Il nodo Palermitano della Rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro con questo blog intende creare uno spazio libero di informazione di classe aperto a tutti coloro che ((consapevoli della continua strage di lavoratori morti sul e per il lavoro)) vogliano contribuire alla lotta -- BASTA MORTI E INFORTUNI IN NOME DEL PROFITTO T -- PADRONI ASSASSINI PAGHERETE CARO . PADRONI ASSASSINI PAGHERETE TUTTO -- per un contatto diretto 338-3342733 o 338- 7708110 oppure retesicurezzalavorosicilia@gmail.com

sabato 16 giugno 2018

Senza sosta la carneficina operaia. a Messina e Patti muoiono due operai... mentre il nuovo governo con Di Maio prende posizione per i padroni!

Tragedie sul lavoro a Messina e a Patti, muoiono due persone

di Redazione — 12 Giugno 2018
Tragedie sul lavoro in provincia di Messina. Un uomo di 63 anni, è caduto da un’impalcatura durante un intervento di ristrutturazione di uno stabile nel complesso «Linea Verde», sulla Panoramica, a Messina. L’uomo stava eseguendo i lavori per una ditta. Indaga la polizia.
Qualche ora prima a Patti un uomo e' morto schiacciato dal trattore mentre arava un podere. A perdere la vita Giuseppe Cicero di 50 anni, di Mongiove di Patti. L'uomo stava manovrando un mezzo cingolato in terreno coltivato a ulivi quando il terreno ha ceduto e lui ha perso il controllo del mezzo che si e' ribaltato finendo in un canalone. Cicero e' rimasto schiacciato sotto il mezzo. Le indagini dei carabinieri sono coordinate dalla procura di Patti.

venerdì 15 giugno 2018

Dal nord al sud, da Casale a Gela, lo STUDIO SENTIERI LO DIMOSTRA: NOCIVO E' IL CAPITALE!

Studio Sentieri: chi vive vicino ai siti industriali è a rischio morte più alto del 4-5%


Chi vive nei siti contaminati da amianto, raffinerie o industrie chimiche e metallurgiche ha un rischio di morte più alto del 4-5% rispetto alla popolazione generale. E questo, in un periodo di 8 anni, si è tradotto in un eccesso di mortalità pari a 11.992 persone, di cui 5.285 per tumori e 3.632 per malattie dell’apparato cardiocircolatorio. È quanto emerge dai dati relativi a 45 siti di interesse per le bonifiche inclusi nella nuova edizione dello studio Sentieri, a cura dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss).
I dati sono stati presentati in via preliminare al workshop ‘Un sistema permanente di sorveglianza
epidemiologica nei siti contaminati’, tenutosi presso il Ministero della Salute.
«Sono numeri degni di nota e nel complesso tracciano un quadro coerente con quello emerso dalle precedenti rilevazioni. Questo significa che non vi è stato ancora un generale miglioramento della situazione della contaminazione ambientale a livello nazionale», spiega Pietro Comba, responsabile scientifico del progetto Sentieri.
In 360 pagine, il rapporto Sentieri esplora caratteristiche e problematiche di 45 Siti di Interesse Nazionale o Regionale (SIN/SIR) presenti in tutta Italia: dalle miniere del Sulcis alle acciaierie dell’Ilva, dalle raffinerie di Gela alla città di Casale Monferrato ‘imbiancata’ dall’eternit, passando per il territorio del litorale flegreo con le sue discariche incontrollate di rifiuti pericolosi. Aree in cui vivono complessivamente 6 milioni di persone, residenti in 319 comuni, e i cui dati sono stati studiati nell’arco di tempo tra il 2006 e il 2013. Nove le tipologie di esposizione ambientale considerate: amianto, area portuale, industria chimica, discarica, centrale elettrica, inceneritore, miniera o cava, raffineria, industria siderurgica.
Sono state esaminate le associazioni tra residenza e patologie, come tumori e malformazioni congenite. «Nella popolazione residente nei siti contaminati studiati è stato stimato un eccesso di mortalità per tutte le cause pari al 4% negli uomini e al 5% per le donne. Per tutti i tumori maligni la mortalità in eccesso è stata del 3% nei maschi e del 2% nelle femmine», ha illustrato Amerigo Zona, primo ricercatore dell’Iss. In un periodo di 8 anni, dal 2006 al 2013, «è stato osservato – nella popolazione generale, prosegue – un eccesso di mortalità per tutte le cause di 5.267 casi negli uomini e 6.725 nelle donne. Per tutti i tumori maligni è stata di 3.375 negli uomini e 1.910 per le donne». 
«Il significato di questi dati va ora approfondito in ognuno dei territori considerati, anche con la collaborazione delle istituzioni, con gli amministratori locali e la società civile», spiega Comba. «I dati da noi prodotti – conclude Comba – servono sostanzialmente a capire quali sono gli interventi di risanamento ambientale più utili e urgenti a fini di tutela della salute»

