per acqua e pezzi speciali di eternit. A Cambria, agli inizi del 1973, l'Inail di Milzzo aveva riconosciuto la malattia professionale per "silicosi polmonare". Patologia che, secondo gli stessi medici, non è collegata con l'esposizione alle fibre di amianto.

il giornale di sicilia
3/12/14

sabato 6 dicembre 2014

LA SICILIA PIENA DI AMIANTO

L'esperto: la Sicilia piena di amianto
di Flavia Perricone — 05 Dicembre 2014
Ezio Bonanni, il presidente nazionale ONA (Osservatorio Nazionale Amianto): "Molte imprese del Nord hanno ubicato in Sicilia tutte le attività più pericolose per la salute"
amianto, Sicilia, Cronaca
PALERMO. La Sicilia e l’amianto. Un binomio familiare a tutti gli isolani, dal momento che ormai quasi tutti i siti siciliani sono praticamente immersi in questo materiale pericoloso.
A denunciarlo è Ezio Bonanni, il presidente nazionale ONA (Osservatorio Nazionale Amianto), durante la trasmissione radiofonica Ditelo A Rgs. “Abbiamo presenza massiccia di amianto in tutti i siti siciliani – spiega-. C’è stato un immobilismo anche da parte degli enti regionali”.  A Messina, ad Augusta e  nel capoluogo, sono moltissime le strutture in cui è presente l’amianto: si pensi alle scuole, agli ospedali, alle caserme, e anche alle installazioni della marina militare; prima del 1992, anno in cui venne approvata la legge n. 257, che metteva al bando l’amianto, non esisteva nessun obbligo di bonifica per le istituzioni, né un divieto d’uso.

Ma le cause sono anche da ricercarsi al nord d’Italia. “Molte imprese del Nord hanno ubicato in Sicilia tutte le attività più pericolose per la salute - continua Bonanni -, come l’industria petrolchimica di Gela, o Fincantieri a Palermo: entrambe hanno fatto largo uso di amianto nella loro produzione, con tragiche conseguenze, non solo attuali, ma anche per i prossimi decenni”.

martedì 25 novembre 2014

Operaio morì sulla nave, quattro indagati: "Violate le norme di sicurezza"

Operaio morì sulla nave, quattro indagati: "Violate le norme di sicurezza"
Alessandro Di Trapani perse la vita mentre lavorava sulla Cossyra. Sotto accusa armatore, comandante, un altro ufficiale e l'impresa


15 novembre 2014


ALESSANDRO Di Trapani non doveva morire quel giorno di maggio dentro alla motonave Cossyra. Non sarebbe successo nulla, sostiene la procura, se solo quell'operaio fosse stato avvertito che non doveva usare quella saldatrice perché c'erano vapori infiammabili che avrebbero innescato un incendio. E, invece, accadde esattamente questo: lui azionò, senza indossare alcuna protezione, quella saldatrice che innescò una fiammata. Morì il giorno dopo per le gravi ustioni che avevano ricoperto per il 75 per cento il suo corpo.

Per quell'incidente sul lavoro sulla nave Cossyra, ormeggiata al porto nel bacino di carenaggio della società Adorno, fuori dall'area di Fincantieri, il procuratore aggiunto Salvo De Luca e i pm Gianluca De Leo e Laura Vaccaro hanno iscritto sul registro degli indagati quattro nomi. Sotto inchiesta sono finiti Francesco Fontana, il legale rappresentante "Traghetti delle isole spa", società di armamento della Cossyra, Gaspare Cavasino, comandante della Cossyra e responsabile della sicurezza a bordo, Natale Pizzimenti, direttore di macchina della motonave, Vincenzo Chiavazzo, legale rappresentante della Elyteam srl, l'impresa per la quale da due settimane Di Trapani era stato assunto come elettricista e che era incaricata di eseguire i lavori di rifacimento dell'impianto di automazione del traghetto.

I quattro indagati violarono le norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro, sostiene la procura. In questi mesi i vigili fuoco e la capitaneria di porto hanno eseguito una perizia per verificare cosa andò storto quel giorno dentro al traghetto. Dai controlli sulla Cossyra, prima sequestrata e poi restituita, gli investigatori hanno scoperto che c'erano diversi lavori in corso quel mese di maggio. C'erano lavori di pulizia affidati alla Adormare e quelli di rifacimento dedicati al vano motore che stava eseguendo la Ely- team, ma anche operazioni di manutenzione da parte dell'equipaggio. In questo scenario si ritrovò a lavorare l'operaio di 40 anni. Non c'era un responsabile dei lavori a bordo, non era stato stilato un documento di sicurezza e nemmeno quello di valutazione dei rischi relativi all'attività lavorativa svolta a bordo della motonave, hanno svelato le indagini. Di Trapani accese la saldatrice all'ora di pranzo. E, hanno scoperto capitaneria di porto e vigili del fuoco, la Elyteam non aveva il nulla osta per "l'uso di fiamma" che doveva essere rilasciato dall'autorità marittima e il certificato di "gas free" che attestasse che nei locali, compresi quelli dove si trovava Di Trapani, non vi fossero sostanze infiammabili.