sabato 9 giugno 2018

E' QUESTO MALEDETTO SISTEMA AL SERVIZIO DEL CAPITALE CHE UCCIDE GLI OPERAI!

DAVIDE A SOLI 22 ANNI E' MORTO PERCHE' LAVORAVA!
E' QUESTO MALEDETTO SISTEMA AL SERVIZIO DEL CAPITALE CHE UCCIDE GLI OPERAI
ORGANIZZARSI PER LOTTARE CONTRO DI ESSO A 360°!

Vignole Borbera. E’ morto il giovane operaio della Sli, travolto dal muletto


domenica 27 maggio 2018

La lotta contro l'inquinamento ambientale in questo sistema capitalistico deve essere impedita! Tragiche notizie dall'India: avvelenati dal rame e presi a fucilate dalla polizia - dal blog Tarantocontro

Tragiche notizie dall'India - Una situazione come l'Ilva a Taranto!

India - Avvelenati dal rame e presi a fucilate dalla polizia: 13 morti nel Tamil Nadu



In india padroni di fonderia e territori inquinati  e si spara contro le popolazioni che protestano.

Aiutateci nel far conoscere queste cose – realizziamo iniziative di ogni tipo di solidarietà e informazione.
Costruiamo un ponte con gli operai e le popolazioni che in india, ma anche in Brasile, vivono situazioni come all'Ilva e a Taranto, e i cui governi gli sparano addosso quando protestano.

Ecco il volto dei Padroni indiani, dello Stato, del governo antipopolare.

Mentre altri padroni come Mittal all'Ilva e Jindal a Piombino prendono in mano le fabbriche in Italia nelle martoriate città dell'inquinamento.


Campagna Slai cobas per il sindacato di classe  via Rintone 22 Tarantoslaicobasta@gmail.com 3471102638
Info materiali video - contatti diretti con le realtà in lotta e compagni che conoscono bene la situazione dall’India per aver incontrato in diverse occasioni organizzazioni in India impegnate in queste battaglie
csgpindia@gmail.com – Francesco Lomagistro Taranto
Sfocia nel sangue la lotta degli abitanti, che dura da vent’anni. E ora chi critica le forze dell’ordine finisce in carcere
Martedì 22 maggio decine di migliaia di persone che protestavano contro la riapertura di una fonderia di rame nei pressi della città di Thoothkudi (Tamil Nadu, India meridionale) sono finite sotto il fuoco delle forze dell’ordine, chiamate a sedare una protesta durata più di tre mesi.
I manifestanti da almeno vent’anni denunciavano livelli di inquinamento straordinari dovuti all’attività della fonderia operata dalla Sterlite Copper, società controllata dal conglomerato minerario britannico Vedanta Resources. Gli scarichi della fonderia, hanno documentato numerose associazioni per la tutela ambientale locale, hanno contribuito a un aumento vertiginoso di malattie legate all’apparato respiratorio e cardiaco, dermatiti e tumori.
Nonostante la fonderia fosse stata multata dalla Corte suprema nel 2013 per una perdita di gas velenosi, ha continuato a lavorare a pieno regime tanto da annunciare, lo scorso febbraio, piani per un’espansione infrastrutturale. In tutta risposta, gli attivisti e la popolazione locale hanno organizzato una serie di manifestazioni pacifiche chiedendo la chiusura definitiva dell’impianto.
Quando martedì i manifestanti hanno cercato di raggiungere la residenza del district collector di zona – la carica amministrativa che avrebbe dovuto rinnovare la licenza della fonderia, scaduta lo scorso mese di aprile – e hanno trovato a ostruire la strada le barricate della polizia, è partita una sassaiola contro le forze dell’ordine, mentre capannelli di manifestanti incendiavano automobili e autobus. La polizia ha risposto lanciando lacrimogeni e, come mai successo in Tamil Nadu nella storia recente, sparando direttamente sulla folla. Il bilancio mentre scriviamo è fermo a 13 morti e alcune decine di feriti.
Le proteste sono continuate sia nella giornata di mercoledì che ieri, con le forze dell’ordine schierate dal governo locale, guidato dal partito tamil All India Anna Dravida Munnetra Kazhagam (Aiadmk), a protezione delle sedi dell’amministrazione cittadina e della fonderia. Il chief minister – il primo ministro del governo locale – del Tamil Nadu, Edappadi K. Palaniswami, difendendo l’operato della polizia nella giornata di ieri ha dichiarato: «Se qualcuno è attaccato, il corso naturale delle cose prevede che si difenda per proteggersi. Questo è ciò che ha fatto la polizia».
Mercoledì scorso l’amministrazione locale ha staccato la corrente alla fonderia, in risposta a voci che indicavano una ripresa delle attività nonostante la nuova licenza non fosse stata ancora rilasciata.

giovedì 24 maggio 2018

COLLEGARE LE LOTTE DAL SUD AL NORD: presidio davanti palazzo Marino dei fattorini per Sicurezza e Diritti. Report della ReteSalute e Sicurezza - Nodo di Milano



Come rete sicurezza Milano, insieme alle maestre in lotta-usb-NUDM- e altri solidali, abbiamo sostenuto questa prima difficile iniziativa dei fattorini deliveroo/just eat/foodora/glovo, dopo l'incidente di un loro collega che ha perso la gamba in un incidente durante una consegna. Dal presidio e dalla viva voce di questi lavoratori, presente una delegazione da Roma, si è levato forte le grida di rabbia contro cottimo e diritti zero. Come Rete abbiamo portato la nostra solidarietà e sostegno, ma anche la necessità di unire le lotte di tutti i lavoratori per vincerla questa battaglia

Di seguito il comunicato dei fattorini



DOPO L'INCIDENTE DI FRANCESCO, PRIMA TAPPA FATTA: I FATTORINI INCONTRANO L'ASSESSORE TAJANI.
Oggi è stata una lunga giornata per i fattorini di Deliveroo Strike Raiders e per noi diDeliverance Milano.
Prima del presidio siamo andati a portare la nostra solidarietà a Francesco, il lavoratore coinvolto nell'incidente di settimana scorsa, con una visita in ospedale in delegazione al Policlinico di Milano, dove è stato ricoverato. Il suo infortunio ha colpito e smosso le coscienze di tutti diventando un simbolo della lotta dei fattorini, che rivendicano da più di un anno e mezzo diritti e tutele.
Per questo motivo abbiamo deciso di organizzare un #presidio, per chiedere ufficialmente un incontro in Comune all'Assessore delle Politiche del Lavoro, ottenendo un confronto con il decisore pubblico, in materia di #sicurezza sul lavoro, infortunistica e norme igienico sanitarie. Il presupposto di questo incontro è l'apertura di un tavolo a Milano comunale per la realizzazione di un impegno, che, a partire dalle procedure amministrative e nel limite delle competenze territoriali, sappia andare al di là delle solite manifestazioni di interesse e degli impegni nominali o programmatici delle istituzioni, per intervenire nel merito della complessità della questione, al fine di ottenere le garanzie che spettano a tutti i lavoratori delle piattaforme digitali. L'Assessore #CristinaTajani si è detta disponibile a sperimentare nuove strade per stimolare un cambiamento nel settore. Ci ha parlato della sua volontà di elaborare un decalogo con il quale il Comune di Milano ribadisce il proprio impegno nei confronti dei lavoratori delle consegne, auspicando l'apertura di un tavolo tra le parti, alle quali anche noi autorganizzati saremo presenti. La lotta continua. E si allarga. Oggi per la prima volta alcuni compagni da Roma sono saliti per partecipare al presidio, portando la loro testimonianza. 
Vogliamo i nostri diritti, vogliamo quello che ci spetta! Reddito, tutele per tutte e tutti!