Invece, non fu così. Natale Pizzimenti, direttore di macchina della Cossyra, aveva disposto un'operazione di degassificazione della cassa di nafta senza autorizzazioni e senza cautele. Per questo si formò una sacca di gas che innescò quel rogo. Poco meno di 24 ore dopo Di Trapani era già morto, tra la disperazione della moglie e la figlioletta di 10 anni. Ieri la notizia dell'iscrizione dei quattro indagati è arrivata alla famiglia Di Trapani, che subito dopo la morte del loro parente aveva chiesto "giustizia". A difendere i genitori di Di Trapani è l'avvocato Fabio Lanfranca. "I tempi dell'indagine dice il legale della moglie della vittima, Enrico Sanseverino - sono stati molto rapidi. Adesso speriamo che al più presto la famiglia possa avere giustizia per una morte così assurda".

http://palermo.repubblica.it/cronaca/2014/11/15/news/operaio_mor_sulla_nave_quattro_indagati_violate_le_norme_di_sicurezza-100610408/

lunedì 24 novembre 2014

Prescrizione a metà per le morti di amianto condanne definitive ai manager Fincantieri

Prescrizione a metà per le morti di amianto condanne definitive ai manager Fincantieri

La scure della prescrizione cancella un altro pezzo del processo per la strage silenziosa dell'amianto ai Cantieri navali di Palermo. Ma dopo 16 anni di udienze, le condanne degli ex direttori dello stabilimento fin canteri reggono. Ieri sera, la quarta SEZIONE DELLA Corte di Cassazione ha solo ridotto e pene agli imputati, proprio per effetto della prescrizione, che ha spazzato via 9 casi di decesso per amianto e ne ha risparmiato 21: Luciano Lemetti passa da 4 anni e 2 mesi di reclusione a 3 anni e 6 mesi, Giuseppe Cortesi da 3 anni e 5 mesi a 3 anni e 1 mese, Antonino Cipponeri da due anni e 8 mesi a 2 anni, 7 mesi e 10 giorni. La prescrizione è scattata per la morte di nove operai avvenuta fra il 1998 e il 1999. Un epilogo non proprio a sorpresa. In primo e secondo grado, la prescrizione aveva già cancellato 28 episodi di lesioni per malattie gravi e decessi. Ma nessuno sconto arriverà sui risarcimenti, che adesso verranno chiesti per tutti i familiari delle vittime. È il vero successo per le parti civili e per la procura di Palermo.
"Questa sentenza dimostra che è comunque urgente riformare le norme sulla prescrizione – dice l'avvocato Fabio Lanfranca, che in questo processo è stato parte civile per diversi familiari delle vittime e per il sindacato Fiom Cgil. – Su 62 capi di imputazione più della metà è stata cancellata. Per il resto – prosegue il legale – la sentenza conferma i giudizi di primo e secondo grado. A Palermo, Fincantieri ha violato sistematicamente la normativa sulla sicurezza, senza informare i lavoratori né dotare gli operai degli strumenti di protezione. Secondo i dati emersi dal processo – spiega Lanfranca – 1.750 persone sono state mandate in pensione con contributi statali dopo che per anni erano state esposte all'amianto."
Nelle case dei familiari delle vittime, la sentenza provoca sentimenti opposti. "Siamo allibiti", dice Annamaria Arcoleo, che si è costituirà parte civile per la morte del padre: "La prescrizione ha salvato questi signori da pene più pesanti". Michele Arcoleo, operaio addetto al rivestimento delle caldaie morì a 59 anni nel 1998.
Gioisce a metà, invece, Maria Tricomi. Suo padre Antonino fu stroncato dall'asbestosi nel 2002. "E' una verità che poteva arrivare prima – dice – però è arrivata. Sono contenta che qualcuno sconterà i suoi errori". Antonino Tricomi era un "tracciatore", la malattia se lo portò via in un anno. "Non gli dicemmo la verità sulla sua malattia – racconta Maria – avrebbe saputo della sua condanna a morte."
Annamaria Arcoleo insiste: "Noi speravamo nella giustizia e in una condanna esemplare. Il risarcimento? Non è per quello che abbiamo aspettato questi 15 anni". Annamaria ricorda ancora i giorni terribili che seguirono alla morte del padre: "Ci cadde il mondo addosso, siamo sette fratelli. La verità è che quegli operai vennero trattati senza alcun rispetto, morirono per il loro lavoro. Noi vogliamo che questo non accada più".
Soddisfatto della sentenza l'Inail: "E' stata confermata la nostra linea in base ala quale riteniamo che l'istituto ha diritto ad essere indennizzato per quanto ha dato alle vittime e ai loro familiari in termini di sostegno economico", dice l'avvocato Giuseppe Vella. L'Inail ha pagato 8 milioni e mezzo di euro per prestazioni assicurative e ha già avuto una provvisionale di 4 milioni e 100mila euro.

La Repubblica Palermo

22 novembre 2014