mercoledì 23 maggio 2018

Ispettori del lavoro, no allo smantellamento della legislazione sociale, del diritto del lavoro e della tutela dei lavoratori

Da una lettera denuncia - stralci


Al Capo dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro di (…)

Oggetto. Piano di lavoro individuale

"...In relazione all’attività cui lo scrivente è assegnato, nel ricordarLe come alla propria richiesta di espletamento individuale dell’attività ispettiva, fosse stata frapposta a suo tempo – tra l’altro – anche la limitata capacità d’azione dell’ispettore tecnico in ambito “ordinario”, rileva come sul piano in argomento sia assegnato, tra l’altro a “vigilanza sull’esecuzione del CCNL e tutte le leggi in materia di lavoro e previdenza sociale – programmazione di attività di altri organi di vigilanza – vigilanza delle attività formative – verifiche amministrativo contabili – vigilanza sugli enti di patronato – esami verbali di accertamento degli istituti assicurativi e provvedimenti conseguenti – vigilanza, accertamenti e indagini in materia di tutela delle donne, dei minori, delle lavoratrici madri e categorie protette”.
...ritiene l’attività assegnata generica ed onnicomprensiva, ovvero priva di ogni indicazione su quali delle innumerevoli tipologie di intervento indicate, doversi concentrare per l’eventuale, sufficiente e necessario adempimento del piano di lavoro.
Né, d’altra parte, nella “sintesi compiti / obiettivi affidati” il dilemma viene risolto, anzi, viene aggravato.

Senza infatti, alcuna indicazione di tipo qualitativo, vengono fatti esclusivamente riferimenti quantitativi, che riducono la valutazione dell’attività dello scrivente al conteggio del numero di pezzi prodotti da un qualunque operatore, addetto ad una qualunque macchina industriale elementare. Il cui indice di qualità è determinato semplicemente dalla quantità di scarti prodotti e la cui efficienza è definita, in una logica da “tempi e ritmi”, dal numero di pezzi prodotti in un determinato tempo.

Lo scrivente vorrebbe sperare che una simile sottovalutazione del senso e del valore sociale dell’ispezione del lavoro fosse determinata da altre cause, ma è perfettamente consapevole come in realtà sia la diretta ed immediata conseguenza di una sistematica erosione della funzione ispettiva, iniziata ormai da quasi un decennio e volta ad accompagnare, sul piano dell’intervento pubblico, lo smantellamento della legislazione sociale, del diritto del lavoro e delle tutele a difesa dei lavoratori.

In particolare l’adozione di obiettivi numerici a prescindere da qualunque, prioritaria / individuazione degli obiettivi sociali, su cui finalizzare l’attività ispettiva e senza alcuna considerazione della complessità degli accertamenti necessari, costituisce un oggettivo indirizzo dell’attività ispettiva verso la banalizzazione della stessa.

L’attribuzione di una percentuale necessaria di “irregolarità” per conseguire la presunta qualificazione dell’azione ispettiva, è semplicemente incongrua e punitiva nei confronti dei soggetti ispezionati. Verso cui gli ispettori non sarebbero chiamati ad assicurare il rispetto della legislazione sociale e delle norme, ma a scovare una qualunque irregolarità per giustificare “qualitativamente” il proprio lavoro.
Anche in relazione alla pretesa che l’80% delle pratiche siano concluse al 120° giorno successivo al primo accesso ispettivo – tralasciando in questo discorso le ispezioni tecniche – è sufficiente il semplice richiamo ai tempi tecnico-giuridici legati alle contestazioni delle violazioni, ai tempi di adempimento delle diffide e di pagamento delle sanzioni e di eventuale redazione del rapporto, per evidenziare ancora chiaramente la pretesa banalizzazione dell’attività ispettiva, con una penalizzazione di qualunque accertamento complesso.

Peraltro, lo scrivente rileva come, benché il suo piano di lavoro individuale sia letteralmente omnicomprensivo, gli sia stato attribuito un obiettivo di pratiche totalmente abnorme rispetto agli obiettivi assegnati al restante personale ispettivo, comunque inquadrato.

Al fine di esplicitare il senso di quanto precede si ritiene opportuno fare un esempio.
Ieri sera la trasmissione Report di Rai Tre ha mandato in onda un lungo servizio sullo stato dell’ispezione del lavoro e dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, alla luce delle condizioni constatate nel più grande deposito Conad del centro-sud e nella Fincantieri di Mestre.
Come qualunque ispettore non può non sapere, le condizioni constatate sono in violazione a qualunque normativa. Lo sono da un punto di vista dei rapporti di lavoro e da un punto di vista della sicurezza (anche se questa è a carico delle ASL).

Il taglio dell’ottimo servizio giornalistico ha però svoltato su aspetti certo, reali e pesanti, ma diversi. Concentrandosi di fatto sulla carenza di mezzi e strumenti e sull’aborto che è risultato essere l’avvio dell’Ispettorato Nazionale, senza costi aggiuntivi per lo Stato, e le “gelosie del dato” dell’Inps.

In realtà, per svolgere efficacemente l’ispezione del lavoro, sia nel magazzino Conad e sia alla Fincantieri non servirebbero né l’accesso a nessuna banca dati dell’Inps, né alcuna risorsa o strumento aggiuntivi. Sarebbe sufficiente la volontà politica di far svolgere ad un organo dello Stato la propria funzione.

E’ intollerabile che un responsabile del servizio ispettivo dica che il committente non fornisca le notizie sulle imprese presenti o, forse peggio, che gli ispettori siano bloccati all’ingresso e, dopo un’attesa di mezz’ora, vengano “accompagnati” dalle stesse imprese che dovrebbero ispezionare. Cos’è, siamo arrivati al punto che gli ispettori del lavoro hanno la facoltà di “invito” o “preghiera” al posto del potere di diffida? Questi ispettori si sono mai degnati almeno di leggere cosa c’è scritto sulla loro tessera?

Per smantellare le palesi illegalità, alla faccia della potenza del committente e dell’eventuale sua natura “pubblica”, potrebbe essere addirittura, per assurdo, superfluo raccogliere le dichiarazioni dei lavoratori.

Occorrerebbe acquisire atto costitutivo, libri sociali, registro degli ammortamenti, registro fatture clienti, registro fatture fornitori, contratti accesi, fatture emesse e quant’altro necessario, studiandolo, a determinare oggettivamente l’esistenza reale o fittizia dell’appaltatore. Occorrerebbe verificare la filiera produttiva all’interno della quale agiscono i lavoratori formalmente dipendenti dell’appaltatore ed il relativo organigramma, individuando la figura ultima che gestisce il lavoro dei dipendenti dell’appaltatore. Occorrerebbe ricostruire la storia dell’appalto, risalendo, sempre oggettivamente – se non ci fosse collaborazione – alle situazioni pregresse che hanno coinvolto i medesimi lavoratori, operando gli accertamenti analoghi a quelli eseguiti nei confronti dell’ultimo appaltatore.

Non occorrerebbero né supermen, né mezzi mirabolanti. Occorrerebbe solo pazienza e tempo, tanto tempo, il tempo necessario.

E il risultato non sarebbe certo. Dipenderebbe dal riscontro degli elementi oggettivi raccolti e studiati. Se l’appaltatore risultasse un’impresa reale e non di comodo, con una sua “vita” che prescinda dal contratto con l’appaltante e nell’appalto, di suo, ci mettesse almeno l’organizzazione del lavoro dei propri dipendenti – fermo restando il rispetto delle condizioni di lavoro e contrattuali – l’eventuale conclusione negativa dell’accertamento non renderebbe lo stesso meno significativo e socialmente rilevante rispetto al caso in cui si fosse in presenza di un esito diverso. L’accertamento non sarebbe qualitativamente inferiore.

Occorrerebbe tempo, non per fare sanzioni, ma per verificare e garantire il rispetto delle norme a tutela dei lavoratori.

Tempo che le logiche dei dirigenti dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro non consentono e gli Ispettorati Territoriali finiscono per girarsi dall’altra parte.
Del resto nulla di strano. Le ASL fanno anche di peggio. Le scene mostrate dal servizio di Report fuori del cancello principale della Fincantieri gridano vendetta. Non c’è bisogno di invocare il rispetto del decreto 81, le norme c’erano già, scritte nero su bianco nel 303 del 1956 … e basta avere gli occhi per concludere in cinque minuti l’accertamento...

Lettera firmata

martedì 22 maggio 2018

Corteo a Siracusa contro morti sul lavoro , sicurezza, bonifiche: cronaca dei compagni dello Slai Cobas sc e Rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro e sui territori - nodo di Palermo

Una importante manifestazione quella che si è svolta a Siracusa sabato 19 maggio contro i morti sul lavoro, per la sicurezza e contro l'inquinamento dei territori, organizzata dal Movimento Aretuseo per il lavoro la sicurezza e le bonifiche, composto da operai del petrolchimico di Priolo,  da studenti e precari che ci hanno accolto con calore sin dall'inizio accompagnandoci al luogo del concentramento. 


Una manifestazione che quest'anno è stata rilanciata per la terza volta perchè per la prima volta fu fatta nel 2015 a seguito della morte  nel mese di settembre , nel giro di tre giorni, di tre operai al Petrolchimico di Priolo: Salvatore Pizzolo, Michele Assente e Vincenzo Guerci.

Presenti diverse associazioni/Comitati di lotta territoriali di Siracusa, Augusta, Melilli, Lentini, Valle del Mela... presenti rappresentanti del Cobas Confederazione, Potere al popolo Siracusa.Noi abbiamo aderito e partecipato come Slai Cobas per il sindacato di classe e Rete Nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro e sui territori - nodo di Palermo.





Una manifestazione da valorizzare perchè nonostante i numeri non grandi ha posto con forza la necessità della lotta contro le morti e gli infortuni in fabbrica e nei posti di lavoro, le morti da lavoro, contro le morti da inquinamento dei territori, sottolineando che queste battaglie devono unirsi
operai, lavoratori e cittadini/masse popolari devono unirsi in una lotta comune contro un nemico che è comune, lo sfruttamento capitalistico.




In alcuni passaggi del suo intervento iniziale al concentramento un attivista del Movimento Aretuseo  ha posto il fatto che Siracusa non può essere solo una città per turisti ma si deve lavorare e lottare perchè operai e cittadinanza impugnino la battaglia per la sicurezza e salute sia sul lavoro che per il territorio, facendo anche rifermento a città come Taranto e il caso Ilva... 


L'intervento di un operaio è iniziato dicendo "non siamo tantissimi ma siamo buoni", hanno fatto volantinaggi prime della manifestazione anche nelle scuole altri posti di lavoro portando la solidarietà anche agli operai della Technisol- raffinerie ISAB a rischio licenziamento. 
"...Ma questa manifestazione non finisce oggi!" In critica con i sindacati di categoria ha detto che "occorre un cambio di passo" (alla manifestazione non erano presenti sindacati confederali tranne alcuni rappresentanti Fiom, Uilm ma senza bandiere). "Tra operai e cittadini non c'è contrasto, il Petrolchimico non deve causare più questi danni... non ci sono alibi e se sarà necessario alzeremo il tiro... non temiamo la repressione... questa manifestazione non finisce con il concerto di stasera per ricordare i nostri colleghi morti... Chiediamo un tavolo urgente e permanente sull'emergenza impianti del Petrolchimico..."

Una donna molto combattiva del Comitato Stop veleni Augusta/Melilli/Priolo ha denunciato l'emergenza ambientale del territorio e il pesante costo in termini di morti e malattie tumorali (lei ha perso il padre) e le morti nella classe operaia nei vari petrolchimici di tutta l'Italia "...Trasformiamo i lutti in battaglie giuste... le bonifiche dei territori sono anche fonte occupazionale... No alla chiusura delle industrie ma che siano bonificate a partire dalle leggi che già esistono ma che spesso restano carta straccia.. ipocrisia arrogante delle istituzioni ..." 


In un nostro primo intervento abbiamo salutato la manifestazione definendola coraggiosa, "i numeri certo sono importanti ma aumenteranno..." , importante è lavorare su questo tema, lottare trovando l'unità delle forze necessaria... https://www.youtube.com/watchtime_continue=52&v=Our0f3P7H70
Il corteo combattivo ha attraversato diverse vie della città partendo dallo stadio,  suscitando attenzione di molti cittadini e automobilisti, tra slogan continui tra cui " MICHELE ASSENTE SALVO PIZZOLO NOI NON DIMENTICHIAMO I MORTI SUL LAVORO - MORTI SUL LAVORO INQUINAMENTO NON LO VOGLIAMO IL VOSTRO SFRUTTAMENTO - BASTA PRECARIATO E LAVORO NERO SICUREZZA LAVORO VERO - ESSO ESSO NON SCAPPARE LA NOSTRA TERRA DEVI BONIFICARE..." 

Arrivati a Ortigia il corteo si è concluso in una piazza presso il Tempio di Apollo, dove nell'attesa del concerto è iniziata un'assemblea cittadina con interventi dal palco mentre tutti gli striscioni venivano esposti in tutta la piazza.

Abbiamo diffuso il volantino con la Piattaforma della  Rete Nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro e sui territori con la necessita di collegare le lotte e la proposta di costruire una manifestazione nazionale unendo tutte le lotte dalle fabbriche ai posti di lavoro alle lotte contro l'inquinamento, proposta che la compagna dello Slai Cobas sc e Rete ha ribadito durante l'intervento dal palco, da dove ha dato voce anche alla battaglia dell'Ilva che portiamo avanti a Taranto, trovando condivisione tra i presenti. 



Un bel concerto ha chiuso la manifestazione con gruppi musicali composti anche da operai che si sono esibiti sul palco dove vi era una grande foto degli operai morti al Petrolchimico nel 2015.

Alla fine la parola agli operai "GRAZIE A TUTTI i movimenti e le associazioni, che hanno collaborato a far si che il corteo, per il LAVORO LA SICUREZZA E LE BONIFICHE, abbia avuto successo, abbiamo attraversato la città, destando curiosità ai numerosi cittadini, che ci davano solidarietà, al nostro passaggio, ascoltando con attenzione, i nostri slogan e le nostre rivendicazioni"

SLAI COBAS SC PA
Rete Nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro e sui territori - nodo di Palermo.